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18/05/2021

Uno stillicidio intollerabile

Left - Cesare Damiano

SOCIET? DIRITTI
L'attivit? economica non ? ancora ripartita del tutto e moltissimi lavoratori sono in cassa integrazione. Tuttavia nei primi tre mesi del 2021 si ? verificato un picco inquietante di incidenti mortali sui luoghi di lavoro. Cosa accadr? quando saremo nel pieno della corsa verso la definitiva ripresa?
Due morti al giorno sul lavoro nel corso dei primi tre mesi del 2021: questo il dato fornito dall'Inail. La cronaca, invece, racconta che, negli ultimi giorni, una donna ? morta in modo atroce in una fabbrica tessile e un uomo ? deceduto dopo essere stato colpito da una lastra di cemento nel cantiere dove lavorava. Sono fatti inaccettabili, un lutto straziante per i loro cari, una ferita profonda per le loro comunit? e per la coscienza nazionale. Si, parlo di coscienza nazionale perch? ? un tema che investe ognuno di noi per la propria parte: la tutela della salute dei lavoratori e le norme di sicurezza non possono essere un optional. Non ci si pu? permettere un abbassamento del livello di guardia, come ci ricordano i dati sulle morti, sul luogo di lavoro e in itinere, che a gennaio, febbraio e marzo di quest'anno sono aumentate dell'I 1% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Quelli che stiamo vivendo saranno ricordati come i due anni in cui la pandemia ha fatto un numero di vittime come se fossimo in guerra, cogliendo il mondo impreparato alla sua violenza e costringendo scienziati e ricercatori a bruciare i tempi nella disperata corsa al vaccino. Ebbene, la strage continua sul lavoro non ? causata da un nemico nuovo e invisibile quale ? stato il Covid-19; ? ancora conseguenza di inosservanza delle norme di sicurezza. La crescita, dopo anni di un trend in calo, di incidenti e morti sul lavoro ci deve, dunque, interrogare. Come mai accade? Sbaglia chi pensa che se aumentano i morti sul lavoro vuol dire che ci sono pi? persone tornate nel ciclo produttivo perch? sarebbe in atto una ripresa. La realt? ci racconta altro: ancora una volta noi ci basiamo su dati oggettivi, elaborati dal nostro Centro studi di Lavoro&Welfare (sulla base di statistiche dell'lnps, dei ministeri del Lavoro e della Salute). Ebbene, se prendiamo un termometro importante per verificare lo stato di salute della nostra economia, quello ? senza dubbio la cassa integrazione: a gennaio, febbraio e marzo del 2020 l'Inps autorizzava mediamente 20 milioni di ore per ciascun mese, mentre nel corso del primo trimestre di quest'anno ne ha autorizzate mediamente 343 milioni, sempre al mese. Quindi, non ? vero che ci troviamo di fronte a un'impetuosa ripresa produttiva in questi primi tre mesi del 2021, tale da giustificare un aumento degli incidenti sul lavoro. Sta accadendo qualcosa di diverso. ? possibile, ad esempio, che questo aumento di decessi sia in gran parte dovuto al fatto che le statistiche contengano al loro interno anche le morti da Covid dato che - come previsto nel cosiddetto Cura Italia del 2020 e applicato da una successiva circolare dell'Inail - la malattia contratta attraverso la pandemia ? stata giustamente equiparata ad infortunio sul lavoro. Questo dato ce lo conferma l'Inail che ha messo bene in evidenza il fatto che un terzo delle morti sul lavoro ? riconducibile al Covid contratto durante lo svolgimento delle proprie mansioni professionali. Disaggregando i dati, si nota che a seguito di un'attivit? non ancora pienamente in ripresa c'? una diminuzione di pi? del 30% dei decessi in itinere (cio? di coloro che si spostano da o verso il luogo di lavoro), mentre per quanto riguarda i decessi sul luogo di lavoro c'? un aumento addirittura del 40%. Questo suggerisce il fatto che ci sia un allentamento delle tutele e un calo di attenzione per il rispetto delle norme di sicurezza, dal momento che il numero dei decessi sul lavoro ? superiore a quelli che possono essere riconducibili al Covid, anche se si tratta di una percentuale minima. E un trend che deve metterci in allarme perch? siamo ancora in un momento di altissimo ricorso alla cassa integrazione e dunque, se dovesse esserci, come auspichiamo, una drastica diminuzione delle ore di Cig a partire da aprile (l'Inps ci fornir? i dati dopo il 20 di maggio), potremmo trovarci di fronte a un ulteriore aumento del numero dei ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? decessi e degli infortuni sul lavoro. Lo dico con cognizione di causa: durante il boom economico dell'inizio degli anni Sessanta, periodo in cui l'Italia cresceva a ritmi che oggi ci ricordano la Cina, si registravano nel nostro Paese circa 4mila decessi sul lavoro all'anno, pi? o meno undici al giorno. In quel periodo, ipnotizzati dal