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19/06/2020

Un infinito braccio di ferro giudiziario per un bando che vale 4 miliardi

La Repubblica - Andrea Bulleri

La storia
Un braccio di ferro lungo quasi dieci anni. Una contesa passata al vaglio di Tar, Consiglio di Stato, Corte di giustizia europea e ora anche della procura di Firenze. È la maxi gara per il trasporto pubblico regionale della Toscana: un bando da 4 miliardi di euro ideato nel 2010, pubblicato nel 2015 e assegnato provvisoriamente alla fine dello stesso anno.
Da una parte Autolinee Toscane, società che fa capo alla francese Ratp (che già gestisce le linee della tramvia fiorentina attraverso Gest), risultata aggiudicataria del servizio di trasporto pubblico su gomma in tutto il territorio toscano per i prossimi 10 anni: dal 1° giugno 2020 al 31 maggio 2031, partenza poi rimandata di un mese a causa dell'emergenza coronavirus. Dall'altro lato Mobit Scarl, il raggruppamento degli attuali gestori: 14 consorzi e 26 imprese toscane tra cui Cap, Ataf e Linea, con Busitalia di Ferrovie come capofila. È stata Mobit, esclusa dall'appalto, a dare inizio cinque anni fa alle carte bollate, lamentando irregolarità nell'assegnazione ad Autolinee.
Prima attraverso i tribunali amministrativi, poi con l'esposto in procura. Al centro della battaglia giudiziaria una gara innovativa: per la prima volta, la Regione metteva a bando in un unico maxi-lotto tutto il trasporto pubblico su autobus della Toscana, fino a quel momento "spezzettato" in tante piccole assegnazioni locali. «Avevamo circa 14 consorzi, aziende legate anche alla politica e alle istituzioni locali, con tanti sprechi», spiegò Rossi intervistato da Askanews nel 2015.
L'appalto è imponente: 4 miliardi - finanziati da Regione, Comuni e dalla vendita dei biglietti -, 5.500 dipendenti da assorbire e 2.100 autobus da sostituire, su una flotta totale di 2.900 mezzi. Un boccone appetitoso, tanto che non appena il servizio viene assegnato in via provvisoria ad Autolinee (in vista dell'assegnazione definitiva una volta accertato il possesso di tutti i requisiti), Mobit ricorre al Tar. I giudici impongono a entrambi i contendenti di riscrivere il Piano economico finanziario (Pef), documento che giustifica da un punto di vista contabile l'offerta presentata. Segue una seconda assegnazione ad Autolinee e un nuovo ricorso al Tar di Mobit, che stavolta lamenta la mancanza di giusta concorrenza con i francesi di Ratp, già aggiudicatari (con affidamento diretto) del tpl parigino. Il tribunale boccia il ricorso, e lo stesso fa il Consiglio di Stato a fine 2019, dopo aver trasmesso gli atti alla Corte di giustizia europea. Intanto Mobit presenta un nuovo esposto sul Pef di Autolinee, che nel piano avrebbe omesso i costi di leasing dei bus. Ma è un'altra bocciatura, da parte del Tar e del Consiglio di Stato.
Ma la guerra non finisce qui. Il bando infatti non solo obbliga i vecchi gestori a vendere depositi e officine dei bus alla società entrante, ma anche a passare a questa i Tfr accantonati degli oltre 5 mila dipendenti, un "tesoretto" da 50 milioni di euro. Un nodo ancora tutto da sciogliere: Mobit ritiene troppo basso il prezzo degli immobili fissato ormai cinque anni fa (circa 200 milioni). E per questo non ha intenzione di cedere i depositi, senza cui At non può entrare in servizio. C'è poi la questione Tfr, che Mobit ritiene di dover girare all'Inps e non direttamente ai francesi. Soldi, ancora una volta, che ad Autolinee servono per cominciare a operare. Ed è proprio questo il punto sul quale ieri Rossi ha annunciato di voler presentare a sua volta un esposto in procura contro Mobit.

Foto: kIl governatore Enrico Rossi è indagato nell'inchiesta sull'assegnazione della gara per i bus toscani