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08/08/2020

Verifiche antimafia impossibili per i prefetti

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Le osservazioni in audizione del procuratore Cafiero de Raho
Rischio deresponsabilizzazione per i dipendenti pubblici, impossibilità a svolgere verifi che antimafia sugli appaltatori, eccessivo numero di stazioni appaltanti. Sono questi i rischi messi in luce dal procuratore antimafia Federico Cafi ero de Raho, nell'audizione in Senato sul decreto semplifi cazioni. Non è piaciuta in primo luogo la norma che proroga di un altro anno la possibilità per i comuni non capoluogo di provincia di agire in autonomia, elemento che ha destato forti perplessità in ordine alla mancata attuazione dell'obbligo di ridurre le attuali 32.000 stazioni appaltanti. Questo signifi ca, ha detto il procuratore «che tutti i comuni possono attualmente affi dare appalti e acquisire servizi e forniture con le procedure semplifi cate previste dal decreto semplifi cazioni». Ciò, peraltro in una situazione in cui numerosi procedimenti seguiti dalla procura «hanno disvelato il pieno controllo della gestione del settore dei lavori pubblici di comuni diversi, in varie parti del territorio nazionale, da parte delle organizzazioni mafi ose o comunque in stabili rapporti con esse» e questo avviene «con maggiore incidenza rispetto a comuni di piccole dimensioni». Per il procuratore antimafia sarebbe quindi «auspicabile l'attuazione delle norme che prevedono la riduzione delle stazioni appaltanti e comunque eliminare la sospensione dell'operatività dell'articolo 38, comma 4 così da evitare ai comuni non capoluogo di provincia di agire in autonomia», o ancora restringere l'operatività della deroga ai comuni più grandi. Per quanto attiene invece alle verifi che antimafia l'articolo 3 del provvedimento di urgenza, da un lato stabilisce che ricorra sempre il «caso d'urgenza» che consente l'autocertifi cazione sotto condizione risolutiva nel caso in cui le verifi che successive diano esito interdittivo, dall'altro ammette l'affidamento sulla base di una liberatoria provvisoria ottenuta a seguito di consultazione della banca dati unica e anche rispetto ad un soggetti in essa non censito, prevedendo poi che le verifi che si debbano concludere entro trenta giorni. Sul punto il Procuratore evidenzia che «una limitazione temporale così esigua impedisce al Prefetto di svolgere gli adeguati approfondimenti su tutti i soggetti da verifi care e sembra legittimare un controllo soltanto formale». Infi ne l'attenzione si appunta anche sulla norma che ridefi nisce il reato di abuso d'uffi cio con la modifi ca all'articolo 323 del codice penale dove si elimina il riferimento alle disposizioni regolamentari la cui violazione determina la commissione del reato. Su questo profi lo il Procuratore ha messo in luce come si «riduca in maniera davvero eccessiva la portata della norma e dell'intervento penale dal momento che la maggiore parte degli snodi essenziali dall'attività amministrativa risultano quasi sempre disciplinati attraverso regolamentiregole di condotta specifi che emanate per disciplinare una determinata materia a cui devono attenersi i dipendenti pubblici». Da qui un effetto di totale deresponsabilizzazione dei dipendenti pubblici «autorizzati a violare disposizioni regolamentari e a prendere decisioni per fi nalità private magari contrastanti con l'interesse pubblico». © Riproduzione riservata