boom fatto di crescita e benessere, il dato sulle morti passava in secondo piano, al punto che la Rai dell'epoca licenzi? Dario Fo e Franca Rame, che conducevano "Canzonissima", perch? si erano permessi di evidenziare in una trasmissione il tema delle morti sul lavoro. Oggi non siamo fermi a quelle cifre e la sensibilit? ? ben altra, ma la guardia va tenuta alta, perch? cos? come nei momenti di crisi si pu? sottovalutare il tema della sicurezza e della tutela, in momenti come quelli che stiamo attraversando qualcuno potrebbe essere tentato di avvalorare la tesi del "vinca l'economia, vinca la ripresa, vinca la crescita dell'occupazione e pazienza se non rispettiamo tutte le regole". Da queste pagine lancio un appello a Mario Draghi - che sta, con il suo lavoro, collocando l'Italia in una posizione di maggiore prestigio all'interno dell'Europa -: evitiamo che di fronte all'auspicata crescita dell'economia, dato che abbiamo perso 10 punti di Pil, si verifichi un calo di attenzione rispetto alla sicurezza. Suggerirei che il tema della transizione - termine ormai abusato - verso un nuovo modello economico non tralasci quello di una transizione verso un nuovo modello di welfare che includa la tutela sanitaria, l'integrit? psico-fisica dei lavoratori, pensioni flessibili e ammortizzatori sociali in grado di difendere i lavoratori davanti al passaggio dalla depressione alla ripresa. Credo che sia molto importante tenere insieme questi obiettivi. Abbiamo visto come, nel tempo, quegli undici morti al giorno del periodo del boom economico degli anni Sessanta, grazie anche ad una crescente attenzione culturale, mediatica, di legislazione (si pensi alla legge 626) di attivit? negoziale del sindacato, di positive scelte imprenditoriali, fino al 2008 abbiamo ridotto il numero di quelle morti, arrivando da undici a 4,5 al giorno. Sono orgoglioso di essere stato autore, insieme a Livia Turco, del Decreto 81 del 2008 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, fortemente voluto dall'allora presidente Giorgio Napolitano, perch? ci ha fatto compiere un notevole passo in avanti. Quei 1.600 morti sono diminuiti di un terzo dopo il 2008: una cifra ancora enorme, spaventosa, ma che segnala pur sempre un miglioramento importante. Eppure i fatti ci dicono che c'? ancora un'attenzione insufficiente. Basta un esempio: in Italia, il 3% del Pil, 45 miliardi di euro ogni anno, sono destinati ai risarcimenti - giusti e sacrosanti - per i danni derivanti da infortuni, dalle inabilit? temporanee o permanenti e dai decessi. Proviamo a pensare quanto sarebbe pi? proficuo destinare anche solo una parte di questa cifra, anzich? a riparare i danni ex-post, a fare prevenzione. Aggiungo - da consigliere di amministrazione dell'Inail -, che l'Istituto si sta battendo per mantenere le risorse che mette a disposizione, sempre con l'avallo del ministero delle Finanze, per la prevenzione. Ma ancora oggi il numero delle imprese che fa domanda per poter avere i contributi destinati alla prevenzione ? inferiore alla quantit? di risorse che sono a disposizione. La tendenza, purtroppo, anche a livello di governo, ? quella di destinare le risorse che avanzano alla riduzione del debito e non alla tutela. Perch?, anzich? tagliare le risorse per la prevenzione, e lo stesso vale per i lavori usuranti, con la scusa che non vengono utilizzate, non si indirizzano quei risparmi per promuovere una grande campagna, concertata con le parti sociali, per invogliare le aziende a investire in salute e sicurezza? In ultimo, ? da segnalare il dibattito a volte demagogico, a volte pi? serio, in relazione al Codice degli appalti. Da una parte, gli appelli di alcune forze politiche e di un fronte di imprese alla sua "abolizione" o a una "rivisitazione", nel senso di uno "snellimento procedurale". Se gli sforzi per l'efficienza delle procedure burocratiche sono pi? che legittimi e coerenti con lo spirito che deve animare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ci? che va affermato con la massima forza ? che non si devono compiere passi indietro nella lotta al dilagare dei subappalti, al dumping contrattuale e al massimo ribasso. Pratiche, queste, che producono sfruttamento e riducono esponenzialmente il rispetto della normativa per la sicurezza sul lavoro. Un gatto che si morde la coda.
L'autore Cesare Damiano gi? sindacalista e parlamentare in tre legislature, ? stato ministro del Lavoro durante il secondo governo Prodi (20062008) ed ? presidente dell'associazione Lavoro & Welfare
Il dilagare dei subappalti produce sfruttamento e riduce il rispetto delle norme di sicurezza

Foto: Un'opera all'Ex Snia, a Roma, dello streetartist Jorit che ricorda Luana D'Orazio, morta mentre lavorava In fabbrica tessile a Montemurlo (Prato)