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02/06/2020

«Un patto per investire i fondi Ue»

QN - La Nazione

di Claudia Marin ROMA «Ora speriamo che il presidente Conte segua i suggerimenti della Banca d'Italia. Chiami a Palazzo Chigi, come fece con lungimiranza Ciampi nel 1993, imprese e sindacati. Lavoriamo da subito a un grande patto sociale per far ripartire l'economia del Paese». Il giorno dopo l'allarme-appello del governatore Ignazio Visco la leader della Cisl, Annamaria Furlan, punta a tradurre in concreto la via del nuovo «contratto sociale» indicata da Via Nazionale: «È assolutamente necessario un accordo per selezionare gli investimenti e spendere le risorse davvero ingenti che l'Europa ci attribuirà. Anzi, dico di più: un patto sulle riforme economiche necessarie renderebbe il nostro Paese più forte e credibile sul piano europeo». Cosa l'ha convinta dell'analisi del governatore Visco? «Aver fatto una fotografia molto veritiera e coraggiosa della realtà. Ma soprattutto aver definito bene un percorso per uscire da questa grave situazione. Ci aspetta un autunno terribile sul piano occupazionale. Bisogna accelerare le scelte e discutere subito la manovra per il prossimo anno». Da dove bisogna cominciare? «Come ha giustamente detto il commissario Paolo Gentiloni, il piano della Ue è un'opportunità importante che non bisogna sprecare se vogliamo davvero modernizzare il Paese e creare nuovi posti di lavoro stabili e di qualità. Per noi le parole d'ordine rimangono: sblocco immediato dei cantieri, nuove infrastrutture soprattutto nel Sud, rafforzare la sanità pubblica, più investimenti in digitalizzazione, innovazione, ambiente, scuola. Occorre individuare e sostenere fiscalmente i settori industriali più innovativi. Fare un grande investimento sulla formazione e sui nuovi profili professionali per essere pronti ai cambiamenti tecnologici, cogliendo con la contrattazione le potenzialità offerte dallo Smart working». Come si possono velocizzare procedure e lavori in un Paese dalla burocrazia eterna? «Possiamo migliorare il codice degli appalti, semplificando le procedure, senza ridurre i controlli sulla legalità e la sicurezza. La burocrazia si cambia coinvolgendo nei processi di cambiamento i lavoratori. Le riforme calate dall'alto non hanno mai funzionato». Le lungaggini colpiscono anche i lavoratori: si è visto con i ritardi nella cassa integrazione. «Sì ed è evidente che il sistema degli ammortizzatori vada razionalizzato. Non possiamo avere questo rimpallo di responsabilità tra Inps e Regioni. Ci sono milioni di lavoratori che ancora stanno aspettando i sussidi». Molti chiedono di utilizzare le risorse europee per la riforma fiscale. Siete favorevoli? «Il sistema fiscale può e deve accompagnare una politica di sviluppo, favorendo da una parte gli investimenti delle aziende, dall'altra l'aumento dei salari e delle pensioni, anche per sostenere i consumi. Occorre una riforma dell'Irpef a favore delle aree sociali medie e basse. Noi chiediamo che tutti gli aumenti contrattuali siano totalmente detassati in maniera strutturale». Il neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha lanciato l'allarme su un milione di posti a rischio, aggiungendo che il lavoro si crea se ci sono crescita ed investimenti. «Condivido le sue preoccupazioni. Ma al presidente Bonomi dico che la contrattazione è il vero strumento per aumentare la produttività e la competività delle nostre imprese, coinvolgendo i lavoratori. Per questo bisogna in primo luogo rinnovare i contratti». © RIPRODUZIONE RISERVATA Bonus autonomi anche per gli stagionali
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