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29/01/2021

«Un appalto da 5 milioni pilotato e poi gonfiato» Le accuse dei magistrati e la perizia sui materiali

La Nuova Ferrara

Ente Fiera, Acer e Aec Costruzioni i protagonisti della turbativa d'asta Dalle carte "passate" per assegnare i lavori alla verifica sul cemento
il puntoFaceva caldo nel giugno scorso, dentro e fuori gli uffici di Ferrara Fiera, quando Carabinieri e Guardia di finanza fecero scattare il blitz nella sede di via Bologna con perquisizioni e sequestri a raffica, anche in mezza Italia, nelle case e nelle sedi delle aziende dei 14 indagati coinvolti. E dopo una giornata sudaticcia, per quei primi caldi, il legale di Parisini, l'avvocato Riccardo Caniato, arrivava - efficacemente - a scomodare la neve per fotografare l'inchiesta che ha poi travolto la gestione dell'Ente, prima di Nicola Zanardi poi di Filippo Parisini: «L'inchiesta? Era una palla di neve, adesso è diventata una valanga». La valanga delle indagini non si è ancora fermata, altri sei mesi per verificare, per riscontrare le accuse, ma non solo quelle di Pietro Scavuzzo, che oltre alle parole (dell'esposto) ha anche portato in procura nastri registrati di suoi colloqui con tutti gli indagati coinvolti, primi tra tutti Parisini appunto e Aldino Cavallina. Punto chiave di questa inchiesta, poiché manager tecnico (ingegnere) che rappresentava la ditta Aec nel Ferrarese, con un passato nella Grande politica con il vecchio Pci, poi come sindaco di Ro Ferrarese e quindi tesoriere provinciale dei Ds. L'inchiesta ruota attorno all'appalto che - secondo le ipotesi d'accusa - sarebbe stato pilotato e assegnato alla ditta Aec di Modena: lavori finanziati con 5 milioni sborsati dalla Regione Emilia Romagna per la ristrutturazione della Fiera e l'adeguamento antisismico dopo il terremoto del 2012. Da qui il reato della turbativa d'asta condiviso tra Ferrara Fiera (indagato Parisini), committente dell'opera; l'Acer (istituto case popolari) che aveva il ruolo di ente appaltante, con il compito di assegnare l'appalto, per conto di Ferrara Fiere, come poi fece ad Aec (per cui sono indagati i tre dirigenti); e quindi Aec stessa che realizzò l'opera (indagati Cavallina e i vertici Zaccarelli e Mantovani) e infine l'ingegner Davide Grandis, direttore dei lavori e progettista. Come è emerso nell'indagine, ricostruisce l'accusa, prima dell'assegnazione dell'appalto furono "passati" e fatti filtrare documenti e progetti ad Acer, che andavano a senso unico su Aec. Ma i nodi sull'appalto non si fermano qui: sono in corso infatti gli esami tecnici di una perizia ordinata dalla procura all'ingegnere Carlo Pellegrino (lo stesso dei test sullo stadio Mazza sequestrato) che dovrà verificare i materiali usati nell'intervento e soprattutto la presenza o meno di calcestruzzo impoverito. È questo il nuovo scenario che gli inquirenti stanno verificando: perché l'appalto potrebbe essere stato gonfiato, nel senso che la richiesta di 5 milioni era superiore alle spese reali di ristrutturazione. E allora ecco le verifiche sull'uso di materiali diversi e lavori a capitolato mai eseguiti, non necessari o non legati ai danni del terremoto. Da qui la superperizia eseguita con carotaggi nelle piattaforme di fondazione, pilastri nonché su muri e le strutture. La ragione della perizia, in un'inchiesta per tangenti e accordi sotto banco nasce in parte da un colloquio registrato in cui Parisini, parlando dei costi da contenere esclamava: «Ma allora mettiamoci meno cemento! ». Una battuta e nulla più? Forse, ma visto che Aec è stata indagata per l'uso di cemento impoverito (accuse poi cadute) le verifiche oltreché dovute e volute. -© RIPRODUZIONE RISERVATA