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05/06/2019

«Una bolgia, regole chiare o non si cresce»

QN - Il Resto del Carlino

Veronica Passeri ROMA IL DECRETO Sblocca cantieri tra rinvii e modifiche si è trasformato da promessa di semplificazione in una autentica «bolgia». Ma per far crescere il Paese servono «regole chiare e semplici» e non brusche sterzate che disorienterebbero ancora di più una Pubblica amministrazione già «in stallo». La pensa così Gabriele Buia, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance). La maggioranza ha annunciato di aver trovato un accordo sullo sblocca cantieri, è una svolta? «È difficile percepire quello che è in atto, c'è stato un subemendamento allo Sblocca cantieri, sono state dette varie cose, è impossibile al momento interpretare quello che verrà approvato e le ricadute sul tessuto imprenditoriale. Francamente è una bolgia e spero che in 24 ore si chiuda il caso». Ma vede ancora il rischio di un vuoto normativo, come ha denunciato prima che si raggiungesse un'intesa tra Lega e M5s? «Il problema grande è che sono mesi che parliamo di articolati, è stato detto tutto e il contrario di tutto, sono stati introdotti e annullati dispositivi. Abbiamo una grande preoccupazione: se, come anche è stato ipotizzato, sostituiamo alla normativa in essere un Codice europeo, la Pubblica amministrazione, che è già bloccata, andrà nel caos normativo. Lanciamo un appello: la politica sia responsabile e faccia regole chiare e facilmente interpretabili, questo ci vuole per la crescita». Da quello che si apprende sono state garantite le soglie per i subappalti... «Abbiamo visto diverse impostazioni di soglia, quello che ci sta molto a cuore è ampliare la possibilità di ricorso all'esclusione automatica delle offerte anomale con metodo antiturbativa nelle procedure aperte da uno a cinque milioni di euro. Speriamo che questa norma, che c'era nella prima stesura, venga mantenuta, perché semplificando l'iter di gara, velocizza la cantierizzazione dei lavori. Serve un'accelerazione per l'assegnazione delle gare». Il Codice degli appalti non funziona e va modificato, sostiene Salvini. Lei è d'accordo? «Ha ragione, non funziona. Non funzionava quello approvato nel 2016 e modificato nel 2017. Per accelerare le procedure e consentire un utilizzo rapido delle risorse, bisogna intervenire sulle procedure a monte della gara per le quali ci vogliono fino a 7 anni. Ma togliere dalla sera alla mattina le attuali procedure significa mettere la Pubblica amministrazione in ulteriore difficoltà. Lavoriamo invece rapidamente sulla legge delega e sul nuovo regolamento annunciato dal governo, perché si giunga davvero alle semplificazioni necessarie. Ma dobbiamo farlo in maniera graduale». C'è chi sostiene, sempre dal governo, sponda 5 Stelle, che si rischi una pericolosa deregulation, che ci sia la voglia di 'mani libere'. Cosa ne pensa? «Sono luoghi comuni, i primi che chiedono regole certe e un maggior controllo siamo proprio noi. Non vogliamo assolutamente una deregulation, ma un altro modo di essere imprenditori, con norme chiare e precise. Non vogliamo le mani libere, ma essere a fianco della Pubblica amministrazione e lavorare per lo sviluppo del Paese. La Pa è bloccata, non si riesce più a lavorare, le imprese di costruzioni stanno morendo, la sofferenza è arrivata a livelli incredibili». Il governo, tra litigi e rinvii, è in una fase critica: cosa chiede l'Ance? «L'unità della politica sulle scelte strategiche. Vanno lasciati da parte i personalismi, bisogna concentrarsi su cosa serve al Paese per crescere. Il mondo delle costruzioni, insieme a quello immobiliare, rappresenta oltre il 22% del Pil: riattivare questo comparto è primario se vogliamo crescere, è un mondo vitale, le infrastrutture sono un bene sociale. Senza investimenti dello Stato resteremo gli ultimi in Unione europea». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Serve un'accelerazione per l'assegnazione delle gare. Ma qui nessuno vuole le 'mani libere': gli imprenditori chiedono solo certezze


Bisogna intervenire sulle procedure a monte della gara, per le quali ci vogliono fino a 7 anni. Senza investimenti resteremo gli ultimi in Ue