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31/05/2019

UN FRAGILE ARMISTIZIO POST EUROPEE

Avvenire - MARCO IASEVOLI

Lʼanalisi
segnali sono oscillanti. La veloce archiviazione in mattinata, da parte di Salvini, del caso-Rixi, ha fatto pendere per qualche ora la bilancia nella direzione di una ripresa - seppure lenta dell'ordinaria attività di governo. Anche la riunione di mezzogiorno del premier Conte con i capigruppo per coordinare l'attività parlamentare è sembrata, sulle prime, un ritorno ad un fisiologico coordinamento tra governo e maggioranza. E nel filone dell'esecutivo che riparte si inserisce anche il successo serale di Di Maio nella consultazione on line sulla sua leadership in M5s. Ma ciò che è avvenuto in mezzo a questi tre fatti ha tutt'altro tenore e significato: l'immediato rilancio del vicepremier leghista sui «problemi» legati ai dicasteri guidati da M5s (Difesa, Ambiente, Infrastrutture...), sul dossier fiscale e sulla Tav, con altrettanto repentine repliche irritate del Movimento, ha fatto capire che una vera e propria pace non è stata ancora siglata. Meno che mai concilianti sono le proposte del Carroccio sul Codice degli appalti e sui "condoni". Anche la risposta che l'Italia si avvia a dare all'Unione Europea sull'imminente procedura sul debito, una risposta senza impegni precisi, offre la sensazione di un esecutivo che recupera u n minimo di filo comune al solo scopo di non innervosire ulteriormente i mercati e di non arrivare slabbrato al difficile negoziato per evitare la manovrina correttiva che invece Bruxelles sembra voler imporre entro luglio. Parlare di tregua fragile può forse suonare retorico ma risponde allo stato dei fatti. E rispondi ai dubbi che hanno i due vicepremier, in particolare Salvini: il segretario della Lega non è certo che un'eventuale crisi lo premi ad elezioni politiche anticipate che si svolgono con regole e affluenze diverse rispetto alle Europee e con la spada di Damocle dei conti pubblici "puniti" da mercati e Ue.