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16/03/2021

Vittime di appalti e subappalti calibrati all’osso…

Il Tirreno

Vittime di appalti e subappalti calibrati all'osso. Ultimi e dimenticati pezzi della filiera automobilistica. E schiacciati dalle enormi pressioni sul costo della manodopera. Sono lavoratori costretti ogni cinque, sei mesi a rimanere senza stipendio e senza il versamento del Tfr, perché l'azienda o la cooperativa per cui lavorano a un certo punto, e spesso all'improvviso, lascia l'appalto e scompare.Da qui per loro scatta l'attesa di un tempo imprecisato per avere almeno una parte dei soldi andando a bussare alla porta della committenza. Un tira e molla che va avanti da anni e che rende questi lavoratori le vittime sacrificali di un meccanismo poco sano. Siamo a Livorno e si parla, nel complesso, di circa 130 addetti in forza a realtà imprenditoriali (di cui omettiamo i nomi per evitare ritorsioni nei confronti dei lavoratori) che forniscono servizi come appaltatori, o subappaltatori, all'azienda madre, la Bertani Trasporti, che gestisce l'ultima parte del viaggio delle auto prima di arrivare nelle vetrine dei concessionari: da quando vengono scaricate dalle navi in porto fino ai piazzali fuori dalla città dove vengono pulite, sistemate per poi essere caricate sulle bisarche. Un tratto dove prendono forma più tipi sfruttamento a partire dall'incertezza sul pagamento dello stipendio a fine mese appesantita dalla scure delle "interdizioni". Basta poco per non avere più accesso al luogo di lavoro e rimanere a casa, non licenziati, ma senza stipendio: nella lista delle "colpe" quella di fumare nel posto sbagliato, quella di andare controsenso mentre si sposta un mezzo da sistemare. Oppure di avere un incidente in un piazzale dove ci sono in media 30 mila auto parcheggiate, 150 persone che ne muovono a testa 70 al giorno. E non finisce qui: questi lavoratori hanno collezionato anche altre amare sorprese. il cambiamentoI loro disagi si dipanano in un paio di piazzali dove vengono stoccate le auto in attesa di essere preparate prima del trasferimento finale. Qui dentro c'è un mondo fatto di verifiche meccaniche, alla carrozzeria, di lavaggi, di riparazioni più o meno importanti, di banali ma necessarie assegnazione di tappetini e del libretto di istruzioni. Operazioni che vengono portate avanti da circa 200 persone tra dipendenti diretti di Bertani e quelli delle aziende che hanno l'appalto. Con un assetto che, però, si è trasformato radicalmente in tredici anni attraverso il passaggio dell'azienda dalla storica proprietà Elia a un fondo e poi infine, nel 2016, a Bertani (azienda leader nel settore con sede a Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano) che ha cominciato ad appaltare i lavori a più aziende dopo aver licenziato 50 dei circa 60 dipendenti che aveva trovato. le criticitàDa qui sono partite le criticità: da una parte ci sono un centinaio di lavoratori con un contratto multiservizi (non della logistica ma come quello dei facchini), che non arrivano a prendere mille euro al mese. Dall'altra ci sono una trentina di lavoratori che hanno un tipo di rapporto adeguato alle mansioni che svolgono, cioè quello della logistica, e hanno anche una clausola sociale. Vale a dire che al cambio di appalto, non perdono il posto. Ma succede che le aziende per cui lavorano durano solo pochi mesi. E tutte le volte, come spiegano i lavoratori, vanno incontro a una perdita tra due e quattromila euro a testa perché non ricevono l'ultimo stipendio, il pagamento del Tfr e delle ferie non godute. Al momento alcuni di loro non sono in pari ancora col Trf del 2019. Un anno e mezzo fa, addirittura, con una di queste realtà che si sono succedute (una coop), dopo una verifica fatta dall'Inps, 35 lavoratori scoprirono di non esistere perché non erano stati segnati col passaggio di appalto. Per la questione dovette mobilitarsi anche la Regione. le ragioniSecondo i lavoratori l'estrema volatilità delle aziende che lavorano tramite Bertani è derivata dal fatto che non fanno pari con le spese perché, «su un piazzale dove ogni addetto deve spostare 70 mezzi al giorno, dove ne entrano 500/600 al giorno e ne escono altrettante, bisogna mettere in conto una somma elevata per i piccoli danni, quelli che non vengono riconosciuti dalle assicurazioni. Anche ventimila euro che poi pesano sui conti, che chi prende l'appalto deve versare a Bertani. E che alla fine non rendono conveniente il proseguimento dell'attività per quello che viene riconosciuto». Per cui le aziende spariscono. E per i lavoratori inizia un percorso di peregrinazioni. Che si caricano sulle spalle perché non possono rinunciare a uno stipendio se pur spesso tagliato. --(11 _ continua)© RIPRODUZIONE RISERVATA