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13/08/2020

UN PONTE SOPRA LA BUROCRAZIA

Panorama - Maurizio Belpietro

EDITORIALE
o che rischio di sembrare il solito bastian contrario al quale non va mai bene nulla. Ma l'inaugurazione del Ponte di Genova non mi è piaciuta per niente. Gli aerei militari che hanno lasciato una scia tricolore nel cielo del capoluogo ligure sono stati certo molto suggestivi, ma è il resto che mi è parso fuori luogo, a cominciare dalla passerella di ministri ed ex ministri. Tutti lì per conquistarsi un pezzo di merito nella costruzione a tempo record del viadotto sul Polcevera, nella speranza che il giorno in cui gli italiani saranno chiamati a votare, qualcuno si ricordi di loro. Tuttavia, a non essermi piaciuto non c'è solo il cattivo gusto di chi non ha rinunciato neppure in quell'occasione a una personale campagna elettorale, dimenticando che i 43 morti del ponte sono vittime dell'incuria e dell'inadeguatezza della classe politica. No, oltre alla scarsa sensibilità di chi ha voluto celebrarsi nonostante non ci fosse nulla da celebrare, c'è anche un po' di repulsione della retorica che nei giorni dell'inaugurazione è stata sparsa a piene mani. Il ponte all'improvviso è diventato il simbolo della rinascita nazionale, un esempio da seguire e da replicare. Peccato che il manufatto con cui si è sostituito il ponte Morandi sia un monumento a testimonianza di ciò che in Italia non funziona e di ciò che, se non verrà presto rimosso, manderà il Paese in malora. Mi spiego. Nei giorni in cui si svolgeva l'inaugurazione, su Panorama raccontavamo i ritardi dei controlli sulle autostrade liguri, ritardi che hanno paralizzato la regione. Alla costruzione del San Giorgio in soli 24 mesi fa dunque da contraltare la mancata manutenzione di tutti gli altri ponti e delle gallerie negli ultimi cinquant'anni. Se da un lato si è andati con velocità, decidendo in fretta e costruendo con altrettanta rapidità, dall'altro i tempi adottati sono quelli della burocrazia italiana. Anzi. Forse, nel caso dei controlli sulla rete autostradale eseguiti in piena estate, cioè nel periodo di massima presenza sulle strade di camion e automobili, forse si è proceduto con maggiore lentezza, condannando gli italiani in viaggio a lunghe perdite di tempo, con inutili code sotto il sole. Ed è proprio il disastro nella gestione dei controlli che dovrebbe far riflettere ed evitare di parlare del nuovo ponte come di un esempio di rinascita. A fronte dell'eccezione del viadotto che attraversa il Polcevera, c'è la regola di tutto il resto che non va. Ministri ed ex ministri si sono beati di loro stessi passeggiando sul ponte, ma nessuno di loro ha voluto passeggiare sulle autostrade liguri (e non solo) per rendersi conto di ciò che non funziona. Arrivati su aerei speciali, i rappresentanti delle istituzioni non hanno fatto in tempo ad accorgersi che il nuovo ponte è il simbolo del fallimento italiano, perché è stato possibile realizzarlo solo derogando a 200 mila leggi, che la politica ha sfornato nel corso degli anni, e che strangolano l'economia e la crescita del Paese. Se lo si è costruito in fretta è perché un signore di nome Marco Bucci, sindaco di Genova e commissario addetto alla ricostruzione, il più sobrio di tutti nel giorno dell'inaugurazione, ha potuto lavorare con pieni poteri e infischiandosene del codice degli appalti e di tutti i certificati che di norma sono richiesti anche per tirar su un muretto. Sì, il nuovo ponte non è il monumento alla rinascita nazionale, come la retorica pretende, ma è la testimonianza che se non cambia in fretta il nostro Paese è condannato al declino. Chi ha sfilato sul San Giorgio si è compiaciuto con se stesso di esserci, ma non ha speso neppure un attimo per riflettere sulle altre migliaia di opere pubbliche che non procedono con altrettanta velocità. Soddisfatto della retorica nazionale si è dimenticato della realtà quotidiana, che è fatta di carte, tante, e di burocrazia. Bandi pubblici, avvisi di gara, certificati antimafia, valutazioni di impatto ambientale, ricorsi, appelli, Corte dei conti, eccetera eccetera. L'Italia annaspa per eccesso di documentazione. Le costruzioni non vanno avanti perché manca sempre l'ultimo via libera. In compenso, procede verso l'alto la pila di carte. Ecco, tagliando il nastro del viadotto che ha ricongiunto Genova, mi pare che nessuno si sia reso conto che la realizzazione a tempo record del ponte conferma che il freno all'Italia è rappresentato dalla burocrazia. Per rinascere dovremmo mandare al macero migliaia di leggi, cancellando la montagna di cavilli che ci seppellisce. Siamo il Paese occidentale con più regole, ma i codici non hanno eliminato né la burocrazia né la corruzione. Hanno solo strangolato l'economia e il ponte sul Polcevera ne è testimone. A differenza di ministri ed ex ministri, chi lo percorre dovrebbe pensare che il nuovo viadotto rappresenta ciò che potremmo essere e non siamo. Ciò che potremmo fare e non facciamo.