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28/05/2021

Vacchi “Con la ripartenza non allentiamo la guardia Servono regole severe”

La Repubblica - Marco Patucchi

Intervista al presidente e ad di Ima
L'azzeramento assoluto del rischio non esiste I singoli lavoratori devono denunciare i patron che non rispettano le norme L'imprenditore: virtuosa la grande maggioranza delle aziende, ma chi trasgredisce va colpito
roma - Saranno le immagini strazianti del Mottarone. O quella foto di Luana, la giovane operaia uccisa da un orditoio a Prato, che guarda sorridente verso un orizzonte di mare. Sarà solo una coincidenza di suggestioni. Ma è come se l'Italia ripartisse senza sicurezza. Un viaggio di ritorno senza "manutenzione". La voglia di normalità dopo il tunnel della pandemia, che fa accelerare un motore ingolfato da sempre. Perché anche tre anni fa, sul ponte Morandi, c'era tanta gente che partiva.
O ripartiva. Ma non è più tornata a casa. «Purtroppo il tema della sicurezza nel lavoro, nelle infrastrutture, nei cantieri, si accende solo quando accadono certi fatti. Tutti dichiarano, si indignano, promettono. Poi arrivederci e grazie, ci risentiamo alla prossima tragedia...», dice Alberto Vacchi, fino al 2019 alla guida di Confindustria Emilia Romagna, presidente e amministratore delegato della Ima, 47 stabilimenti e 6.200 dipendenti, azienda leader mondiale delle macchine per il confezionamento, con radici nella "packaging valley" bolognese. Un imprenditore che non si gira dall'altra parte quando si parla di sicurezza. «L'azzeramento assoluto del rischio non esiste. Ma le regole ci sono, e vanno rispettate. Da tutti».
A cominciare dagli imprenditori che troppo spesso sacrificano la sicurezza sull'altare dei guadagni o dei risparmi. Non crede che per accelerare la ripresa post-Covid, molte imprese abbiano chiuso un occhio su norme e vincoli? «Non si può generalizzare. La stragrande maggioranza delle aziende sono virtuose, ma esiste il mondo delle attività in nero che sconfina nella criminalità vera e propria e lì bisogna agire senza pietà con la legge. Poi c'è una porzione di imprenditori che in buona fede, magari proprio per lavorare e produrre di più, chiude un occhio sulle piccole misure di sicurezza: un paio di guanti o un casco in meno, per intenderci. Ecco, credo che qui l'intervento di regole severe e i relativi controlli possono scongiurare tanti incidenti. E non dimentichiamoci che anche i singoli lavoratori dovrebbero essere i primi ad autotutelarsi. Magari denunciando i patron che li obbligano a certe disattenzioni».
Ma i lavoratori spesso sono ricattati dalla precarietà della loro posizione contrattuale. Non gli si chiede troppo? «L'ho detto, dove ci sono comportamenti criminali si impongano leggi e sanzioni. Per tutto il resto serve una coscienza collettiva. Come hanno dimostrato i protocolli di sicurezza anti-Covid, imprese e sindacato hanno saputo creare le condizioni giuste per far coesistere lavoro e salute. Una lezione anche per il futuro».
E lo Stato ha fatto la sua parte? «Anche qui è una questione di senso di responsabilità. Le regole esistono, però c'è anche una burocrazia che crea problemi tanto per crearli, magari tralasciando controlli determinanti». Intanto la riforma del codice degli appalti rischia di allentare ulteriormente la tutela della sicurezza...
«Abbiamo vissuto un anno complesso, il Paese deve ripartire e non ha certo bisogno di ulteriori balzelli. Io sono assolutamente a favore di una giusta rigidità sulle deroghe, per scongiurare derive pericolose. Penso in particolare ai subappalti. Ma, ripeto, bisogna evitare burocrazie inutili e trasversali che non hanno alcun senso. È la lezione di cui dicevo: la pandemia ha dimostrato che un percorso di crescita è possibile anche nell'emergenza, ma serve il coinvolgimento di lavoratori e imprese». Sindacati e imprenditori che però sono su sponde opposte per il blocco dei licenziamenti.
«Sul merito sì, ma se non altro ci accomuna la richiesta al governo di una maggiore interlocuzione con le parti sociali. Io credo che sia giusta una qualche forma di accompagnamento verso i nuovi ammortizzatori sociali, riforma vitale per imprese e lavoratori.
Nessuno va lasciato a piedi. Ma, certo, non si può pensare ad una moratoria dei licenziamenti sine die».

Foto: kPackaging Valley Alberto Vacchi, 57 anni, è presidente e amministratore delegato di Ima, una delle eccellenze della Packaging Valley emiliana