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05/09/2020

Un impegno a tutto campo

PuntoEffe - Giuseppe Tandoi

Il ruolo svolto dalle aziende produttrici di farmaci equivalenti durante il lockdown e le sfide, e incertezze, del futuro. A colloquio con Fabio Torriglia, vice presidente di Assogenerici, responsabile del Gruppo di lavoro canale farmacia e distribuzione intermedia
demia. Anche i farmacisti hanno dato prova di grande professionalità, mettendo a disposizione la propria esperienza e dedizione nell'assistenza dei pazienti sui territori, garantendo il farmaco in maniera continuativa. I presidi garantiti dal Medico di medicina generale e dai farmacisti rappresentano il perno attorno al quale i pazienti dovranno continuare a trovare la assistenza più qualificata, e noi aziende del comparto saremo a loro fianco. Il presidente di Assogenerici Hausermann afferma che urge una nuova governance del farmaco, basata su tre pilastri: revisione dei tetti di spesa, dei meccanismi di prezzo e rimborso, e soprattutto delle forme di distribuzione di diverse categorie di farmaci fuori brevetto. Vogliamo entrare un po' nel dettaglio? Da anni chiediamo la rimodulazione dei tetti di spesa, a fronte del palese sottofinanziamento della spesa ospedaliera: nonostante le buone intenzioni che lo scorso anno hanno fatto anche da cornice all'accordo per la chiusura dei contenziosi sul pay-back, la norma non è stata inserita nella Legge di Bilancio per l'anno in corso e questo meccanismo continua di fatto a sottrarre fondi al capitolo complessivo della farmaceutica. Per quanto riguarda prezzi e rimborsi, basta fare una verifica in farmacia: il prezzo medio dei nostri prodotti è di 6 euro e la politica del massimo ribasso sui prezzi sta da tempo minando la possibilità di tenuta da parte di molte nostre aziende. La mancata valorizzazione del meccanismo concorrenziale di generici e biosimilari - da attuare reinvestendo nella farmaceutica le risorse liberate grazie ai nostri prodotti - rischia in realtà di determinare la fuoriuscita di operatori dal mercato, determinando un monopolismo di ritorno che non farebbe bene al Ssn. E sulla distribuzione? Lo stesso ragionamento si applica alla scelta distorsiva di dirottare sulla distribuzione diretta e per conto intere categorie di prodotti fuori brevetto e di ampio uso che non necessitano di controllo ricorrente: una norma a tutela del paziente e riferita solo a particolari categorie di prodotti viene utilizzata viceversa da tempo a svantaggio di quest'ultimo. La riforma della governance che sollecitiamo da tempo deve invece tenere in conto soprattutto e in primo luogo la sfida delle cronicità, riportando in farmacia tutto ciò che serve a sostenerla. Tra le questioni più scottanti quella del gain sharing: di cosa si tratta, uscendo dalla terminologia per addetti ai lavori? In realtà il concetto di "condivisione degli utili" è mutuato dal mondo del lavoro: sono gli incentivi che l'azienda riconosce ai propri dipendenti che contribuiscono a migliorare l'efficienza dell'azienda. Applicato al nostro settore significa tracciare e valorizzare tutte le risorse disponibili da reinvestire nel Ssn a vantaggio dei pazienti, che ne sono gli "azionisti". È in quest'ottica che abbiamo sollecitato le istituzioni a considerare, in relazione a qualsiasi scelta che coinvolga i nostri prodotti, il valore di cui essi sono portatori in termini di sostenibilità del sistema e ampliamento della platea dei pazienti che possono accedere alle cure. Nuova remunerazione della farmacia, questione annosa: qual è la posizione di Assogenerici? Su questo argomento non abbiamo mai cambiato opinione: alla luce delle considerazioni fatte fin qui non possiamo non respingere al mittente qualsiasi soluzione che abbia delle ricadute sulle quote di spettanza dell'industria e sul prezzo al pubblico. Tra l'altro, proprio il ritorno dei prodotti dalla distribuzione diretta alla convenzionata contribuirebbe a garantire una maggiore sostenibilità alle farmacie, dal momento che gli avanzi registrati dalla spesa di fascia A, quest'anno si aggirano sugli 800-900 milioni di euro. Le associazioni europee del comparto farmaceutico lamentano uno scarso supporto da parte delle istituzioni comunitarie, che potrebbe ripercuotersi sul mercato continentale nel caso si presentasse una seconda ondata del virus. Possiamo riassumere le criticità da voi evidenziate? Le aziende europee hanno instaurato fin dall'inizio dell'emergenza un dialogo tecnico trasparente con le istituzioni europee, con l'obiettivo di mantenere, in relazione alla pandemia, la flessibilità necessaria per spostare rapidamente i medicinali tra i Paesi in base alle esigenze dei pazienti. E il modello ispiratore era stato proprio il rapporto di collaborazione instaurato in Italia con la nostra agenzia, l'Aifa. Viceversa, per prepararsi a una nuova possibile ondata della pandemia in autunno, la direzione generale Santé ha preferito affidarsi a una procedura di gara europea congiunta tra più Stati Membri per la fornitura di medicinali utilizzati per pazienti in terapia intensiva soggetti alla nuova malattia del coronavirus (Covid-19). Il bando in questione non è mai stato pubblicato e non c'è stato nessun tentativo di confronto e dialogo con le organizzazioni industriali del comparto: è stata mandata una lettera d'invito a un panel selezionato di aziende. Le conseguenze? A parte l'opacità della condotta la normativa degli appalti congiunti non è assolutamente utilizzabile per la fornitura di farmaci fuori brevetto, che presentano più titolari di Aic e che vengono commercializzati attraverso licenze e presentazioni specificatamente nazionali. In più il bando non reca impegni sui volumi, rendendo impossibile qualsiasi programmazione delle capacità produttive da parte delle aziende, che dovranno comunque onorare i singoli contratti di fornitura già stretti con i singoli Paesi e Regioni. In questo modo le aziende sono paralizzate: si scaricano tutti i rischi finanziari sulle imprese che rischiano di accumulare scorte per far fronte a ordini che potrebbero non arrivare mai. Una distorsione che il nostro comparto non potrà gestire.