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17/03/2021

VALDASTICO IL VULNUS ITALIANO

Corriere del Veneto - Paolo Costa

L'opera bloccata
M entre il ministro Giovannini ribadisce l'impegno convinto a sbloccare decine di miliardi di euro di cantieri, mentre il governo Draghi si prepara a presentare al parlamento un nuovo Recovery Plan pieno di infrastrutture da avviare, la routine dei lavori pubblici italiani continua ad arricchire la lista delle opere bloccate. Esemplare il caso dell'autostrada Valdastico, colpita da un nuovo blocco di un suo lotto «approvato» nel 2013. Il caso, esemplare perché rappresentativo di tante situazioni analoghe, sta nel fatto che una sentenza della Corte di cassazione - di qualche giorno fa, 2021 - ha confermato quella del Consiglio di Stato, del 2019, che aveva rovesciato quella del Tribunale amministrativo del Lazio, del 2017, favorevole alla realizzazione del lotto Piovene Rocchette-Valle dell'Astico dell'autostrada A 31, approvato dal Cipe nel 2013. Una bocciatura fondata sulla «illogicità ed incongruenza» di realizzare questa tratta veneta prima di veder approvato l'ultimo lotto dell'intera autostrada, quello che corre in territorio trentino. Il fatto che il lotto trentino abbia già ottenuto una valutazione di impatto ambientale favorevole e il parere positivo regionale di conformità urbanistica non è stato sufficiente ad impedire lo stop. E così un cantiere del valore di 1,3 miliardi di euro che sembrava sbloccato nel 2013 torna nella lista dei progetti bloccati nel 2021. Otto anni - gli ultimi degli oltre cinquanta di età del progetto di collegamento autostradale Rovigo-Vicenza-Trento - durante i quali lo Stato ha più volte ha cercato di porre rimedio alla piaga dei cantieri bloccati con innumerevoli provvedimenti legislativi. Buon ultimo, il decreto «semplificazione» n.76 del 2020. Ma sarebbe inutile cercare in quel decreto qualche norma che possa aiutare a sbloccare la Valdastico. Così come vana sarebbe l'ipotesi di ricorrere ad uno dei commissari governativi ad hoc in esso previsti invocando il «modello Genova». Aldilà del merito, il caso Valdastico nord dimostra che le opere pubbliche italiane non sono tanto - o solo - bloccate da inefficienze della pubblica amministrazione, dalla deresponsabilizzazione delle stazioni appaltanti per timore di accuse di abuso d'ufficio, o dei contenziosi prodotti da scontri di interesse tra progettisti, imprese, e amministrazioni. In profondità opera subdolamente la causa più devastante della mancata gerarchizzazione costituzionale degli interessi pubblici in gioco e dell'assenza di regolazione dell'uso del potere di interdizione che ogni amministrazione, locale, regionale o statale, ed ogni magistratura, amministrativa, civile, contabile, esercita nella «sua» estemporanea valutazione dell'interesse generale. È così che il comune di Besenello, meno di 3000 anime in provincia di Trento, si è sentito in diritto-dovere di lottare per fermare un'opera di interesse nazionale. E' evidente che ci troveremmo in una situazione totalmente diversa se gli interessi pubblici gerarchicamente superiori, nazionali o europei ad esempio, fossero difesi per legge: una riforma della Costituzione in tal senso è stata più volte studiata e messa in cantiere, ma senza il coraggio di andare fino in fondo. Da tempo si è anche rinunciato a trovare un surrogato alla regola costituzionale in un esercizio collettivo di valutazione degli interessi in gioco resi chiari e trasparenti da quel Piano Generale dei Trasporti e della Logistica che anche l'ultimo codice degli appalti del 2016 ha solennemente confermato senza darvi seguito. Anche la vicenda Valdastico dimostra la necessità di ritornare alla programmazione, quella vera e condotta con le regole canoniche, per creare le basi consensuali, politiche se non giuridiche, di depotenziamento delle interdizioni particolari. Su una priorità nazionale conclamata un ente locale potrebbe correttamente proporre mitigazioni o pretendere compensazioni, ma non bloccare l'opera. Una lezione della quale urge tener conto nel momento in cui si definisce una strategia di investimenti, il Recovery Plan, che non può permettersi che i suoi progetti da avviare e completare nell'arco di quattro anni possano cadere nelle trappole degli gli interessi politicoamministrativi contrapposti. Il problema è serio, perché Politico, con la P maiuscola, anche se spesso spacciato per altro. Paolo Costa