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04/03/2021

Un patto per rilanciare le costruzioni

La Stampa - ALESSANDRO GENOVESI*

LA LETTERA
Mentre tutti prevedono nel 2021 un rilancio del settore, aumentano i morti in cantiere (32 vittime da gennaio ad oggi, contro le 12 dello stesso periodo 2020) ed il lavoro irregolare. Eppure, mai come oggi, vi sarebbero le condizioni per rompere questa «maledizione» fatta da imprese sottodimensionate, poca ricerca e formazione, aumento degli infortuni. Serve però una strategia condivisa per cogliere fino in fondo le opportunità di un'accelerazione delle opere pubbliche, dei superbonus, delle risorse del Recovery Fund. Per un futuro sempre più basato su innovazione, sostenibilità, occupazione di qualità, serve un «Patto tra Produttori e Governo per il rilancio del settore», dove ognuno metta qualcosa. Dobbiamo formare migliaia di operai e tecnici specializzati sul green building, attrezzando le scuole edili, la formazione professionale, la formazione tecnica (a partire dagli ITS) in grado di soddisfare la domanda di rigenerazione. Serve utilizzare la leva pubblica per consolidare e far crescere le aziende: basta con la logica del massimo ribasso per cui, se viene stabilito un costo di riferimento per un'opera, essa si può assegnare, poi, anche al 30/40% in meno, stritolando le imprese, spingendole alla destrutturazione tramite il sub appalto, alla compressione dei salari e della sicurezza. Le ingenti risorse a disposizione siano l'occasione per una «politica industriale» che qualifichi di più il mercato. Serve «velocità buona»: i principali colli di bottiglia non sono tanto nel Codice degli Appalti ma «troppe stazioni appaltanti, con troppi pochi tecnici» e troppa «ridondanza» nella fase autorizzativa. Il tema non è cambiare le regole (o destrutturarle) nella fase di assegnazione ed esecuzione, ma assumere subito, in via straordinaria, almeno 4-5 mila geometri, architetti, ingegneri e - a fronte di più controlli preventivi e a valle - avere più «silenzio assenso» nelle autorizzazioni. Serve più trasparenza. Al riguardo un armamentario c'è e si deve far funzionare ed altri strumenti si possono mettere in campo: dal positivo approccio "collaborativo" dell'Anac, alle nuove linee guida anti-mafia, al decreto (speriamo sia presto emanato) sulla congruità. Così come si dovrebbe introdurre la «patente a punti». Il sindacato è pronto a fare la sua parte. Siamo certi che con il giusto senso di responsabilità, partendo dagli interessi generali del Paese, anche molti imprenditori sono pronti a fare la propria parte. - *Segretario generale Fillea Cgil © RIPRODUZIONE RISERVATA