scarica l'app
MENU
Chiudi
25/06/2019

VITA CULTURALE :DA CARONA A PARIGI

Corriere del Ticino

L'OPINIONE  LUIGI GIANOLA*
Una recente interpellanza parlamentare ha rilevato aspetti economici e procedurali non convincenti nell'appalto di un intervento di restauro nell'oratorio di Santa Marta a Carona. Restauro di opere lignee, fra le quali un organo positivo processionale unico nel Cantone e, di per sé, eccezionalmente raro. Il caso ricorda vicende analoghe che hanno origine nella Legge sugli appalti, la quale, nel settore della tutela del patrimonio forse più che in altri, si presta a valutazioni diverse. Basti citare il caso del restauro della facciata rinascimentale della Cattedrale di Lugano assegnato a una ditta di costruzioni stradali, ovviamente estranea al campo del restauro, che tuttavia assunse bravi restauratori comaschi pagati, come gli stessi ebbero a dichiarare, 900 euro mensili tutto compreso. Le difficoltà di controllo degli interventi di restauro d'altro lato è parte di un disagio avvertito in tutte le attività culturali istituzionalmente sostenute, per cui sorge il dubbio che non esista una visione coerente del ruolo dello Stato in ambito culturale: sulla protezione delle testimonianze della memoria collettiva, sulle creazioni e manifestazioni artistiche, sull'insieme delle attività di approfondimento e divulgazione della conoscenza, sulla promozione del patrimonio, sulla programmazione delle attività museali, tutti settori meritevoli di migliore attenzione e più oculata gestione, e via dicendo, ossia una visione unitaria dei settori volti alla cognizione della nostra storia, e ciò a fronte della progressiva perdita di identità provocata dalle mutazioni globali in atto. Un altro esempio chiama in causa dirette responsabilità dipartimentali. La prima legge sul patrimonio culturale risale al 1909 e la creazione dell'Ufficio dei monumenti storici al 1911. In occasione del venticinquesimo anniversario della promulgazione di quella legge, lo Stato diede alle stampe un numero unico per commemorare la ricorrenza. Lo stesso fece in occasione del cinquantesimo e del settantacinquesimo. Se ne fecero carico i consiglieri di Stato titolari del settore. La ricorrenza del centenario è passata per contro sotto silenzio, anche se sommessamente ricordata dal restauro dei monumenti di proprietà dello Stato. Si è quindi persa l'occasione privilegiata per presentare il bilancio dell'azione statale, per riflettere sugli obiettivi e i risultati raggiunti, sulle gravi perdite sofferte, sui difficili rapporti con la tradizione di fede in fase di declino, sulle problematiche specifiche della conservazione, avvantaggiate dai progressi tecnologici ma confrontate con la perdita della sapienza cumulata dalle tradizioni artistiche, fatto di importanza particolare nel settore degli stucchi. E pure per informare il Paese sulla sorte degli inventari incompleti o mancanti, ad esempio per il Luganese, la regione più ricca di testimonianze del cantone. D'altro lato indebolimento del ruolo della vita culturale ha carattere globale. Tra le infinite culture regionali e il tentativo di imporre un modello unico di cultura universale, basato sulla democrazia rappresentativa di tipo occidentale e sul libero mercato, è infatti conflitto aperto. Con altre parole, la «biodiversità» rappresentata dalle tradizioni culturali regionali ostacola l'affermazione del tipo di uomo moderno con spessore culturale semplificato: meno memoria, appiattimento dei valori superiori di riferimento, impoverimento della creatività, riduzione della conoscenza e consapevolezza di sé dispersa dall'incremento delle attività di intrattenimento a ciò finalizzate, incapacità di prevedere le conseguenze dell'uso indiscriminato delle risorse comuni e del territorio. In una parola: consumatore acritico del sistema produttivo di massa. E nel conflitto le forze in campo sono impari. L'impegno istituzionale a difesa della tutela del patrimonio, e più in generale a favore delle attività culturali peculiari della regione, si profila in prospettiva a fondo perso, mentre sotto angolatura diversa appare persino sospetto quando si pavesa come dovere morale a sostegno, appunto, di identità e territorio, che la gestione del paese oggi non può però permettersi e deve disattendere. Per concludere, l'incendio della copertura ottocentesca di Notre-Dame a Parigi, che il nostro genius loci dell'arte costruttiva autorevolmente ha definito come ferita culturale insanabile, ha solo provocato un'ondata emotiva di tipo enfatico, superficiale, con giovani che si ritraevano gioiosi in selfie sullo sfondo del rogo accanto a fedeli inginocchiati. Ondata emotiva subito sfruttata da sponsor in grado di ricavarne un beneficio d'immagine, supportato appunto dall'evento culturale che ha toccato, sul piano emotivo, per un paio di giorni, il cuore del mondo mediatizzato. * membro ICOMOS UNESCO