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08/06/2019

Vele, la demolizione slitta a fine agosto

La Repubblica - alessio gemma

il quartiere
Un mese è quasi andato via. Operai a lavoro nel cantiere dal 10 maggio: ma il conto alla rovescia per abbattere la prima delle tre Vele di Scampia non è ancora scattato. Nel capitolato d'appalto è scritto: 180 giorni dall'apertura del cantiere. Il 13 maggio il sindaco è venuto di persona, telecamere al seguito, a inaugurare i lavori. «L'immobile - spiega il progettista Nicola Salzano De Luca - era libero da persone, ma non da cose. Vuol dire che la demolizione non è iniziata. Nel senso che stiamo procedendo alla rimozione dei rifiuti lasciati sui vari piani dell'edificio, alla bonifica dell'amianto, a un piano di monitoraggio per far lavorare in sicurezza gli operai. Credo che i 180 giorni partiranno tra un ventina di giorni». Niente dinamite o crollo dei palazzoni dalle fondamenta. No, un braccio alto 50 metri morderà il fabbricato dall'alto. «Il primo morso verso fine agosto», spiegano dal cantiere dove ieri i lavoratori erano all'opera per tagliare l'erba sui marciapiedi esterni e spurgare le fogne. Già, le fogne. «Erano piene - spiega un ingegnere - Quando pioveva qui diventava un lago». In principio si è dovuto procedere ai distacchi di acqua, luce e gas. «E non si capiva certi cavi da dove arrivavano», raccontano. Nella giungla degli allacci abusivi. Poi è stata la volta di Asìa, azienda di rifiuti del Comune, che ha fatto più di un sopralluogo per rendersi conto degli ingombranti: mobili, frigoriferi, vestiti, tutto quanto gli ex inquilini hanno lasciato nelle case. Nel cantiere ci sono aree di stoccaggio, ma servono i cassonetti di Asìa per portare via il materiale raccolto. «Non spetta a noi smaltire questa parte di rifiuti - sottolinea Salzano De Luna - Noi ci occuperemo degli infissi, delle porte di legno, poi delle macerie che andranno a coprire gli attuali terranei». A fine agosto le prime bordate ai palazzoni, poi entro 4 settimane l'edificio sarà portato a una sezione tale che potranno intervenire le macine per sezionare il materiale di risulta e portare quello che resta a recupero ambientale. Sarà la parte dei lavori più lunga: la campionatura delle macerie potrebbe durare anche un paio di mesi. Intanto si fa la conta dei primi ritrovamenti: dalle siringhe nascoste nelle erbacce dei marciapiedi a un paio di cellulari Akai, quelli economici e di piccole dimensioni, senza collegamento Internet, comodi per chi non voleva essere ascoltato. Accanto al direttore operativo Matteo Salzano De Luna, 32 anni, c'è un altro giovane ingegnere: il direttore tecnico Stefano Farro. «È un modello di architettura irripetibile - spiega Farro - Non si riuscirebbe a farlo daccapo. Sono state fatte bene anche le parti non strutturali. Abbiamo trovato mura di lapillo, come non si vedono più.
Un lavoro del genere veniva il triplo del costo iniziale ma la qualità era alta. Ora col nuovo codice degli appalti per restare nel prezzo si abbassa la qualità. Solo le scale erano in pessimo stato». Nell'appartamento più in alto è stato ritrovato un giornale del 2001, segno che quella casa doveva essere disabitata da parecchio. Nei terranei una montagna di rifiuti copre le scale, più di due metri. Su una poltrona rosa, il poster in bianco e nero di due sposi. Squarciato al centro: le due sagome avvolte in un abbraccio sono state portate via.
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Foto: kRifiuti Materiali ingombranti di scarto nei sottoscala della Vela verde