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06/06/2020

«Un patto contro le infiltrazioni»

QN - Il Resto del Carlino

CAMERINO di Lucia Gentili Un nuovo accordo con l'Anac sui controlli di legalità nei cantieri della ricostruzione pubblica. È quanto emerso ieri dall'incontro del commissario straordinario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, con il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Francesco Merloni, i dirigenti e gli esperti delle due strutture. Anche alla luce delle ultime ordinanze di semplificazione, e in vista degli interventi normativi sugli appalti, hanno annunciato che lavoreranno insieme «per definire in tempi brevi un nuovo accordo, condiviso con le Regioni», nei territori colpiti dal terremoto del 2016. Già nei giorni scorsi, erano stati evidenziati forti ritardi nella messa a punto della piattaforma informatica per la gestione dei dati sulle presenze di uomini e di mezzi nei cantieri, previste dal protocollo quadro di legalità. E la struttura commissariale aveva iniziato l'analisi delle piattaforme informatiche di monitoraggio esistenti, per un loro adattamento anche a queste esigenze, e organizzato un tavolo di lavoro con la prefettura di Macerata per l'avvio a titolo sperimentale del progetto di controllo degli accessi nei cantieri. «La piena attuazione delle norme a tutela delle infiltrazioni della criminalità è prioritaria - ha commentato Legnini, che l'altroieri ha incontrato anche il prefetto Carmine Valente, capo della struttura di missione sisma 2016 del ministero dell'interno -. Tutti i controlli devono essere spinti al massimo, assicurando al tempo stesso il massimo della semplificazione, e rendendo operativa in tempi brevi una piattaforma informatica per la gestione del flusso di informazioni sui cantieri delle opere pubbliche. Sarà previsto anche un referente stabile per i necessari continui rapporti con l'Anac». «Ci sono forti ritardi e problemi non soltanto nella fase di esecuzione, ma anche in quella di aggiudicazione», hanno detto Legnini e Merloni. Entrambi hanno così evidenziato le difficoltà dovute dall'estrema frammentazione del numero di stazioni appaltanti, che coincidono ormai con i singoli Comuni, e che a volte non hanno risorse e capacità adeguate ad affrontare delle procedure d'appalto come quelle negoziali. «Dalle difficoltà emerse nell'attuazione di una disciplina che pure è speciale e derogatoria come quella per il sisma - conclude Merloni -, si può uscire soltanto con un cospicuo investimento sulle capacità di un numero ridotto di stazioni appaltanti in termini di digitalizzazione e attraverso nuove competenze tecniche e ora mancanti». © RIPRODUZIONE RISERVATA