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04/11/2020

Valenti e la direzione Ert «Un bando che garantisca una scelta trasparente»

Gazzetta di Modena - andrea marcheselli

È stato alla guida dell'ente per ventidue anni, prima di andare in pensione e ritirarsi in Salento «Adesso serve una persona che abbia le caratteristiche giuste: ascolto, curiosità e passione»
L'intervistaandrea marcheselliPietro Valenti è stato direttore di Emilia Romagna Teatro per ventidue anni, prima di andare in pensione dal gennaio 2017. Il suo successore venne selezionato con un bando di concorso che portò alla scelta di Claudio Longhi, ora al centro di un "caso" per il suo trasferimento al Piccolo Teatro di Milano, in netto anticipo rispetto ai programmi che Ert si era fissata. Valenti si è ritirato, da allora, in Salento, dove non ha saputo resistere alla tentazione e di fatto ha dato vita a una nuova, originale avventura teatrale, ora denominata "Teatro di comunità", in una terra che di spettacoli di prosa dal vivo aveva prima pressoché solo sentito parlare.Dopo tanti anni ha accettato di tornare ad esprimersi su argomenti sui quali fin qui non si è più voluto intromettere. «In questi quattro anni - dice - ho ritenuto importante non entrare in alcuna delle questioni che hanno riguardato il mondo del teatro. Non ho più parlato con nessuno di quello che succedeva, se non a livello amicale con poche persone. In linea di massima è così pure in questo caso, benché una cosa mi interessa che passi, oggi: nei ventidue anni di mia direzione ho sempre ritenuto di dover solo svolgere una funzione, mai ho pensato che in alcuna misura il teatro potesse appartenermi. Ricordo poi che l'Ert ha rappresentato un'esperienza pressoché unica nel panorama dei teatri italiani, giunta a divenire Teatro Nazionale (dal 2015) con la gestione di un operatore cresciuto, in sostanza, al suo interno. Ne ero infatti divenuto direttore senza che avessi un'esperienza consolidata, ma la situazione era totalmente differente:l'Ert allora rischiava di chiudere per debiti, doveva in pratica rifondarsi, poteva permettersi, anzi aveva la necessità di realizzare un nuovo progetto».Dire che fosse così inesperto non è proprio vero, avendo allora alle spalle almeno un quindicennio di direzione di esperienze teatrali d'avanguardia. «D'accordo, ma non ero neppure uno che potesse pontificare su alcunché, dovevo farmi le ossa ad un certo livello, come oggi non è più possibile che sia. Il direttore che arriverà troverà una struttura solida e importante a livello internazionale, da gestire non potendo ripartire da zero, come fu ai miei tempi. Per questo ritengo che sia indispensabile selezionarlo ricorrendo nuovamente alla formula del bando pubblico. Nel 2016 siamo stati i primi in Italia a farlo, ora è divenuta consuetudine, ma in modo forse discutibile, perché spesso non vengono fissati i paletti necessari».«Il nostro bando era stato concepito con la consulenza di Regione e Comuni, dopo di che un comitato segnalava al Cda dell'Ert un nucleo ristretto di idonei sulla base dei criteri stabiliti. Se qualcuno volesse invece seguire un percorso differente potrebbe voler dire che magari ha già effettuato una scelta, come si sente oggi dire in giro, ma con quale trasparenza? Certo, scegliere il direttore è competenza esclusiva del Consiglio e dei soci di Ert, però oggi non è possibile che a ricoprirne il ruolo sia uno su cui scommettere, è imprescindibile che venga nominato uno che garantisca di mantenere il livello raggiunto di Teatro Nazionale».«Un'altra peculiarità di Ert è quella di dover rispondere a un territorio, l'Emilia Romagna, ove esistono tanti artisti che chiedono, e meritano, di essere ascoltati, di poter interagire con l'ente pubblico non in condizioni di sudditanza bensì di confronto; anche questo va tenuto in considerazione. Non nascondo peraltro che sul nostro territorio ci potrebbero già essere due o tre persone che potrebbero ambire al ruolo di direttore di Ert pure per chiamata diretta, tuttavia è indispensabile che la scelta avvenga in modo assolutamente trasparente, quindi preferibilmente con un bando pubblico».Che comunque potrebbe avere paletti rigidi configurati per una scelta già definita in partenza.«Ma allora non sarebbe più un vero bando, col quale selezionare un candidato che oltre all'esperienza abbia le caratteristiche a mio parere fondamentali, cioè ascolto, curiosità e passione, i tre elementi attraverso cui si forma un progetto teatrale: la curiosità, che ti spinge ad andare a vedere ciò di cui gli altri nemmeno si interessano; l'ascolto, perché ascoltando gli altri raggiungi livelli di progettualità molto più elevati; la passione, perché se non l'hai è un lavoro che non puoi fare. È un dato di fatto, comunque, che la brusca interruzione del rapporto con il direttore uscente ha creato un grosso problema, anche perché non consente la piena realizzazione del progetto iniziato col suo primo mandato, per cui rimane qualcosa di irrisolto che è complicato accettare. Due mandati invece sono il minimo e il massimo che un direttore dovrebbe restare, e per questo quando sono nati i teatri nazionali ho lottato al Ministero: non di meno, perché i tempi non sarebbero sufficienti per completare un progetto degno di questo nome, non di più per non rischiare di trasformare il suo ruolo in un potentato. Penso che anch'io sarei dovuto presumibilmente andarmene al nono anno, chissà. Certo, i tempi erano diversi, ma oggi ritengo che la turnazione sia divenuta indispensabile».Si intravede, tra le righe del discorso, un velo di pessimismo.«Al contrario, io rimango ottimista rispetto allo sviluppo di questa situazione. Trovo che le radici della vita teatrale siano così profondamente radicate nella nostra regione che verrà superato anche questo momento. Certo, però, che trovo poco accettabile che qualcuno dica che tutto ciò sia accaduto per il bene del teatro italiano. Sappiamo tutti che non è così. Vorrà dire che a percorso concluso mi riservo di commentarne i risultati». --© RIPRODUZIONE RISERVATA