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10/05/2020

Una nuova disciplina per gli appalti pubblici

La Repubblica

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Vincenzo Pugliese - avvocato Napoli Il dibattito sulla disciplina degli appalti pubblici, si basa su un confronto tra tesi tutte tecnicamente apprezzabili, ma confliggenti. Pertanto, è necessario individuare la rotta, per approdare definitivamente a quel porto sicuro, da sempre, tanto ricercato da tutti gli stakeholders. Quattro anni dopo l'ultima grande riforma degli appalti pubblici, il Paese si avviluppa su questo tema per l'ennesima volta. Il governo nomina (alcuni) commissari straordinari che possono agire in deroga al codice degli appalti (mentre altri no), in Parlamento si tenta di "cancellarlo" e la magistratura entra nelle stazioni appaltanti per indagare su procedure di affidamento "equivoche". In materia di acquisti pubblici bisogna urgentemente trovare il bandolo della matassa. La crisi sanitaria dovuta al Covid19 funge da spartiacque. Ci può essere un prima ed un dopo anche nella materia degli appalti pubblici. E d'uopo utilizzare questo momento per realizzare l'unica riforma utile, quella fondata su formazione, semplificazione e progettazione. Imparare ad usare bene gli appalti pubblici è fondamentale. Sono l'unico strumento idoneo a trasformare finanziamenti in mezzi di trasporto (mobilità sostenibile) ovvero per digitalizzare il ciclo integrato delle acque e dei rifiuti (quindi, innovazioni di prodotto e processo).
Questo paradigma trova fondamento su una condizione: la conoscenza da parte dei funzionari statali del complesso sistema degli acquisti pubblici. Il basso livello di formazione dei buyer di Stato li porta "a fare come hanno sempre fatto". E ciò comporta anche un maggiore tasso di corruzione. La soluzione a questo grande problema è legata alla formazione del personale e si chiama "procurement manager": professionisti degli acquisti pubblici sottoposti a carriera, come militari o magistrati, capaci di gestire il procedimento amministrativo sburocratizzandolo.
Segue la semplificazione. Cosa fare immediatamente? La qualificazione delle stazioni appaltanti prevista dall'art.38 del codice. Ciò consentirebbe di realizzare un modello organizzativo decentrato e retto da professionisti, che dà respiro alle piccole e medie imprese.
Quella norma in quattro anni, purtroppo, è rimasta lettera morta.
Un'importante assenza, che si fa sentire maggiormente proprio nei momenti di crisi del sistema.
Terzo elemento: la progettazione di un mercato interno. Gli appalti sono una leva economica importantissima. perciò, devono essere intesi come strumenti diretti a "procurare valore". Uno "Stato innovatore" non dà finanziamenti a pioggia, ma domanda lavori, beni e servizi di qualità, per ricevere offerte innovative dai privati. Una domanda pubblica di qualità produrrà inevitabilmente offerte private innovative. Tante domande, tante offerte.