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30/06/2020

Verona, a rischio il patto Agsm-Aim e A2a Traballa la poltrona del sindaco Sboarina

La Nuova Venezia - Andrea Lugoboni Roberta Paolini

Fumata nera del Cda per la mancanza di numero legale, centrodestra nel caos dopo lo sgambetto di Caliari, Sartori e Vanzo il sogno del muven
Andrea LugoboniRoberta Paolini / veronaIl grande sogno del MuVen, la multiutility del Veneto, si allontana. Non solo il consiglio di Agsm, riunitosi ieri pomeriggio, non è stato in grado di esprimersi per la proroga dei termini sulla definizione del partner industriale di Verona e Vicenza ed alla fine ha riconvocato la riunione a lunedì. Ma un'ombra si allunga anche sulla sostenibilità del modello di fusione a tre con A2a. Ieri il Tar della Lombardia ha infatti bocciato un'operazione gemella che vedeva coinvolta Aeb, utility brianzola, impegnata in un progetto di integrazione con la compagnia lombarda, elaborato senza processo competitivo. Il gruppo presieduto da Marco Patuano ha annunciato che farà ricorso. Un'ordinanza che, secondo gli ex presidenti di Agsm Sardos e Albertini «di fatto dovrebbe mettere la parola "fine" all'opaco percorso di integrazione tra Agsm e la stessa A2a». In quanto, spiegano, «i giudici rimarcano esplicitamente come l'esperimento di una procedura ad evidenza pubblica costituisca un prerequisito necessario ed essenziale per la selezione di un partner industriale».Fumata NeraIntanto, ieri, al cda di Agsm c'è stata un'altra fumata nera. E ora i tempi sono davvero stretti. Dopo lo stop del consiglio di amministrazione di Agsm alla proroga, richiesta dal presidente Daniele Finocchiaro, per cercare un terzo partner di martedì, anche la seduta di ieri si è conclusa con un nulla di fatto e due dei consiglieri, Stefania Sartori del Pd e Francesca Vanzo della Lega, che hanno lasciato la seduta al momento del voto. Assente il vicepresidente Mirco Caliari, (Verona Domani). Un voto che riguardava l'aggregazione fra Vicenza e Verona, proprio quello che la Lega (almeno quella veronese) nei giorni scorsi ha riconosciuto come proprio obiettivo primario. Solo in un secondo momento, secondo i leghisti, si potrebbe cercare un terzo partner. Una posizione che è emersa ufficialmente solo a giugno e che ha messo in grande subbuglio la coalizione del sindaco di Verona Federico Sboarina, di cui la Lega fa parte assieme a Verona Domani. La Vanzo infatti aveva votato sì alla delibera del 20 dicembre che dava mandato a Finocchiaro a trattare con A2a, aprendo poi, dopo aver raggiunto un primo accordo, in un secondo momento una verifica di mercato per vagliare altre offerte eventualmente più vantaggiose di quelle dei lombardi. Ma al momento del voto, ieri, proprio la Vanzo ha lasciato la seduta, seguita quindi dalla Sartori, che, da sempre contraria alla procedura portata avanti da Finocchiaro, si sarebbe quindi ritrovata a votare no contro i due sì dello stesso Finocchiaro e del quarto consigliere Enrico De Santis (vicino Federico Sboarina). La posizione del sindaco è quella espressa dall'assessore agli Enti locali Daniele Polato: quello che è successo è «inspiegabile visto che la fusione fra Verona e Vicenza era l'unico obiettivo che tutti volevano. E ancora più inspiegabile visto che i due sindaci hanno raggiunto una intesa molto interessante. Quella del 2017 fra Tosi e Variati avrebbe avuto il concambio 58 a 42, con svantaggio evidente per Agsm. Oggi invece i parametri sono 61,2 per Verona e 38,8 per Vicenza». Il tempo stringeOra il tempo stringe perché il 30 giugno, martedì, è il termine ultimo dopo il quale bisognerà calcolare nuovamente il "peso" delle due società: il concambio attuale è stato infatti determinato in base ai bilanci del 2019 e dopo quella data si dovrebbero rifare i conti in base a cifre aggiornate. Insomma più di due anni di lavoro buttati al vento per quanto riguarda il futuro delle multiutility venete, in cerca da diverso tempo di guadagnare stazza pur mantenendo un buono standard di servizi per il territorio. Ma all'ordine del giorno di ieri c'era anche l'esposizione delle possibili conseguenze legali a cui, ha dichiarato Finocchiaro, sarebbero andati incontro coloro che avessero votato no alla proroga: gli advisor sono stati pagati all'incirca 700 mila euro e, ha spiegato Finocchiaro, la Corte dei Conti, se fallisse la procedura, potrebbe chiederne conto. Un fallimento che, per l'amministrazione di centro destra veronese, potrebbe anche essere politico, come sostengono alcune voci delle opposizioni, unite con Verona Domani nel richiedere una marcia indietro e una gara pubblica con tutti i crismi del codice degli appalti: condizioni di trasparenza che l'attuale verifica di mercato portata avanti da Finocchiaro non avrebbe. --© RIPRODUZIONE RISERVATA