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29/05/2021

Un Paese incatenato con la scusa dei protocolli antimafia

Libero - IURI MARIA PRADO

Il ricatto della "legalità"
■ Da quando è cominciata la pandemia, i magistrati antimafia e i romanzieri anticamorra - due categorie associate in tridente con i virologi televisivi - avvertono che la criminalità organizzata è in agguato per infilarsi nelle aziende in crisi e negli appalti pubblici, mettendo a strozzo gli imprenditori annichiliti dal coprifuoco e mirando ad appetitose commesse nei lavori della ripartenza. E sarà pure, col dettaglio che quel pericolo di infiltrazione c'è proprio quando l'economia è rallentata e dove essa è sottoposta a un regime sostanzialmente proibizionista, mentre è abbastanza notorio che l'intervento di Stato non è mai un presidio contro la contaminazione criminale ma semmai la favorisce e la istituzionalizza. Che un ottantasettenne che apre un conto corrente per la pensione o un'associazione di amanti della mazurca debbano firmare una risma di scartoffie antiriciclaggio è il segno esemplare di un sistema che pretende di garantirsi in legalità infilandosi in un pasticcio di inefficienza e dilapidazione di risorse: a cominciare dalla prima, il tempo, che occorrerebbe impiegare nel lavoro anziché nella richiesta del permesso di lavorare. L'AVVISO A CHI NON S'ACCODA Tenere chiuso, perché se apri entra la mafia; tenere così com'è il codice degli appalti, costi quel che costi, perché se gli togli una virgola dai il lasciapassare alla camorra; tenere in purezza il distillato statalista delle concessioni, dei permessi, dei nulla osta, delle autorizzazioni, dei sigilli, dei timbri, dei visti, perché altrimenti spadroneggia la 'Ndrangheta, significa semplicemente accreditare il pregiudizio qui assai diffuso secondo cui l'attività d'impresa costituisce un affare intrinsecamente maligno, il quale si assolve nella misura in cui lo Stato lo purifica tosandolo per bene e rendendolo virtuoso con la penitenza dei faldoni da compilare. In questo bel quadretto, ovviamente, non può mancare l'avviso a chi non si accoda, il quale come suggeriva l'altra sera Roberto Saviano, a DiMartedì - è pressappoco un favoreggiatore della criminalità organizzata se non capisce che l'economia va affidata alle procure della Repubblica, e che per tinteggiare un asilo o rifare il tetto di un pollaio occorre ottenere ventiquattro certificati antimafia. Il tutto, altrettanto ovviamente, in una bella requisitoria contro la sinistra che non è stata abbastanza occhiuta nella ricerca del concorso esterno in lassismo anticamorra, e soprattutto contro la destra, responsabile anche di peggio perché non si limita a far poco contro i picciotti ma vuole proprio stendergli i tappeti rossi. Molto meglio il modello italiano del post-Covid, la legalità dei cantieri chiusi. © RIPRODUZIONE RISERVATA