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06/10/2020

Un premio di laurea «Giulia Minola»

Brescia Oggi

L'INIZIATIVA. La famiglia della 21enne rimasta uccisa nella calca della LoveParade nel 2010 annuncia il progetto avviato col Politecnico di Milano
Il bando si è aperto ieri nel giorno del suo compleanno: è destinato a chi studia moda come faceva lei La mamma: «Qualcosa di bello»
Quand'era piccola vestiva le bambole con abiti disegnati e cuciti da lei. Voleva diventare una stilista, Giulia Minola, e per questo si era iscritta al corso di laurea in Design della Moda al Politecnico di Milano. Invece il destino non le ha lasciato tempo e tutti i suoi bozzetti colorati sono rimasti nel cassetto.IERI, GIULIA, avrebbe compiuto 31 anni se il destino non si fosse messo crudelmente di traverso, tra lei e i suoi sogni, il 24 luglio 2010, giorno in cui la ventunenne andò a Duisburg per divertirsi a una LoveParade dove, invece, trovò la morte. Un compleanno speciale perché ha sancito la nascita di un premio di laurea in sua memoria al Politecnico di Milano. Grazie a una donazione della famiglia, la miglior tesi di laurea su tematiche connesse all'abbigliamento si aggiudicherà 1.000 euro. «L'idea è nata qualche anno fa ma ha iniziato a concretizzarsi sono a gennaio di quest'anno - racconta Nadia Zanacchi -. Volevamo fare qualcosa di positivo per non parlare sempre di cose negative legate al processo. Così ne ho parlato con il rettore del Politecnico, dove Giulia era studentessa, e finalmente siamo riusciti a creare questo bando. In realtà avremmo voluto consegnare il premio ieri, ma con la pandemia e la conseguente chiusura dell'università tutto è slittato, quindi abbiamo aperto il bando e le premiazioni saranno a febbraio». Possono partecipare gli studenti che abbiano conseguito il titolo di laurea magistrale in Design per il Sistema Moda tra il 1° luglio 2019 e il 31 dicembre 2020 con un voto di laurea non inferiore a 105/110. I candidati dovranno presentare la domanda di partecipazione sul sito http://www.polimi.it/servizionline entro le 12 del 10 febbraio 2021. «Spero che questo bando possa essere il primo di una lunga serie - confida la mamma di Giulia, che ha già in serbo ulteriori sorprese -. Ora che il processo è finito vogliamo dedicarci a progetti positivi per far capire che Giulia non era solo un caso giudiziario ma una persona. Ricordo che da bambina le piaceva fare le magliette alle bambole e poi, quando è cresciuta, disegnava bozzetti e realizzava i modelli anche per sé stessa». Ma la ricerca della giustizia non cede il passo alla rassegnazione. Nei mesi scorsi il tribunale di Düsseldorf, dopo due anni e mezzo di udienze e oltre cento testimoni ascoltati, ha dichiarato chiuso definitivamente il processo sulla LoveParade. L'archiviazione ha lasciato senza responsabili la strage del raduno musicale nel quale, oltre a Giulia Minola, persero la vita altri 20 giovani e 650 rimasero feriti. UN PROCESSO tuttavia già segnato dall'estenuante iter procedurale, minato poi dalla sospensione delle udienze per l'emergenza Coronavirus e con la prescrizione dietro l'angolo. «È finito in un niente. Già la prescrizione non sarebbe stata accettabile ma arrivare all'archiviazione è stato ancora più frustrante. Però non mi fermo - annuncia Zanacchi -. Come avevo annunciato, ho dato mandato al mio avvocato, il legale Federico Di Salvo di Firenze, affinché faccia ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Non ho moltissime aspettative, in realtà. Tutti quelli con cui abbiamo parlato (anche un papà spagnolo che procederà allo stesso modo) ci hanno detto che le speranze sono minime per le tante e difficoltose procedure. Ma voglio andare fino in fondo».