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02/10/2019

«Variante? Si rischia di finire indagati»

QN - La Nazione

di FRANCO ANTOLA - LA SPEZIA - «LO SA che cosa mi urta di più in tutta questa vicenda? E' che tutti parlano facendo i conti senza l'oste, cioè gli organi deputati a fare le verifiche e i controlli rispetto agli atti di un'amministrazione. Il fatto è che se si prendesse, in questa fase, una decisione gradita alla cittadinanza e alla politica tutti sarebbero lì ad applaudire, ma se sei mesi dopo uno di questi organi deputati ai controlli dicesse che quella decisione è sbagliata gli stessi sarebbero pronti a dire: siete i soliti disonesti e incompetenti. No, non funzionano così le cose, e alla gente bisognerebbe spiegarlo». L'avvocato Alberto Pozzo, amministratore unico di Ire - il braccio operativo della Regione per infrastrutture ed edilizia pubblica e stazione appaltante del nuovo Felettino - parlando con La Nazione in una delle pochissime interviste rilasciate, non usa giri di parole rispetto alla vicenda della variante bis per il nuovo Felettino richiesta dal costruttore Pessina. Una variante che dopo il via libera della Provincia per ciò che attiene alla parte sismica, Ire ha di fatto bocciato. Anche se l'ultima parola spetterà alla Conferenza dei servizi che sarà convocata a breve. Avvocato Pozzo, quali saranno, stando così le cose, i possibili scenari? «Non lo chieda a me, non sono la persona deputata a rispondere su questo e comunque non ne ho la più pallida idea. Della Conferenza fanno parte molti componenti, so cosa diranno alcuni ma non gli altri. E comunque la Regione è una cosa, Iren un' altra. Di certo, non è che se la variante venisse approvata, quindici giorni dopo comincerebbero i lavori e che se fosse invece respinta l'ospedale non si farebbe più. Le cose non stanno così, ci sono dei percorsi da seguire indicati dalla legge. Eppure non c'è stato nessuno che si sia domandato, pubblicamente, sui giornali intendo dire, se Ire per caso non abbia ragione». Ma perché il vostro no? «Io rispondo per Ire e dico che abbiamo delle perplessità di natura tecnica e giuridica. Se dicessimo sì ci esporremmo a inevitabili conseguenze di natura giudiziaria, comprese azioni risarcitorie che non sarebbero certo uno scherzo. Il rischio è di finire indagati. Nessuna grave responsabilità penale, per carità, ma è evidente che i magistrati vorrebbero vederci chiaro prendendo cognizione di tutti i passaggi della vicenda. Farebbero il loro dovere, sia chiaro, ma sappiamo bene come vanno queste cose, stante la complessità dell'inchiesta passerebbero anni e tutti noi dovrebbero essere ascoltati, uno dopo l'altro. E non c'è solo Ire, visto che sono state coinvolte altre realtà, come Sviluppo Genova e Arte La Spezia con le proprie strutture tecniche». La gente si domanda comunque le ragioni di tanto ritardo nella realizzazione di un'opera per la quale non è stato effettuato neppure il dieci per cento dei lavori. «Non chiedetelo a Ire. Il punto è che Pessina, che è un broker edilizio e non mi risulta abbia strumenti e attrezzature proprie sufficienti per realizzare l'opera tanto è vero che va avanti con i subappalti, ha presentato un progetto approvato, quindi diventato proprietario dei destinatari. Poi però l'azienda lo ha smentito, ha detto che quel progetto non va più bene e ha presentato praticamente due varianti e mezzo. E qui resto perplesso: se io, privato, ordino un caminetto e il costruttore ne realizza due o modifica il progetto originario, i conti non tornano più. Nel privato posso anche accettare tranquillamente il nuovo progetto, le parti sono libere di mettersi d'accordo, ma nel pubblico questo non si può fare. A meno che non ci sia un errore tecnico. Che però deve essere ammesso, e allora scatta la penale. In caso contrario, dal mio punto di vista, entra in scena il terzo convitato, sia esso la Procura, la Corte dei conti o l'Anac. In ballo c'è il rispetto delle regole, a cominciare da quelle dettate dal codice degli appalti, che si applica al caso in questione e prevede determinate condizioni in caso di variante al progetto originario. Quelle regole vanno applicate. A meno che non ci sia un qualche soggetto diverso che si faccia carico del rischio».