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23/01/2021

«Velocizzare le ferrovie, investire su interporti, porti e sulla fibra»

Il Sole 24 Ore - Centro - Silvia Pieraccini

INTERVISTA
Maurizio Bigazzi. Per il presidente degli industriali toscani bisogna accelerare sulle infrastrutture
Che regione sarebbe oggi la Toscana se avesse avuto le strade, le autostrade, le ferrovie, i porti e gli aeroporti che aspetta - sempre gli stessi - da 30 anni? Che forza avrebbe l'economia regionale (e che prospettive di ripresa post-Covid) se i trasporti, la logistica e le reti informatiche fossero sviluppati e "moderni", e non relegati a proclami buoni per ogni campagna elettorale? «Quando parliamo di migliorare la produttività non significa pensare solo al lavoro, ma a tutti i fattori: vuol dire anche avere le infrastrutture materiali e immateriali adeguate» afferma il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi (che guida anche Confindustria Firenze). Sono ancora le infrastrutture, dunque, la priorità degli industriali, che indicano come opere da completare subito la stazione dell'Alta velocità di Firenze, l'adeguamento delle linee ferroviarie lente (e ancora non elettrificate) come la Faentina, la Firenze-Siena e la Firenze-Grosseto, lo sviluppo del porto di Livorno e degli aeroporti di Firenze e Pisa, il completamento del "Corridoio tirrenico" e della superstrada "Due Mari" Grosseto-Fano, e poi la diffusione della rete in fibra ottica. «Facciamo la finita col campanilismo», dice Bigazzi a poche settimane dall'ennesimo scontro Pisa-Firenze sullo sviluppo dei due aeroporti: il fatto di essere gestiti dalla stessa società, Toscana Aeroporti, avrebbe dovuto facilitare il superamento delle antiche ostilità tra territori, ma così non sembra. «E poi va migliorata la logistica, elemento fondamentale per stare sui mercati; siamo rimasti indietro», aggiunge Bigazzi pensando all'interporto di Prato che è un insieme di magazzini-deposito piuttosto che un vero centro intermodale di smistamento merci. Il fatto che tutti questi progetti siano di grande complessità non deve scoraggiare: «Da anni ci dicono che ci sono 100 miliardi di investimenti finanziati e non realizzati: facciamo intanto quelli. E snelliamo le burocrazie che impediscono di passare dalla progettazione ai cantieri in tempi industriali. Ci vuole un cambiamento profondo, radicale». I fondi Ue del Recovery Plan prevedono il completamento delle opere finanziate entro il 2026, che per la Toscana significa correre un grande rischio: «In sei anni non si riesce a fare neppure la progettazione, e questo ci fa capire che il nostro sistema sia arretrato, abbiamo una burocrazia borbonica». Nella svolta attesa c'è un attore strategico: «Alla Regione chiediamo di realizzare gli investimenti di competenza, e chiediamo una formazione che serva alle imprese e non guardi alle esigenze dei formatori. Finora le risorse sono state in gran parte sprecate. Oggi le aziende hanno bisogno di nuove figure perché la pandemia cambierà non solo i modi di vendere ma anche i prodotti: il capitale umano deve essere in grado di guidare macchine sempre più complesse, dobbiamo formare il personale per essere al passo con le tecnologie. Bisogna potenziare gli istituti tecnici, non bisogna vergognarsi del lavoro manuale, abbiamo bisogno di manutentori e non solo di impiegati». E l'industria può dare un contributo: «Possiamo indicare le figure di cui abbiamo bisogno, e lo stiamo facendo a partire dall'orientamento - afferma -. Anche negli enti bilaterali, formati da noi e dai sindacati, è arrivato il momento di cambiare: bisogna partire dalle esigenze delle imprese». Accanto a infrastrutture e formazione, la terza priorità della Toscana, secondo Bigazzi, è data dalle opere per ridurre il rischio idrogeologico (la Regione ha in bilancio da anni più di 150 milioni di euro che non riesce a spendere). «Appena piove andiamo sott'acqua ma anche se passare ai cantieri è molto complesso, insistiamo: il pubblico deve avere i tempi dell'industria. Il codice degli appalti prevede che i lavori fino a 1 milione possano essere assegnati senza gara, perché nessun dirigente si assume la responsabilità di farlo?».

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Il prossimo sindaco dovrà dotarsi di una squadra all'altezza di una città complessa come Roma

Foto: MAURIZIO BIGAZZI Presidente industriali della Toscana