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08/10/2021

“Volevo l’appalto Covid e Di Donna si presentò come uomo di Conte”

La Repubblica - Giuliano Foschini e Fabio Tonacci

Intervista a Buini, l'imprenditore da cui è partita l'inchiesta
«Sostenevano di essere il braccio destro del premier Conte. E, per questo, potevano agevolare gli appalti con la struttura commissariale. Di certo parlavano molto con Arcuri...». Giovanni Buini è l'imprenditore che ha denunciato Luca Di Donna (dello studio Alpa, lo stesso dove lavorava Conte) e Gianluca Esposito, i due avvocati indagati dalla procura di Roma per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di influenze. Se c'è un'inchiesta è grazie a Buini, il quale si è presentato spontaneamente dai pm. Classe 1986, nato ad Assisi, è il legale rappresentante di un'azienda di prodotti petroliferi che si chiama Carbo-Nafta ed è socio della Ares Safety, che produce dispositivi di protezione individuale. Ed è dalle mascherine anti-Covid che comincia il suo racconto.
Quando ha cominciato a produrle? «Nel marzo 2020 ottengo dalla Struttura commissariale una prima commessa per un milione di chirurgiche. Ad aprile stavo negoziando un altra fornitura, molto più consistente».
Quanto consistente? «Centosessanta milioni di pezzi. Il contratto che avrei dovuto firmare era per 10 milioni di mascherine a settimana. Dovevano andare alle farmacie a cui Arcuri aveva promesso un prezzo calmierato. Ne hanno parlato anche i telegiornali, e io avevo un accordo verbale con la Struttura». Poi che succede? «Un amico mi consiglia di incontrare Di Donna ed Esposito, perché, mi dice, potevano essermi in qualche modo utili. Li vedo entrambi il 30 aprile, nello studio di Esposito. Gli spiego cosa c'è in ballo ed Esposito afferma di potermi garantire affidamenti diretti dalla Struttura perché Di Donna è il braccio destro di Conte». E lei gli ha creduto subito? «Mi ha fatto vedere un articolo di giornale in cui Di Donna era descritto come fedelissimo del presidente del Consiglio. E Di Donna annuiva».
Conte sostiene di non aver mai collaborato con Di Donna.
«Non so come commentare... Oltre a Conte, erano vicini ad Arcuri. Mi hanno convinto a firmare una scrittura privata con cui io mi impegnavo a dar loro l'8 per cento dell'importo degli affidamenti che avrei ottenuto dal Commissario. La loro attività sarebbe figurata come "consulenza legale"».
Perché si è affidato a loro, se già aveva avuto una prima commessa? «So come procurarmi i contratti da solo, perché sono sempre stato competitivo. Solo che quelli erano giorni difficili, non si capiva niente e mi sono fidato dei due».
C'è stato un secondo incontro, il 5 maggio, presso lo studio Alpa a Roma. Come è andato? «Arrivo e trovo, oltre a Di Donna ed Esposito, due generali (uno è il capo di gabinetto dell'Aise, il generale Enrico Tedeschi, ascoltato come testimone dalla procura di Roma ndr ). Secondo me li avevano fatti venire per mostrarmi che facevano sul serio. Abbiamo parlato per 10 minuti, non di lavoro. Dopo una settimana, gli ho inviato una Pec per fargli sapere che non volevo più aver a che fare con loro e che la scrittura privata era sciolta. Avevo capito che c'era qualcosa di troppo strano».
Finisce lì? «Magari. Il giorno dopo, dalla Struttura commissariale smettono di rispondermi al telefono. Era chiaro che non avremmo chiuso il contratto da 160 milioni di mascherine. Avevo messo a disposizione mezzo milione di mascherine a Malpensa, e non sono andati a ritirarle. Mi restituiscono 500 mila pezzi che avevo consegnato al Commissario con un mio vettore, e infine mi arriva una lettera con cui la Struttura mi comunica che non volevano avere più rapporti con la mia azienda».
A Repubblica risulta però che il Commissario aveva dubbi sulla qualità delle sue mascherine.
«Impossibile, sono pezzi che mi arrivano da un fornitore cinese, controllati e certificati prima della partenza». Lei è ritenuto credibile dalla procura di Roma, ma è indagato in diversi procedimenti penali in corso, in materia fiscale e di tutela ambientale. Può essere che Arcuri non le abbia dato la maxi commessa per questo? «Non credo proprio, come ho detto con lui avevo già firmato un primo contratto di fornitura».

Imprenditore Giovanni Buini, dirigente di Carbo-Nafta

Nello studio Alpa c'erano anche due generali (uno è Tedeschi, il capo di gabinetto dell'Aise)


Foto: kI protagonisti In alto, a sinistra, l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
A destra l'avvocato Luca Di Donna che fu suo compagno di studio. Qui sopra, l'ex commissario Domenico Arcuri