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18/06/2020

Un’odissea lunga più di 12 anni fra rimpalli, ricorsi e rinvii

Il Tirreno - mauro zucchelli

appalto story
dietro le quintemauro zucchelliAnziché chiamare le migliori menti della nostra generazione al gran conclave di villa Doria Pamphilj, per capire cosa bisogna come curare un Paese malato e bloccato basterebbe mettere un dirigente di seconda fascia livello B del ministero a scartabellarsi i fogli che raccontano guai, impicci, ritardi, intoppi e controintoppi della maxi-buca sulla superstrada Fi-Pi-Li all'inizio del viadotto per entrare in Darsena Toscana. Una via crucis burocratica lunga 12 anni per un appalto di 1, 6 milioni di euro: dunque, non un problema di soldi e, a quanto se ne sa finora, neppure un blocco da inchiesta choc per magagne di mazzette. Un calvario che più di qualsiasi commissione d'inchiesta spiega perché nessuno vuole investire qui: terribile proprio perché tragicamente normale. la patata bollenteA arrivare in fondo ce l'ha fatta l'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli che nel 2016 ha ereditato dalla Provincia la patata bollente: dai banchi della maggioranza l'ha incalzato il dem Francesco Gazzetti, da quelli dell'opposizione il m5s Enrico Cantone («anni di ritardi, e questo sarebbe il buongoverno Pd? »). Poi poco altro: le discussioni nel "parlamentino" dell'Authority, qualche mugugno di Confindustria, dell'autotrasporto e dell'Aci, ma senza che diventasse davvero un problema in cui la città decidesse di alzare la voce. L'ha fatto Il Tirreno con una sfilza di articoli fino alla provocazione di andare con la torta dentro la voragine a celebrarne, a fine marzo 2018, il "compleanno" nel giorno del decimo anniversario del crollo. Nata male fin dall'inizioL'odissea è talmente balorda che val la pena di ricordarne l'inizio. Anzi, il prologo: l'ultimo lotto della superstrada, quello che entra nel porto di Livorno arriva con una dozzina di anni di ritardo rispetto al troncone per Pisa. Il motivo? Era rimasto impantanato negli ultimi sussulti societari della Cmf perché risultava complicato riuscire a far migrare l'appalto da un ramo all'altro dell'azienda pubblica di Guasticce (defunta). Alla fine però, all'antivigilia del Natale 2003 il taglio del nastro. Ma il lavoro devono averlo fatto un po'così: passano appena cinque anni, e la nuova superstrada cede di schianto. Più il tempo che è rimasta ko di quello in attività: come l'Aula Mariana, insomma...La toppa peggio del bucoLa rabberciano alla vai e vieni, e la toppa viene peggio del buco: meno di un anno più tardi ecco il cedimento bis, più grave del primo. Colpa dell'antifosso delle Acque Chiare in località svincolo via Quaglierini: un rigagnolo largo meno di 9 metri ma, visto che deve sopportare l'andirivieni di migliaia di camion da 40-45 tonnellate, non dev'essere stata una genialata pensare che, anziché un ponticello in cemento, fosse sufficiente cavarsela al risparmio con un tratto di tubo finsider. I tecnici azzardano che è un bel guaio e, proprio per questo, per aggiustare la strada ci vorrà un bel po'di tempo, «forse qualche settimana, magari uno o due mesi». il valzer delle competenzeMa il peggio deve venire: si finisce in una lunghissima fase in cui strade come questa passano di competenza da un ufficio all'altra, da un ente all'altro. Era una strada statale, poi decentrata a livello di Regione e successivamente girata alle singole Province. Per non spezzettare il tracciato fra le varie amministrazioni toccate, si decide di metter tutto in collo alla Provincia di Firenze, che però da un lato deve trasformarsi in Città Metropolitana e dall'altro gira tutto a una società esterna di global service. nel regno di babeleÈ chiaro però che non stiamo parlando di 50 metri di bitume, qui c'è da spendere qualche soldo e quest'appalto ha la priorità che può avere la rogna di un parente alla larga. Risultato: alla fine la Provincia di Livorno si stufa e si riprende in mano la situazione. Palazzo Granducale annuncia a fine 2013 che di lì a poco sarebbe partita la gara d'appalto («lavori pronti entro il 2014»): peccato che arrivino i vincoli alla finanza pubblica a piombare ogni velleità, anche se i soldi ci sono e la volontà politica anche. Niente: del resto, sono gli anni in cui le Province oggi ci sono e domani no, poi le assottigliano, le resuscitano, le riformano, le aggregano, le spezzettano. Chiacchiere buone solo per l'ingegneria istituzionale fatta con il Lego, e la maxi-buca resta lì. in campo la regioneAll'inizio di questa legislatura ormai in dirittura d'arrivo è la Regione ad avocare a sé la grana. La prima volta l'assessore Vincenzo Ceccarelli s'avventura a dire che entro il 2018 avrebbe risolto il problema, poi si rifiuterà di farsi inchiodare a questa o quella data. È l'ottobre 2018 quando da Firenze si annuncia che c'è il decreto di aggiudicazione «in via definitiva» alla ditta Granchi srl di Pomarance, capofila di un pool di imprese che include pure la società Galletti Amerigo & Arias e la Esseti srl. Rogne fino all'ultimoMa la corsa a ostacoli non è finita: inutile dire che, come ogni volta che c'è un appalto, le cordate perdenti fanno l'immancabile ricorso al Tar. Fa parte dei tempi liturgici di ogni opera pubblica. Non basta: siccome il cantiere ha bloccato il percorso che ordinariamente si fa per andare da Livorno a Tirrenia, prima c'è stato da imbastire una ingarbugliata viabilità alternativa, poi si è trovato un escamotage per evitare il traffico caos che incroci bagnanti e Tir, ma questo inevitabilmente ha rallentato i lavori e ne ha fatto slittare la riapertura. Finito? No, a quel punto è scattato lo stop per via dell'emergenza coronavirus. Ora domani finalmente il ritorno alla normalità: ammesso che non sbarchino i marziani, poi non dite che non vi avevamo avvisati. --© RIPRODUZIONE RISERVATA