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30/05/2020

Un metro in classe e pranzo al sacco: così ripartiranno le scuole

Il Sole 24 Ore - Eugenio Bruno

LINEE GUIDA E DECRETO
Intanto il Senato vota la fiducia al provvedimento su concorso e supplenze
Il ritorno in classe a settembre è un po' più vicino. Mentre il Senato votava con 148 voti a favore e 77 contrari la fiducia sul decreto Scuola il Comitato tecnico scientifico (Cts) completava le linee guida per la riapertura post-coronavirus degli istituti. Un metro di distanza (2 nelle palestre), obbligo di mascherina dai 6 in su ed eventuale lunch box per i pasti: queste le principali raccomandazioni degli scienziati del ministero della Salute che la titolare dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha deciso di recepire.

Il documento di 24 pagine del Cts parte dalla solita fotografia delle scuole italiane: 8,4 milioni di alunni tra statali e paritarie, 730mila prof (di cui 300mila over 54enni) e 58mila edifici, di cui solo 21mila costruiti dopo il 1976. E dopo una lunga premessa fatta di confronto internazionale e considerazioni generali arriva alle disposizioni organizzative suggerite per settembre. A cominciare dall'ammissione in classe solo se non si ha febbre (senza la misurazione della temperatura all'ingresso) e se non si è stati a contatto con pazienti positivi al Covid-19. Si passa poi alla prescrizione di un metro di distanza (2 in palestra) tra le persone,alla riduzione della presenza dei genitori e all'indicazione del lunch box come extrema ratio per consumare il pasto a scuola. Lasciando alle scuole il potere di auto-organizzare la didattica in base alla capienza delle aule, alla popolazione studentesca e alla disponibilità di spazi alternativi i tecnici della Salute prescrivono una pulizia straordinaria pre-apertura seguita da azioni quotidiane di sanificazione e arrivano all'obbligo di mascherina per il personale e per tutti gli alunni. Ma solo dalle elementari in su.

E veniamo al decreto Scuola. Iniziato male, con le ripetute liti tra maggioranza e opposizione e con l'alta tensione strisciante anche tra le forze che sostengono il governo Conte, l'iter a Palazzo Madama del Dl è finito anche peggio. Con una battuta sessista del senatore forzista Giuseppe Moles («Credibilità come la verginità, impossibile da recuperare») ai danni della ministra Lucia Azzolina - già costretta alla scorta dopo le ripetute minacce ricevute via social nei giorni scorsi - che dà la cifra del livello a cui è arrivato il dibattito politico su un provvedimento che rinvia all'autunno il concorso straordinario per 32mila cattedre riservate ai precari con 3 anni di servizio negli ultimi 12 (che si svolgerà con uno scritto a risposta aperta e non più a crocette).

Soddisfatta per l'ok alla fiducia la stessa Azzolina che parla di «testo migliorato» e promuove il lavoro della maggioranza: «Ha guardato alla qualità del sistema d'istruzione». Tra le novità principali spiccano i super-poteri a sindaci e presidenti di provincia in materia di edilizia scolastica: agiranno come commissari e potranno derogare al codice appalti per accelerare i lavori in vista della riapertura di settembre. Degni di nota poi, da un lato, il "paracadute" per i privatisti che svolgeranno l'esame preliminare (in presenza) a partire dal 10 luglio e la maturità a settembre ma nel frattempo potranno partecipare, con riserva, ai test d'ingresso all'università e ai concorsi pubblici. E, dall'altro, la possibilità di ripetere l'anno (su richiesta della famiglia) per gli studenti con disabilità rimasti indietro. Oltre ai giudizi che alla primaria sostituiscono i voti: un evergreen visto che dal 1977 a oggi è già l'ottava volta che si interviene sul tema.

Il Dl passa ora alla Camera per un secondo esame lampo: è atteso in aula il 3 giugno e va convertito in legge entro il 6. Una data da non "bucare" visto che contiene la cornice giuridica dell'esame di maturità in presenza e della licenza media online in programma nelle prossime settimane.

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