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10/09/2018

“Una scelta immotivata, danneggiati i piccoli fornitori”

La Repubblica - Affari Finanza - (a. lup.)

L'INTERVISTA
BLOCCARE LA CESSIONE DELLE FATTURE PERMETTE ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DI FARE LA VOCE GROSSA CON CHI HA CREDITI DI MINORE IMPORTO. CARRETTA (ASSIFACT): "FARE CHIAREZZA SUBITO, GIÀ CON LA RIFORMA DEL CODICE DEGLI APPALTI"
«Il freno al factoring danneggia prima di tutto le imprese, in particolar modo quelle più piccole. È necessario trovare una soluzione in tempi rapidi». Alessandro Carretta, segretario generale di Assifact e docente di Economia degli Intermediari finanziari all'Università di Tor Vergata, è preoccupato per i continui stop alle cessioni di credito che arrivano dalle aziende sanitarie: «È davvero ora di cambiare». Professor Carretta, avete avuto contatti con il governo per evidenziare il problema e per ottenere eventualmente modifiche normative? «Ancora no, i dinieghi si sono intensificati durante l'estate. Ma ora noi faremo di tutto per arrivare a modifiche sostanziali. E sicuramente anche Confindustria lo farà. Del resto il governo ci sta fornendo un'occasione per chiedere i cambiamenti». In che modo? «Il ministero delle Infrastrutture vuol modificare il Codice sugli Appalti e sta raccogliendo sul suo sito le proposte degli operatori professionali e anche quelle dei semplici cittadini». Che interventi si propongono di chiedere le imprese del factoring? «Proporremo la modifica all'articolo 106 del Codice con due interventi precisi: l'abolizione del privilegio del rifiuto da parte della pubblica amministrazione e la semplificazione delle procedure. Nel primo caso, è chiaro che se ci sono palesi violazioni l'amministrazione potrà sempre bloccare i pagamenti mentre nel secondo dovranno essere eliminati obblighi ormai anacronistici». Quali, ad esempio? «Soggetti pubblici e privati ora non sono equiparati. Oggi la cessione dei crediti della pubblica amministrazione ha un iter complicato: è un atto pubblico con scrittura privata autenticata da far notificare a un ufficiale giudiziario. Si tratta di imposizioni contrarie alla logica della semplificazione e del risparmio dei costi. Infatti le spese notarili sono in genere a carico del cedente. Norme di questo tipo ormai sono superate in tutta Europa e persino in Italia, in alcuni casi, non sono contemplate». Questi interventi possono essere sufficienti a rimettere in moto la richiesta di factoring? «Sicuramente sono un passo avanti. È necessario anche intervenire blindando la cessione dei crediti modificando la legge 52 istitutiva del factoring che permette la revocatoria dei crediti. Se le nostre proposte saranno accolte il vantaggio sarà evidente soprattutto per le piccole e medie imprese che non si possono permettere tempi lunghi nel pagamento delle fatture. È un modo per riequilibrare i rapporti con le grandi imprese che hanno una struttura finanziaria più forte. Ma sicuramente si può fare ancora di più». Questi interventi normativi non superano, però, il Regio decreto nel 1923 che permette il blocco della cessione del credito a tutela dell'impresa. Il problema così rischia di non essere risolto. «L'ideale sarebbe arrivare a un codice unico in materia di cessione del credito, ma sicuramente le modifiche da noi proposte mettono una parola di chiarezza. E dare certezze alle imprese è rassicurante dopo anni di crisi che hanno rallentato il credito». Che impatto ha avuto la crisi sul settore del factoring nell'ultimo periodo? «Le piccole e medie imprese storicamente si finanziano facendo ricorso al credito bancario, che proprio per effetto della crisi è stato meno disponibile che in passato. Leasing e factoring, invece, hanno guadagnato spazio. E il factoring, in particolare, è sempre cresciuto, guadagnando il 10 per cento nel 2017. Ormai è uno strumento ampiamente utilizzato che deve essere sostenuto e non osteggiato». fonte:assifact s.dimeo fonti: varie