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26/05/2020

Un nuovo modello di sviluppo per la rinascita del Sud

Left - Leonardo Filippi

IN COPERTINA POLITICA
La ripartenza del Meridione è a rischio. E non solo perché ce la mafia che lucra sulla emergenza Covid. «Va riformato il Titolo V» avverte Sandro Ruotolo, giornalista e senatore
Se riparte prima il Nord, la locomotiva del Paese, e solo dopo il Sud, allora ci troveremo di fronte ad una decrescita infelice, lunga e difficile» dice a Lefi Sandro Ruotolo. Giornalista d'inchiesta da sempre in prima fila nella lotta alla mafia, Ruotolo è stato eletto senatore alle elezioni suppletive di febbraio nel collegio di Napoli, sostenuto dal Pd e da demA. «Dobbiamo chiedere al governo un piano per le periferie, per il Mezzogiorno. Nulla sarà più come prima», aveva dichiarato all'indomani della sua vittoria. Poi è arrivata la pandemia a travolgerci. Gli abbiamo chiesto un giudizio su cosa si sta facendo (e cosa no) per sostenere la ripartenza del Sud in questa fase difficile per il Paese. Col decreto Rilancio Conte intende rimettere in moto l'Italia. Riuscirà a farlo, in particolare per quanto riguarda il Sud? 155 miliardi stanziati sono distribuiti "a pioggia" e garantiranno effetti positivi in particolare per le piccole aziende. La mia preoccupazione è però che il Sud non riesca a tenere il passo in questa ripartenza. Dobbiamo recuperare la questione meridionale, proprio nel Mezzogiorno è possibile sperimentare subito il nuovo modello di sviluppo che tutti reclamiamo, sostenibile e orientato all'innovazione. Non sarà una passeggiata. La situazione è grave. Già prima del Covid eravamo con la Grecia uno dei Paesi Ue che ancora non aveva recuperato i livelli economici pre-crisi del 2009. Lo Svimez ci ricorda che in 15 anni sono emigrate dal Mezzogiorno oltre 2 milioni di persone. Ora le previsioni parlano di un crollo del Pil del -9%. Il Covid ha chiarito che il liberismo è al capolinea, come ben illustrato dall'incapacità del modello lombardo di sanità privata di reagire all'emergenza. Bisogna cambiare rotta. Conte ha spiegato che uno dei punti qualificanti della "manovra" è la ricerca. Bene, ma non basta. Servono interventi mirati, in particolare per il Sud. Cito due tra le tante crisi industriali aperte, la Whirlpool di Napoli e l'ex Ilva di Taranto. Lo Stato non può limitarsi ad erogare ammortizzatori sociali, si deve osare di più. Serve un piano di rilancio del Mezzogiorno, insomma. Il ministro Provenzano aveva presentato il suo pochi giorni prima che esplodesse in Italia il contagio. Il suo Piano Sud 2030 mi piace, il 34% fissato come quota di investimenti pubblici da destinare al meridione è un punto che deve continuare a guidarci. Oltre agli investimenti serve poi riqualificare il welfare, ma anche prendere coscienza della nuova organizzazione del lavoro, rinnovando lo Statuto dei lavoratori. E ancora, i nostri territori sono devastati da terremoti ed alluvioni, vanno messi in sicurezza, rompendo con il passato. Nel frattempo, la criminalità organizzata approfitta di questa fase di fragilità economica per ampliare le proprie attività di usura. Come reagire? I segnali che arrivano dal territorio sono preoccupanti, io stesso sono andato a denunciare alcuni fatti di mia conoscenza a Napoli. Per affrontare il problema occorre prima di tutto essere veloci, è una corsa contro il tempo: l'economia legale deve arrivare prima di quella illegale, in un momento in cui quest'ultima ha una grande disposizione di liquidità, di cui molte piccole aziende, commercianti, imprese dell'agroalimentare, hanno bisogno. Certo, velocità non significa tralasciare i controlli, rinunciare alla certificazione antimafia, al codice degli appalti. No. Ma dobbiamo essere più rapidi. Il prossimo decreto annunciato da Conte, quello sulle semplificazioni, dovrà andare in questa direzione. La sfida è avere meno burocrazia e più controllo sui flussi finanziari. Sistemi sanitari che procedono autonomamente, garantendo diritti diversi ai cittadini italiani. Risse tra regioni. La governatrice della Calabria che dispone aperture anticipate. Come guardare, oggi, a chi reclamava un'ulteriore dose di autonomia regionale? Questa emergenza ha reso evidente gli errori compiuti in questo ambito anche da una parte del centrosinistra. Sulla sanità un cittadino della Campania riceve 45euro in meno di un veneto, 40 euro meno di un lombardo. E follia pura. Si può uscire dalla crisi solo se lo si fa insieme. Una revisione del Titolo V della Costituzione è fondamentale. In Calabria Jole Santelli ha agito così perché doveva stare sull'onda leghista di Zaia e del centrodestra, di fronte a questi gesti politici mi cadono le braccia, significa non essere all'altezza dei compiti che la pandemia impone.