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17/04/2021

Via libera ai 40 miliardi per gli aiuti Draghi: così si tornerà alla crescita Nel Def il Pil sale al 4,5%. Il premier vede Lega e M5S sul Recovery. Fondo da 30 miliardi per i piani esclusi

Il Secolo XIX - Luca Monticelli

Luca Monticelli /RomaPrima gli aiuti alle imprese e il rilancio degli investimenti per risalire dal buco nero della crisi. Dopo, con la pandemia finalmente alle spalle, si affronterà il problema del debito. È la strategia delineata dal governo nel Def, approvato ieri in meno di un'ora dal Consiglio dei ministri. Anche il via libera alla richiesta di scostamento di bilancio da 40 miliardi, che sarà votato dalle Camere giovedì prossimo, è un altro tassello della politica economica tracciata dall'esecutivo. Nel corso della riunione con i ministri, il premier Mario Draghi ha voluto sottolineare che l'obiettivo è mantenere «una visione espansiva» e assicurare la crescita, a cominciare dal nuovo decreto sui ristori che arriverà a fine mese. Il Documento di economia e finanza fotografa un quadro in rallentamento rispetto alle previsioni dell'autunno scorso e stima per quest'anno il Pil in aumento del 4,5% e del 4,8% nel 2022. «Tassi di incremento mai sperimentati nell'ultimo decennio», ha evidenziato Palazzo Chigi. Sempre che la campagna vaccinale dia i risultati attesi, altrimenti uno scenario avverso ipotizzato dai tecnici quantifica il recupero del Pil solo al 2,7%. Vola invece il deficit, che segna un +11,8%, in confronto al 7% immaginato a settembre.L'indebitamento netto scenderà al 5,9% nel 2022 e al 4,3% nel 2023. La crescita in frenata e soprattutto i due scostamenti di bilancio in quattro mesi da 72 miliardi totali hanno determinato un disavanzo così pesante. Il macigno del debito è ancora più preoccupante visto che sfiora il 160%: il Def lo dà al 159,8% nel 2021, record dal primo dopoguerra, segnando poi una discesa al 156,3% nel 2022 e al 155% nel 2023. Il deficit è a «un livello molto elevato», ammette il ministro Daniele Franco nella premessa del Def. Tornerà sotto il livello del 3% nel 2025, tuttavia «sarebbe imprudente» affidarsi al solo fattore della crescita per riequilibrare il bilancio. «La riduzione del rapporto debito/Pil - ha detto Franco - rimarrà la bussola della politica finanziaria del governo».Il ministro del Tesoro ha auspicato che questo possa essere «l'ultimo scostamento di tale portata». Resta comunque confermato l'impegno a sostenere il sistema produttivo «con grande determinazione», compensando i soggetti «più danneggiati dalle misure sanitarie che si sono rese necessarie». Oltre la metà dei 40 miliardi è destinata a finanziare le partite Iva e le aziende nel Decreto Sostegni bis, che verrà intitolato Dl Imprese. «Si darà la priorità alla celerità degli interventi, pur salvaguardandone equità ed efficacia», ha aggiunto Franco, con misure anche sul credito e la patrimonializzazione, oltre agli indennizzi, gli aiuti sui costi fissi e le esenzioni fiscali. La disoccupazione salirà di tre decimali nel 2021, al 9,6%, per poi ripiegare a partire dal prossimo anno.Con il fondo decennale da 30 miliardi che accompagnerà il Pnrr, garantendo alle opere escluse dal Recovery di vedere la luce, il perimetro del piano nazionale di ripresa e resilienza raggiunge un totale di 237 miliardi. «Uno shock positivo agli investimenti senza precedenti nella storia recente», ha evidenziato il ministro dell'Economia. Questo fondo complementare, alimentato ogni anno con effetti sul deficit tra i 4 e i 6 miliardi, è chiamato a realizzare progetti, come l'alta velocità Salerno-Reggio Calabria, che non soddisfano i criteri delle regole europee o perché troppo costosi per rientrare nei 191 miliardi riservati dall'Ue all'Italia. In attesa del Consiglio dei ministri che la prossima settimana varerà il dossier italiano per il Recovery, vanno tutti in pressing: partiti, enti locali e ministri. Ci sono in ballo 50 miliardi solo per le infrastrutture, con forte spinta al Sud. Il M5s vuole confermare il Superbonus edilizio al 110%, la Lega chiede la revisione del codice degli appalti, il Pd preme per norme di semplificazione che consentano di spendere i soldi in arrivo.C'è poi il tema della governance, che potrebbe essere definito con un decreto solo a maggio: tutti i ministri vogliono voce in capitolo e dunque dovrebbe prevalere l'idea di coinvolgerli a rotazione, per temi di competenza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA