scarica l'app
MENU
Chiudi
08/02/2020

Voci fittizie in busta paga Il giudice “assolve” i lavoratori

Gazzetta di Modena - Serena Arbizzi

Finte trasferte per elusione fiscale nell'ex appalto di una coop presso Motovario Cgil: «Sentenza senza precedenti. Ora è riconosciuto il diritto allo sgravio» formigine
Serena ArbizziFORMIGINE. L'uso di finte voci in busta paga per eludere fisco e contributi, come, ad esempio, voci riguardanti trasferte che in realtà non ci sono mai state, sono una responsabilità del datore di lavoro. Questa la sentenza senza precedenti che imprime un punto fermo riguardo «a una pratica molto diffusa», secondo quanto dichiarato dai sindacati. il caso riguarda la sentenza di primo grado della Terza sezione civile del Tribunale di Modena emessa il 22 gennaio scorso. Sentenza che arriva dopo il ricorso promosso da 11 ex lavoratori della M. T. Service, cooperativa con sede a Vignola, dichiarata fallita nel 2015, per anni in appalto presso Motovario. Era il 2017 quando i lavoratori hanno ricevuto cartelle esattoriali dagli importi di qualche migliaio di euro: somme che toccano i 10-15mila euro. L'Agenzia delle entrate, infatti, era intervenuta per recuperare l'imposta sulle persone fisiche (Irpef) che non era stata versata sulla voce "Trasferta Italia". Una voce che, secondo quanto deciso dai giudici, è fasulla: i lavoratori, infatti, sono sempre rimasti nello stesso stabilimento. Non hanno, quindi, fatto ricorso a trasferte. «Questo stratagemma - dicono dalla Cgil - attraverso l'elusione fiscale e contributiva, ha permesso nel tempo un risparmio illegittimo di parecchie migliaia di euro a favore dell'azienda (la cooperativa, ndr) e dei lavoratori. Tuttavia fino ad oggi i lavoratori sono sempre stati trattati come complici del sistema, ma ora una sentenza riconosce il diritto allo sgravio». La sentenza, infatti, riconosce «la sostanziale fondatezza delle ragioni dei lavoratori opponenti, i quali, oltretutto lavoratori stranieri, hanno subito le conseguenze di una elusione fiscale e contributiva perpetrata dal datore di lavoro in loro danno e non beneficiano, perlomeno allo stato, della ammissione al passivo del fallimento». La stessa sentenza riconosce poi il diritto a ottenere da parte dell'amministrazione delle Entrate. «La questione è molto complessa - afferma l'avvocato Fabrizio Fiorini che ha difeso i lavoratori - è nuova e non ha precedenti come scrive il Tribunale. Richiama anche problematiche di contemperamento tra i principi e valori costituzionali in materia di tutela del dipendente, ove il datore di lavoro eroghi indennità di trasferta illegittime e in materia di ordinamento tributario e fiscale». La questione di costituzionalità, infatti, si pone sull'applicazione dell'articolo 2094 del codice civile, in relazione agli articoli 3 e 36 della Carta costituzionale, riguardanti la dignità e sociale e il giusto salario. Da Motovario, interpellata telefonicamente dalla Gazzetta, dicono di «non avere nulla a che fare con le buste paga in questione». «Accogliamo con favore la sentenza perché si riconosce che è compito del datore di lavoro applicare la giusta retribuzione - dichiarano i sindacalisti del dipartimento Appalti, di Fiom e Filt Cgil - Nel sistema degli appalti abbiamo denunciato parecchi fenomeni di elusione fiscale e contributiva con l'uso di finte voci in busta paga, come "Trasferta Italia"». «La sentenza è chiara - concludono i sindacalisti - i lavoratori sono parte lesa. Per questo organi ispettivi, pubblica amministrazione e Agenzia delle Entrate dovrebbero agire sul datore di lavoro e, per gli appalti, soprattutto a livello delle aziende committenti, che hanno il potere contrattuale e decisionale di pretendere la correttezza dello svolgimento del rapporto di lavoro». --