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29/09/2018

«Un sindaco leghista nella Capitale»

Il Tempo - Pietro De Leo

Parla Sabini Matteo oggi a Latina: «La Raggi? Ha fatto anche cose buone...»
Molte persone mi aspettano lì ed è già emozionante saperlo. .Non vedo proprio l'ora di andare». Il «lì» a cui si riferisce Matteo Salvini, in un colloquio serale con II Tempo, è Latina, dove il ministro dell'Interno arriverà oggi (...) segue a pagina 6 segue dalla prima pagina (...) per la Festa regionale della Lega. Ministro, da Pontida alla Pontina... «Ed era impensabile fino a qualche anno fa». Vuol dire che la Lega nazionale è missione compiuta? «Missione compiuta no, c'è ancora molto da fare. Ma sicuramente con città come Viterbo, Frosinone, e appunto Latina, prima ci guardavamo da lontano e invece oggi siamo vicini. E poi Roma... vado in giro ed è tutto un "Daje Mattè". Chi ti segnala il problema delle periferie, chi dei trasporti. Tutto questo è molto bello. Ma l'obiettivo finale è sempre risolvere i problemi. La sfida è molto grande ovunque. A Latina, per esempio, so che ci sono tante criticità. Sa, con un sindaco che si occupa di cambiare nome ai giardinetti... È una terra di immigrazione, e poi di infiltrazioni su cui bisogna andare con mano pesante. Quindi molte cose da fare». È anche una terra molto importante per la destra italiana. Dal Msi ad An e oggi Fratelli d'Italia. Lei vuol raccogliere quell'eredità? «Queste categorie sono superate. È la sinistra che le usa perché non ha più argomenti, e allora si inventa la caccia al fascista. Posso dire però che se penso a certi valori considerati tradizionali della destra, come la cultura, l'identità, l'ordine... sicuramente sono miei». Lei andrà in una «città di Fondazione» del fascismo, simbolo delle bonifiche volute da Mussolini. Che effetto le fa? Gli antifascisti di oggi si scateneranno... «Partiamo dal presupposto che siamo nel 2018. Detto questo, all'università ho studiato storia e mi appassiona leggere ciò che accadde un secolo fa. So benissimo che ci sono stati errori, è evidente. Inn a n z i t u t t o quelle leggi razziali a cui mi accostano stupidamenteincontinuazione. Però è innegabile che al posto delle paludi sono state erette delle città. Negarlo per pregiudizio è da scemi». Latina-Lazio-Zingaretti. Il governatore è anche il primo candidato alla leadership del Pd e di fatto ha già avviato una campagna congressuale. Come vede questa circostanza? «In tanti mi scrivono che la sanità del Lazio soffre. La politica dei rifiuti è tutta da rivedere. Le ammucchiate in Regione per governare, tipo "non ho i numeri, allora convinco Tizio e Caio, magari con un incarico", non rappresentano il mio modo di vedere la politica. Con Zingaretti, tuttavia, da ministro dell'Interno sono in contatto, come lo sono con la Raggi, perché è mio dovere farlo. Per il resto, credo che il problema del Pd non sia un nuovo nome, ma il fatto che non ha idee, è fermo all'incubo del fascismo, al "viva gli immigrati"». Lei ha citato la Raggi. Qualche giorno fa ha dichiarato che i romani si aspettavano di più. La Lega guarda al Campidoglio? «E io ai tempi del ballottaggio avevo detto che se fossi stato a Roma avrei votato la Raggi... dunque non ho nessun pregiudizio. Rispetto ai disastri del Pd che si erano toccati con mano, la voglia di cambiamento c'era. Su alcuni punti Virginia Raggi è stata soddisfacente. Su altri aspettiamo di vedere risultati veri: sul fronte pulizia, ordine, manutenzioni, mezzi pubblici. Detto questo, siccome con la Raggi collaboro sul piano degli sgomberi, dei campi rom, sulla sicurezza nelle stazioni, sono convinto che non risolvi in due anni problemi che altri non hanno risolto in venti. Però io da ministro mi sono messo a disposizione di tutte le istituzioni romane, perché