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19/05/2020

Vera s-burocrazia

Il Foglio - Mario P. Chiti

Modello Genova. Una soft law per Anac. Affidarsi al diritto Ue. Nuove regole per ripartire
Tra le molteplici conseguenze del Covid-19 è stata percepita da tutti l ' inade guatezza della gestione dell ' emergenza da parte di varie amministrazioni pubbliche: forniture lente o bloccate, non sempre tecnicamente adeguate; servizi duplicati o assicurati senza un quadro programmatorio; dispersione delle risorse; lentezze nell ' at tuare i benefici sociali e gli aiuti alle imprese. Neanche gli ampi poteri della Protezione civile hanno sopperito appieno a questa situazione; aggravata dall ' ineffica cia del regionalismo amministrativo in tempi di crisi estrema. Una delle maggiori cause di queste disfunzioni è stata considerata la disciplina degli appalti pubblici. Di conseguenza, si è rilanciata la proposta di una riforma dell ' attuale disciplina. Occorre però distinguere tra le esigenze urgentissime dell ' attuale crisi pandemica e quelle di struttura, anche se sollecitate da quanto sta accadendo. Per la prima questione è una falsa notizia, una fake news da smentire radicalmente, che l ' attuale disciplina non sia appropriata. Le direttive dell ' Unione europea che regolano la materia (principalmente la direttiva 2014/24) hanno norme che in presenza di situazioni assolutamente eccezionali, come la presente, autorizzano gli stati membri alla più ampia gestione autonoma degli appalti pubblici; quasi senza più vincoli. La Commissione ha pubblicato tempestivamente il 1° aprile scorso una Comunicazione in cui spiega in dettaglio che il diritto dell ' Unione offre alle autorità nazionali " tutta la flessibilità necessaria per acquistare il più rapidamente possibile beni e servizi direttamente collegati alla crisi del Covid19 " ; anche arrivando a interagire direttamente con il mercato per ottenere le migliori condizioni. Il Codice degli appalti pubblici italiano altro non è che l ' attuazio ne delle direttive dell ' Unione in questa materia; così che offre le stesse opportunità. In ogni caso, le amministrazioni che gestiscono gli appalti - a parte il caso particolarissimo della Protezione civile - sono ora direttamente garantite dallo " scudo " dell ' Unione; visto che la materia è pressoché integralmente comunitarizzata. Non si può neanche porre il problema del danno erariale, se queste opportunità sono utilizzate appropriatamente. Va dunque accantonata la falsa tesi che l ' attuale disciplina dei pubblici appalti sia una delle cause del cattivo funzionamento della gestione amministrativa dell ' emergenza che è sotto gli occhi di tutti. Problema del tutto diverso è quello della riforma di questa legislazione, da varie parti sollecitata; anche per rilanciare l ' economia così duramente colpita. Si consideri che negli ultimi venti anni l ' Italia è il paese dell ' Unione che, a parità del punto di partenza (le direttive europee), ha più di tutti modificato le proprie normeregole sostanzialmente rigide, vincolanti e irretenti. Spesso, poi, ci si dimentica che il Codice attuale, a parte situazioni eccezionali come il Covid-19, prevede ampie flessibilità per una gestione efficace da parte delle pubbliche amministrazioni; spazi significativi per decisioni discrezionali, non per caso denominati " li bertà di amministrazione " . Se le amministrazioni pubbliche non utilizzano queste molteplici occasioni è per la loro perdurante carenza di cultura gestionale e per il timore di incorrere in danni erariali. Data comunque la straordinarietà del momento, cerchiamo di immettere nel sistema elementi di novità, anche legislativa, capaci di scuotere l ' attuale torpore delle amministrazioni pubbliche. Rimanendo nel sistema dell ' Unione europea - condizione essenziale per il paese - le iniziative possibili, e a mio avviso utili, sono le seguenti: a) Estendere il " modello Genova " a una serie di opere strategiche è una scelta compatibile con il diritto dell ' Unione; a condizione di valide motivazioni, che ci sono, e di non far diventare tale modello la regola. Proprio il numero limitato di queste opere strategiche consentirebbe un attento monitoraggio su possibili fenomeni corruttivi e infiltrazioni malavitose; b) Abbandonare esplicitamente l ' impe gno ad approvare un regolamento di attuazione del Codice dei contratti pubblici; da cui potrebbero derivare centinaia di nuove disposizioni, il contrario della semplificazione; c) Mantenere le " linee guida " Anac è opportuno, ma rivedendo quelle sinora approvate per renderle più semplici ed efficaci, secondo il modello di un vero soft law. Stesso impegno anche per le prossime linee guida, ovviamente; d) Disboscare le procedure amministrative che compaiono in decine di articoli del Codice è possibile e necessario (qua si annida molto gold plating), sia con una formale abrogazione che con l ' introduzione di termini e condizioni definite che possono comunque essere superate in caso di ritardi od omissioni; e) Semplificare al massimo possibile le procedure per i contratti sotto soglia è compatibile con le direttive e il diritto Ue. Dovrebbero rimanere in vigore solo i principi generali del diritto Ue (colonne d ' Er cole di ogni riforma); f) Rivedere la disciplina del danno erariale, è necessario. Specie la nozione di " colpa grave " che nell ' esperienza del Codice sta irretendo anche le più innovative amministrazioni. Il tema è fuori del Codice, ma incide grandemente su di esso. Università di Firenze