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06/03/2020

«Un teatro nell’area Sant’Agostino non è la soluzione per il centro»

QN - Il Resto del Carlino

COMACCHIO Cambia il sindaco nel segno della continuità ma Sandra Carli Ballola non ci sta. Secondo la consigliera di La Città Futura - Centrosinistra per Comacchio, il debito aperto dal Comune che va ad aggiungersi ai soldi garantiti dal ministero dei Beni culturali, circa 6 milioni di euro in tutto, sono un impegno gravoso per la città. Un fardello finanziario di cui farsi carico a fronte di un progetto poco incisivo per la rivitalizzazione del centro storico di Comacchio. «La stima di esperti di settore racconta l'impossibilità di portare a termine il progetto concepito dall'Amministrazione, la somma sarebbe infatti insufficiente per realizzarlo e questo è un limite - dice - mi lascia inoltre contrariata la realizzazione di una sorta di auditorium che non sarà sufficiente per rianimare un centro storico». Tra chiusure di attività, cartelli vendesi che campeggiano sulle porte delle case e il progressivo spopolamento del cuore antico della capitale del Delta del Po, sostiene, un teatro non è la ricetta migliore per riscattare un abitato fantasma. «Anche volendo lasciar perdere l'ipotesi che ho caldeggiato di costruire una scuola di ultima generazione a Sant'Agostino, mi chiedo quante date potrebbe offrire un cartellone? E quanti congressi? - dice - Non saranno mai sufficienti a creare quel giro di vita necessaria a una cittadina come la nostra». C'è di più. «Visti gli esiti degli scavi - continua - si potrebbe ipotizzare un luogo dedicato all'archelogia piuttosto che inserirvi una struttura la cui gestione, proprio come le valli, finirebbe per andare in concessione a qualche privato. Meglio mettere in sicurezza l'area e renderla fruibile come un tassello del cuore cittadino». I saggi previsti dalle norme degli appalti sull'area di Sant'Agostino prima dell'inizio lavori, hanno infatti portato alla luce tracce storiche stratificate. Monica Forti