è una città che merita tanto. La settimana prossima parte l'operazione "Scuole sicure" e Roma avrà più soldi di tutta Italia: 700mila euro per beccare gli spacciatori fuori dagli istituti. Quanto alla Lega, in prospettiva futura, avremo molto da dire e da fare anche noi». Ha già qualche figura in mente come candidato sindaco? «No, ma mi riempie d'orgoglio il fatto che ogni giorno, girando per Roma, le persone mi fermano e mi chiedono di aprire sedi, andare a cene e visitare associazioni. Nulla esclude che, magari, un "senza nome" di oggi, senza passato politico, possa diventare sindaco». È quasi ora di cena. Oggi (ieri, per chi legge ndr.) dopo che sono state gettate le basi per la manovra in Consiglio dei Ministri vi hanno detto che scaricate il debito sulle generazioni future; l'Europa sta già con il fucile puntato; la borsa è andata male. Un inizio pesante, no? «Ci siamo abituati, è da quando abbiamo votato il 4 marzo che l'Europa ci spara addosso... e poi lo spread... i banchieri... i poteri forti. Sa che le dico? Io sono orgoglioso della manovra economica che abbiamo delineato. C'è il diritto allavoro, alla pensione, abbiamo pensato ai disabili, alle partite Iva. L'Europa faccia quello che crede, io mi occupo degli italiani, che soffrivano da anni. Questa è una manovra che, senza fare miracoli, garantisce crescita e lavoro». I detrattori della manovra, anche nel centrodestra, soprattutto in Forza Italia, dicono che è assistenzialista e ha dimenticato le imprese. «È una manovra diversa ed è un mio vanto aver cominciato a smontare la legge Fornero, una legge infame. Pd e Forza Italia sono all'opposizione ed è giusto che critichino. Però dico: governiamo da quattro mesi, lasciateci lavorare». Quanto c'è per le imprese? «Parecchio. Pagare il 15% di tassa fissa per Partite Iva, artigiani, piccoli imprenditori, raggiunge almeno un milione e mezzo di lavoratori nel privato, sempre dimenticati. C'è lo sconto per le imprese che investono in macchinari, assunzioni, ricerca, nuove tecnologie. C'è la conferma su tutti i bonus passati e comincia un percorso per la semplificazione. Stiamo lavorando alla revisione del codice degli appalti. Per le imprese, il diritto alla pensione a 62 anni significa possibilità di investire sui più giovani ed essere competitivi. Infatti i segnali che mi arrivano dal mondo delle imprese sono di soddisfazione». Se dall'Europa arrivasse un no? «Ce ne facciamo una ragione e tiriamo dritto. Vorrà dire che andrò a Fiumicino, accoglierò gli ispettori Onu che ci accusano di razzismo e quelli europei che vogliono commissariarci e li porto alla Stazione Termini a prendere un caffè». Avete spinto il rapporto deficit/Pil al 2,4%. Quanto c'è di sfida all'Europa? «Ma no, quel numero è arrivato alla fine. Mentre per altri il numeretto c'era prima e poi arrivavano i contenuti, noi e i Cinque Stelle ci siamo messi al tavolo, abbiamo cominciato dagli obiettivi: taglio delle tasse, disabilità, reddito di cittadinanza, investimento sulle scuole... da ministro dell'Interno aggiungo un piano di assunzioni straordinario per le Forze dell'Ordine da centinaia di milioni di euro che non si vedeva da anni. Alla fine, abbiamo tirato le somme ed è arrivato il 2,4%». E come sarà il trend dei costi sull'accoglienza? «Risparmiamo un miliardo e mezzo, che è tanta roba. Mentre questo giornale va in edicola, siamo a circa 21mila arrivi, l'anno scorso erano 104mila. E come domande di asilo politico siamo scesi da 40mila a 10mila». A proposito. Il decreto Salvini prevede una riforma della protezione umanitaria e si è scatenato un pandemonio. «Tutti invocano sempre l'Europa. Bene. In tutta Europa si mettono dei paletti ben precisi. L'abbiamo fatto anche noi». Pietro De Leo ©RIPRODU2IONE RISERVATA

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