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02/03/2021

Venti palestre per fare un concorso

La Repubblica - Alessandro Di Maria

Il caso
Nardella: "Ci sono 500 iscritti e dobbiamo rispettare le norme anti Covid" Palazzo Vecchio ne bandirà altri per assumere 343 persone entro il 2022 "Sugli appalti vanno cambiate le leggi"
Poco personale e burocrazia pachidermica. Ecco le principali preoccupazioni del sindaco Dario Nardella in vista dell'arrivo dei soldi del Recovery Fund: «L'emergenza che abbiamo oggi - spiega prima di entrare all'assemblea dei sindaci toscani - è legata alla penuria di personale. Dopo il sospirato sblocco dei concorsi, il comitato tecnico scientifico ha dettato dei criteri per svolgere le prove in periodo di Covid che sono praticamente una corsa a ostacoli di 100 chilometri». Il sindaco fa un esempio pratico: «Faremo un concorso per 500 candidati e dobbiamo per questo prendere 20 palestre perché non ci possono essere più di trenta candidati per luogo, con un impiego impressionante di dipendenti del comune per garantire le distanze. Tutto questo perché abbiamo gli organici in ginocchio». Nardella fa riferimento a uno dei tre concorsi, quello per dirigente amministrativo, che vedrà la partecipazione di 551 candidati, banditi nel 2020 e che non si sono potuti tenere a causa dell'emergenza Covid e che si svolgeranno invece nelle prossime settimane. Gli altri due riguardano quello per operatore cuciniere (245 candidati) e istruttore direttivo ambientale (200 candidati). Tutti concorsi però dove il bando per candidarsi è già chiuso. Mentre nel corso del biennio 2021-2022 sono previste ulteriori 18 selezioni, con 343 posti disponibili (126 sono già stati assunti nel 2020), per un totale nel triennio 2020-2022 di 469 assunzioni.
Ma Nardella alza la voce anche per la burocrazia italiana, notoriamente poco snella: «L'agenzia del territorio ci dice che un'opera pubblica di circa 25 milioni, quindi di taglia media per il Recovery, richiede con le regole attuali in Italia più di 10 anni tra progettazione, bandi, ricorsi. La Ue è stata molto chiara e ha detto a tutti i Paesi che i soldi che arrivano devono essere utilizzati con tempi precisi, entro il 2023 vanno appaltate le opere ed entro il 2026 devono essere realizzate. Mi dovete dire come facciamo. Il governo, immediatamente, deve mettere mano al codice degli appalti, dobbiamo utilizzare solo le norme essenziali previste dalla Ue, le norme comunitarie». Perché il rischio alla fine per l'Italia sarebbe troppo grande: «Se mettiamo sopra tutta la sovrastruttura burocratica e normativa italiana rischiamo di non realizzare neanche 1 miliardo dei 209 miliardi di opere pubbliche che sono fattibili nel nostro Paese.
Questa è la vera emergenza, le regole sono troppo pesanti e complicate e rischiamo di perdere un'occasione storica».

Foto: kIl Comune Si riapre la stagione dei concorsi anche a Palazzo Vecchio