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05/10/2018

«Un provvedimento che impugneremo»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

LA RISPOSTA L'amministratore unico Cinzia Ricchiuto fa sapere che saranno intraprese tutte le vie legali «Ci difenderemo, anzi, lo stiamo già facendo»
«Abbiamo subìto attentati e resistito, anche a costo di rischiare la vita»
l «È un provvedimento non definitivo che impugneremo in tutte le sedi. Ma dal punto di vista umano non posso non dire che è una seria sconfitta, perché penso che non si potessero adombrare sospetti sulla totale assenza di contiguità tra la famiglia Ricchiuto e le organizzazioni mafiose, lo abbiamo pagato sulla nostra pelle». Cinzia Ricchiuto , amministratore unico di Igeco, fa sapere che «adiremo tutte le vie legali, ma proprio tutte, anzi, lo stiamo già facendo» contro l'interdittiva della Prefettura di Roma che è stata loro notificata alle 16.15 di ieri, via pec. Cinzia Ricchiuto ricorda i fatti gravi dei quali è stata vittima la sua famiglia, in passato, e chiede perché non sono stati presi in considerazione, nel provvedimento in questione. «Come può esserci un sospetto che la famiglia Ricchiuto abbia potuto consentire un'infiltrazione mafiosa all'interno della società Igeco - considera - allorquando la stessa famiglia ha subìto degli attentati ed ha dimostrato di saper resistere a eventuali pressioni anche a costo di rischiare la vita? Per questo motivo siamo stati anche scortati - ricorda - e siamo stati anche parte civile in procedimenti avviati dalla Procura antimafia avverso i presunti responsabili». «Siamo sempre la stessa famiglia - evidenzia Ricchiuto quelli che nel parco commerciale non hanno ceduto alle pressioni della mafia ed alcuni di noi hanno subito le pallottole sulla pelle. Com'è possibile che quella stessa famiglia venga sospettata di aver subìto pressioni per un appalto da pochi soldi?». «Mi sorprende che nella ricostruzione della storia della mia famiglia siano stati dimenticati questi eventi molto importanti - rimarca l'ammi nistratore di Igeco - che sono la riprova della moralità e del contegno che questa famiglia ha nei riguardi di chi possa appartenere alle consorterie mafiose». Considerazioni, queste, chiarisce Cinzia Ricchiuto, fatte «nel rispetto dovuto alle istituzioni. Perché un dato certo e incontrovertibile è che noi abbiamo rispetto per le istituzioni, pur non condividendo i provvedimenti come questo». Quest'ultima osservazione, ribadisce, nasce proprio dal fatto che «non sia stato fatto riferimento agli eventi così drammatici che ci hanno interessato. Come mai non si parla pure del fatto che noi non siamo stati coinvolti nell'indagine penale di Parabita? E che la Dda ha ritenuto estranei i nostri rappresentanti a quella vicenda?». Ricchiuto non fa a meno di considerare che «un appalto come quello di Parabita, nella lunghissima storia di Igeco non rappresenta che una parte infinitesimale». A fronte di questo, c'è «una famiglia che ha ricevuto una bomba in casa, e non ha ceduto di un passo. Le hanno sparato addosso, e non ha ceduto di un passo. Siamo stati scortati in tutt'Italia, io mi sono sposata con la scorta, e tutti hanno potuto vedere chi siamo». Ribadito ciò, l'amministrore di Igeco rimarca ancora che «è sacrosanto scardinare l'infiltrazione mafiosa nel settore economico, se c'è infiltrazione mafiosa non c'è benessere sociale. Noi siamo assolutamente a favore di queste attenzioni, di questo modo per scongiurare le infiltrazioni nel tessuto economico, sono assolutamente soddisfatta che esistano questi strumenti». Ed ora, conclude, «ci trasferiremo nelle sedi opportune, ci difenderemo, anzi, ci stiamo già difendendo». [e.t.]

LA RISPOSTA L'amministratore unico Cinzia Ricchiuto fa sapere che saranno intraprese tutte le vie legali «Ci difenderemo, anzi, lo stiamo già facendo»

LA DIFESA «Penso che non si potessero adombrare sospetti sulla totale assenza di contiguità tra noi e le organizzazioni mafiose»


Foto: Cinzia Ricchiuto

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