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23/02/2021

Violante: «I veri nemici del governo Draghi non sono i partiti ma le corporazioni»

Il Piccolo di Trieste - Diego D'Amelio

L'analisi dell'ex presidente della Camera: «L'alleanza Pd-Cinquestelle? Inevitabile per il Paese. Bisogna avere il coraggio di spostare le forze»
l'intervistaDiego D'Amelio / trieste«La politica non è guardarsi l'ombelico, ma spostare le forze». Il presidente emerito della Camera Luciano Violante lo dice per appoggiare l'alleanza fra Pd e M5s, ma applica la formula a tutto il sistema politico: dall'azione di Renzi per la nascita del nuovo governo, alla transizione europeista della Lega.Che ne pensa del discorso di Draghi?«Visione strategica, che si proietta almeno per un decennio. Chiunque governerà in futuro avrà fatto parte di questo governo. Mi è parso uno dei discorsi più concreti da parte di un presidente del Consiglio: difesa del lavoro, governo del Recovery affidato al ministero dell'Economia, riferimenti a questioni di fondo come la giustizia. Vedremo cosa si potrà mettere in campo».E del livello del dibattito parlamentare?«Gran parte della generazione in Parlamento è stata senza padri e maestri. I partiti tradizionali sono morti nel 1993 senza testamento e successori. Non è colpa di chi c'è oggi». Quali sono i risultati che questo governo può portare a casa?«I grandi nemici di Draghi, non sono Lega, Fdi e dissidenti del M5s, ma corporazioni e procedure. Serve anzitutto un piano di investimenti serio per il Recovery, che aiuti non a superare l'emergenza ma a trasformare il Paese. È la prima volta che un governo nato in un'emergenza ha disposizione una massa simile di fondi: qui si tratta di spendere bene, non di contenere la spesa come dovette fare Monti». Quali sono le riforme prioritarie?«Sospendere il Codice degli appalti e applicare le direttive europee per le opere del Recovery o sarà difficile lavorare. Se si fa questo, si mettono in moto occupazione, transizione ambientale e il resto».Da ex magistrato, che ne pensa della riforma della prescrizione?«L'azzeramento della prescrizione non è proprio di un Paese civile, ma bisogna velocizzare i processi, analizzando quali tribunali funzionano e quali no». Meglio il Conte ter o il governo Draghi?«Non do un giudizio negativo su Conte, che si è mosso in una pandemia di cui nessuno conosceva le dimensioni. Pensiamo agli errori di Trump, Macron e Johnson: qualche merito va riconosciuto». Si aspettava tanti ministri politici?«Questo è un governo politico affidato a una personalità che non ha avuto una carriera partitica, ma ha assunto responsabilità politiche di altissimo livello». Come giudica il comportamento di Renzi?«Se questo governo avrà fatto bene, giudicheremo positiva la rottura col governo Conte». Le pare credibile la svolta europeista della Lega?«Sono stati gli imprenditori del Nord a imporla e penso sia destinata a durare». I partiti riusciranno a stare assieme?«Draghi ha la capacità di governare le tensioni, che prima o poi ci saranno per forza».Zingaretti è stato troppo ondivago in questi anni di segreteria?«I politici dichiarano sul presente, mai sul futuro. E in questi anni abbiamo avuto molti futuri. Seguo da una certa distanza le vicende del Pd, ma Zingaretti ha fatto bene, stringendo i bulloni di un partito che rischiava di sparire nei conflitti interni». Che ne pensa del dibattito nel Partito democratico sulle donne?«Le scelte sui ministri le ha fatte Draghi, ma è una questione giustissima. Le donne hanno un altro sguardo sul mondo, spesso molto più dirompente degli uomini».Le piace l'alleanza tra i demo e il Movimento Cinquestelle?«Era inevitabile per il Paese. Bisogna avere il coraggio di spostare le forze. Fare politica non è guardarsi l'ombelico davanti allo specchio e i risultati positivi ci sono». Bene allora il coordinamento Pd-M5s-Leu?«Operazione un po' estemporanea, ma il punto è che una forza antisistema è diventata di sistema. È l'operazione che ha fatto Berlusconi con la Lega». Serve davvero una legge proporzionale?«Dal 1994 al 2006 abbiamo avuto moltissimi governi e c'era il maggioritario. Nessun sistema assicura stabilità: dipende dall'etica politica dei parlamentari e questa c'è quando esiste un progetto politico».Il sistema politico italiano si trasformerà durante la presidenza Draghi?«Non vedo trasformazioni radicali».È stato fra i primi a lavorare per la pacificazione delle memorie al confine orientale. Il seme ha germogliato?«I frutti non sono ancora maturi. Ci sono troppe interpretazioni riduzionistiche e faziose. La storia del confine orientale deve entrare nella storia d'Italia: non è qualcosa di diverso e separato». --© RIPRODUZIONE RISERVATA