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26/05/2020

“Un nuovo piano industriale per connettere i distretti”

La Repubblica - Affari Finanza - s.car.

L'intervista / Elisabetta Ripa
Parla l'ad di Open Fiber: "I nostri soci l'hanno voluto ampliare, apportando nuove risorse, per rispondere alle esigenze emerse con la pandemia. Burocrazia: 7 mila Comuni e 100 mila permessi"
"L' esperienza degli ultimi due mesi ha spazzato via ogni dubbio: all'Italia serve la fibra ottica, quella che per ampiezza di banda, tempi di latenza e simmetria, ossia stessa capacità in download e in upload, permette alle imprese e alle famiglie di utilizzare al meglio tutte le applicazioni del mondo digitale, dalle videoconferenze alla tv via web, dalla teledidattica allo smartworking. Per questo abbiamo aggiornato il nostro piano industriale ampliando i nostri obiettivi di copertura per realizzare la rete di cui l'Italia ha bisogno per i prossimi 50 anni». Elisabetta Ripa, ad di Open Fiber è in attesa che i cda dei suoi soci, Enel e Cdp, concludano l'iter di approvazione dell'aumento di capitale deciso assieme al nuovo piano industriale varato nei giorni scorsi (e approvato con il sostegno di tutti i consiglieri», chiosa Ripa). È un tempo tecnico ma che definirà l'esatto ammontare dell'intervento. Intanto Ripa può però spiegare a Affari & Finanza a cosa sono destinate le nuove risorse: «L'aggiornamento del piano si muoverà lungo tre direttrici: l'ampliamento delle coperture, l'accelerazione nelle aree C e D, quelle a fallimento di mercato e su cui abbiamo vinto le gare Infratel, e infine i nuovi servizi legati alla connettività». Partiamo dall'ampliamento? «Nei primi anni di operatività di Open Fiber ci siamo impegnati nelle coperture delle aree metropolitane che abbiamo ormai completato quasi al 100% per il cluster A, le prime 15 città. Stiamo completando le successive 250 maggiori città, di cui 130 già in commercializzazione. Ma l'esperienza di questi mesi ci ha fatto capire l'urgenza di estendere ulteriormente il nostro piano ad altre famiglie e ai distretti industriali italiani, che sono prevalentemente nelle aree grigie. Si trovano a ridosso delle città e possiamo quindi sfruttare le sinergie con il lavoro già fatto. Ci siamo dati l'obiettivo di aumentare di circa 1,2 milioni le unità immobiliari da connettere. E saranno prevalentemente imprese. Nel 2019, grazie ad Open Fiber, l'Italia è stato il secondo Paese in Europa per crescita delle reti in Fibra. Abbiamo investito più di 1 miliardo di euro per farlo e recuperare un gap storico». Da dove è partita l'iniziativa? Da voi o dalle telco vostre clienti? «L'espansione verso il mondo business ci è stata richiesta soprattutto dai nostri clienti. Non solo quelli attuali, che registrano una crescente domanda di connessione a banda ultralarga da parte delle imprese, ma anche dai nuovi. Sono operatori nazionali, come Retelit, o Irideos, che fa capo ad F2i, o come Fastweb che ha un accordo con noi dallo scorso anno, ma anche da grandi operatori esteri che lavorano con le sedi italiane delle grandi multinazionali. Abbiamo un accordo con At&t, ma non è certo l'unica». E nelle aree a fallimento di mercato? «Qui il tema è accelerare per recuperare i ritardi nella partenza. Il piano Bul è del 2015, le gare sono iniziate nel 2016 e poi sono arrivati i ricorsi. Insomma la prima pietra è stata posata nell'aprile 2018 . Poi le autorizzazioni hanno richiesto più tempo del previsto. Ma ora grazie alle semplificazioni che il governo sta mettendo in campo ed al potenziamento del sistema produttivo chiuderemo gli oltre 2.300 cantieri aperti a completamento di una rete di oltre 90.000 km di fibra». La terza direttrice? «Sviluppare i nuovi servizi come le soluzioni di cloud distribuito o l'edge computing, ossia capacità di calcolo distribuita ai margini della rete e fondamentali per le nuove applicazioni. Il mercato delle Ict per le imprese offre grandissime opportunità: formato da connettività, voce e nuovi servizi a valore aggiunto, in Italia è stimabile sui 6,5 miliardi di euro. E il nostro è un mercato ancora piccolo: vale due terzi di quello francese, la metà di quello tedesco, il 45% dei quello britannico. Vuol dire che ci sono margini di crescita molto importanti. Per questo il nostro piano sul mondo business non si limita ad estendere le coperture ma aggiunge intelligenza di rete. E ora puntiamo anche a cogliere le opportunità offerte dai Voucher a sostegno della domanda». Accennava alle lunghezze degli iter autorizzativi. C'è un tema di inefficienza della burocrazia? «Noi lo sperimentiamo da tempo: abbiamo calcolato che abbiamo pratiche amministrative in corso in 7 mila comuni e si stanno concretizzando in 100 mila permessi. Un'enormità e uno spreco di risorse e tempo. Chiediamo di semplificare. La prima esigenza è presentare istanze uniche e uniformi su tutto il territorio. Per una stessa procedura ogni amministrazione ha il suo formulario e richiede condizioni diverse. Se già queste fossero unificate o ancora meglio sostituite con l'autocertificazione, il risparmio sarebbe ingente. E poi soprattutto vanno aggiornati il Codice degli appalti e le principali norme e regolamenti di riferimento». In che modo? «Cito un caso. Oggi nel mondo per posare la fibra si aprono delle microtrincee di pochi centimetri. Una macchina apre, posa e ripristina . Si può intuire da soli la rapidità di questo processo. Ma nella legislazione italiana le microtrincee non sono contemplate. Non possiamo inserirle nelle richieste di autorizzazioni perché le amministrazioni ce le respingono». In sintesi quindi qual è l'obiettivo del piano? «Superare i limiti ormai evidenti delle reti in rame, investendo nella realizzazione di una rete neutrale e in grado di soddisfare le esigenze di connettività degli italiani». - L'opinione Il nuovo obiettivo che ci siamo dati è superare i limiti ormai evidenti delle reti in rame, investendo nella realizzazione di una rete neutrale e in grado di soddisfare le esigenze di connettività degli italiani Il personaggio Elisabetta Ripa amministratore delegato di Open Fiber I numeri La crescita degli immobili connessi da Of

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