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30/06/2020

«Uniti contro i sovranisti, ma non con Sansa Ora la Gronda e un piano choc per le opere»

Il Secolo XIX - Marco Menduni

Matteo Renzi Il leader di Italia Viva oggi a Chiavari, la ricetta per la Liguria: «M5S? Ormai in retromarcia su tutto»
L'intervistaMarco MenduniINVIATO A CHIAVARILa sfida a Toti in Liguria e il candidato unitario che non c'è ancora. La ripartenza della scuola. Le inquietudini che serpeggiano nel mondo del lavoro. I cantieri da aprire a spron battuto, le infrastrutture che mancano. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi parla a ruota libera nel giorno in cui arriva in Liguria. Sarà oggi a Chiavari, alle 18, in piazza Madonna dell'Orto per presentare il suo saggio "La mossa del cavallo".Lei ha annunciato un patto solido con Pd e Cinquestelle fino al 2023 per evitare che l'Italia abbia un presidente della Repubblica sovranista. Questo patto però arranca sui territori. In Liguria la ricerca di un candidato comune che sfidi Toti è diventata una telenovela e mancano meno di tre mesi alla sfida.«Il patto vale a Roma, per evitare i pieni poteri a chi vuole uscire dall'Europa. Prima del Presidente della Liguria o della Toscana per me viene il Presidente della Repubblica. Che deve essere un solido garante dell'unità europea, non un sovranista. Altrove e molto più difficile. Non credo che debba essere un accordo strategico dappertutto. In Liguria, sui territori, è un'altra cosa. Se qualcuno immagina che Italia Viva possa diventare ancillare rispetto a uno schieramento che porta come candidato un giornalista del Fatto Quotidiano, evidentemente si sbaglia. Noi abbiamo contrastato i pieni poteri di Salvini, il sovranismo alle vongole di Meloni. E i Cinquestelle su tutte le questioni fondamentali ormai stanno facendo retromarcia. Già sappiamo che la prossima tappa sarà per loro sarà accettare il Mes. Un Paese indebitato come il nostro non può rinunciare a quei 37 miliardi».Italia Viva ha detto: se la soluzione in Liguria è Ferruccio Sansa noi non ci stiamo. Il nome di Elisa Serafini, già assessore con la giunta comunale di centrodestra del sindaco Bucci, come vostra candidata è stata solo una provocazione?«Italia viva non è il cedimento strutturale al populismo grillino. Se il movimento Cinquestelle, senza alcuna polemica personale sul nome, insiste con Sansa, noi li lasciamo andare con tanti auguri, di buona fortuna. In quel caso la Serafini può essere la nostra risposta: una ragazza preparata che viene da un'esperienza diversa rispetto al Pd. Non è una finzione, è un'ipotesi concreta, se loro insistono su soluzioni "grilline"».Sul nome di Aristide Massardo potreste convergere?«Italia Viva in Liguria è rappresentata da Raffaella Paita. Lei guiderà le scelte, lei conosce la realtà e le persone. Sulla Paita devo dire una cosa: ha perso alle scorse regionali la sfida con Toti perché una certa sinistra radicale le ha fatto la guerra con accuse di bassissimo livello, davvero insopportabili. Hanno preferito far vincere la destra pur di far perdere Lella. Noi invece riponiamo in lei la massima fiducia».La Liguria sta soffrendo un grande isolamento infrastrutturale Le infrastrutture. In Liguria per voi è imprescindibile la realizzazione della Gronda, che ponete come presupposto di ogni possibile accordo. «Beppe Grillo diceva che avrebbe fermato la Gronda con l'esercito. Oggi sappiamo che la Gronda va fatta e si farà, perché serve a Genova, non a Italia Viva».Avete presentato il cosiddetto "piano shock" sulle infrastrutture. La soluzione è il modello Genova, commissari plenipotenziari per ogni opera, o un a robusta revisione del codice degli appalti?«Entrambe. Ma nell'immediato la prima e lo dimostra il fatto che è già transitata la prima macchina sul nuovo viadotto Polcevera. Abbiamo bisogno di un piano per le infrastrutture subito, immediatamente. Con lo sblocco dei cantieri. Bisogna partire subito. Come Genova abbiamo usato modelli analoghi a quelli dell'Expo o di Pompei. Non mi affeziono all'una o l'altro storia: mi basta raggiungere il risultato. Non importa di che colore è il gatto, importante è che prenda il topo». Il presidente dell'Anas Claudio Gemme ha spiegato al Secolo XIX che occorrono anche 23 passaggi prima di poter far partire un'opera.«Infatti non è possibile andare avanti così. Serve un'immediata semplificazione amministrativa. Noi questa cosa l'abbiamo spiegata al presidente Conte e siano ben convinti che abbia recepito il messaggio».La scuola, oggi l'accordo tra Stato e Regioni è stato raggiunto. Quale futuro immagina per la ripartenza dei nostri ragazzi in classe?«È stato un errore gestire le cose così com'è stato fatto. Quando a marzo ho cominciato a dire che bisognava riaprire le scuole, sono stato preso per matto. Però da allora è cominciato un percorso a zig zag che ha solo confuso le idee a tutti e provocato inquietudine e polemiche. Ben venga un miliardo in più, ma non basta. E la soluzione non può essere la didattica a distanza. Conosco bene la situazione: ho una moglie insegnante, tre figli di cui due hanno affrontato l'esame di maturità e di scuola media. Ripeto: non si può, non va bene. La scuola e comunità educante non solo didattica a distanza». C'è grande inquietudine nel mondo del lavoro per quel che può accadere nei prossimi mesi. Per quel che può accadere quando scadrà il blocco dei licenziamenti, per le complesse vicende della cassa integrazione, c'è stata l'ipotesi del premier di un bonus per le aziende che non ne faranno uso...«Sul tema lavoro bisogna soprattutto recuperare la fiducia. Che cosa significa? Innanzitutto recuperare un clima diverso. Partiamo da una considerazione: il Coronavirus c'è ancora, ma in maniera molto minore rispetto al recente passato e soprattutto è molto più debole. Bisogna sì continuare a rispettare le precauzioni, mantenere le distanze ma anche prendere atto che ora la situazione è diversa. Da ora in poi non possiamo pensare di gestire tutto con la cassa integrazione, serve una robusta azione di decontribuzione per le aziende che decidono di assumere, di dare lavoro. La decontribuzione e stata l'anima del JobsAct, deve diventare anima della ripartenza».Come il governo ha gestito l'emergenza Covid?«Questo lo vedremo, alla fine, alla prova dei fatti. Lo ripeto sempre e lo affermo anche nel mio libro: i sondaggi ti danno la riprova di quanto sei simpatico, ma sono i fatti a dimostrare quanto sei capace. Oggi bisogna tornare ai fatti concreti. Noi diamo una mano perché prima del nostro interesse personale c'è il Paese che va aiutato a uscire dalla crisi».Il governo ha bisogno di un tagliando? Certe caselle devono essere cambiate?«Io non ho mai fatto questione di posti. L'unica discussione che mi interessa è sui contenuti, sulle cose da fare, da realizzare. Davvero non mi interessa parlare di chi fa il sottosegretario. Ma di che futuro avrà l'Italia, si. Questa è la vera mossa del cavallo che serve». --menduni@ilsecoloxix.it© RIPRODUZIONE RISERVATA