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29/05/2020

«Un secondo lockdown? La morte delle imprese»

Giornale di Sicilia

Intervista ad Alessandro Albanese: «Mi auguro che non si debba ripetere, la politica faccia tesoro degli errori»
Aiutare il turismo «Bisogna dare certezze, inutile illudersi che i siciliani da soli possano riempire gli hotel»
Fabio Geraci «Mi auguro che, se si dovesse ripetere l ' emergenza sanitaria, a tutti i livelli si faccia tesoro dell ' esperienza appena vissuta perché la morte delle imprese sarebbe una vera catastrofe». Per Alessandro Albanese, vicepresidente vicario di Sicindustria e presidente della Camera di Commercio Palermo Enna, senza nuovi provvedimenti lo scenario futuro potrebbe essere drammatico, ipotesi confermata da uno studio di Cerved Rating Agency secondo cui l ' 11,9 per cento delle imprese in Sicilia potrebbero andare in default nel caso di una nuova ondata del virus, una percentuale che si alzerebbe fino al 17,8 per cento nell ' eve n tualità di chiusure prolungate o ripetute. Piccole e micro aziende a rischio alto, calcolato tra l ' 11 e il 21 per cento a seconda dell ' impatto più o meno " h a rd " , mentre i settori più colpiti sono stati individuati nelle costruzioni con punte del 22 per cento; nel turismo e nella ristorazione con circa il 19 per cento e poco più sotto nell ' industria dell ' a ut o motive. Ad avere maggiori probabilità di sopravvivere, invece, risulterebbero farmacie (6,5%), l ' indust ria alimentare (6,8%) e il commercio al dettaglio alimentare (7,9%). Alla luce di questi dati, che cosa bisogna immaginare? " Se si dovesse verificare un nuovo lockdown, sarebbe necessario immaginare il rilancio con grandi investimenti e meno burocrazia. Lo Stato dovrebbe attivare contributi a fondo perduto automatici e immediati per le imprese in maniera da evitare i fallimenti; pagare direttamente i debiti dei fornitori; intervenire sulla cassa integrazione raggruppando in un unico beneficio tutte le misure di sostegno al reddito e semplificare le norme sugli appalti. Con il Governo Musumeci, che ha agito bene sul fronte sanitario, si potrebbe immaginare un patto di un anno per abbattere il costo del lavoro: alle imprese il pagamento degli stipendi, alla Regione l ' impegno sugli oneri sociali " . In realtà, sia nella situazione attuale che nella simulazione, è il turismo il settore più in difficoltà. " Il turismo, che vale il venti per cento del Pil, è completamente fermo, la stagione ormai è bruciata, in molti sopportano cali tra il trenta e il quaranta per cento. Anche perché si fa passare un messaggio negativo e di sfiducia verso operatori e turisti quando si afferma che la Sicilia non riaprirà nonostante i contagi siano ormai quasi azzerati. Se non consentiamo l ' arrivo dei viaggiatori internazionali o dalle altre regioni italiane in un momento in cui i dati dell ' epidemia sono così favorevoli, non crediamo che i siciliani da soli possano riempire le strutture ricettive dell ' I s o l a " . Il crollo riguarda anche l ' indott o? " Certamente. Ad avere difficoltà non sono solo gli alberghi ma anche i servizi. Mi riferisco al food, alle lavanderie industriali, alle pulizie e ai trasporti con conducente, insomma esiste tutto un mondo che risente del blocco. Senza turisti soffrono anche il settore delle case vacanze, dei beni culturali e dei musei: sarebbe meglio, pur dopo il doveroso confronto con gli scienziati, stabilire una data certa per il via libera. E in questo senso gli imprenditori sono disponibili ad offrire il proprio contributo agli esperti e alla Regione " . Chi resiste? " Le imprese come quelle dell ' estrazione e degli idrocarburi, del settore metalmeccanico, del legno e delle materie plastiche, sia pure con fatica sono ripartite con la produzione nazionale e con le esportazioni. Alcune aziende, come quelle dell ' agroalimentare, non hanno mai chiuso anche se i comparti del vino e dell ' olio arrancano in quanto i loro consumi non sono considerati necessari " . E in Sicilia cosa è accaduto? " La manovra del Governo dei 400 miliardi, era rivolta alle grandi aziende, le piccole e le medie imprese, che rappresentano la parte principale del tessuto economico dell ' Isola, sono state tagliate fuori dai finanziamenti oltre i venticinquemila euro su cui tra l ' altro è rimasto il merito creditizio. In ogni caso si tratta di debito, cioè di prestiti che devono essere restituiti e anche i contributi a fondo perduto, sia nazionali che regionali, sono stati una presa in giro perché le somme erano così esigue che in tanti non hanno fatto la richiesta per non perdere tempo " . ( * FAG* ) © RIPRODUZIONE R I S E RVATA

Foto: Sicindustria. Alessandro Albanese