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13/09/2018

Ultimatum M5S a Tria sul reddito Poi Di Maio frena ma lo spread sale

Il Sole 24 Ore - Carmine Fotina Gianni Trovati

Cantiere manovra. Il presidente di Confindustria, Boccia: «Alla legge di bilancio bisogna aggiungere misure che abbiano attenzione per la crescita»
ROMA

L'avvicinarsi dell'appuntamento con i numeri aggiornati del Def e il peggioramento del quadro di finanza pubblica, che ha quasi cancellato la riduzione del debito prevista per quest'anno, fanno risalire la tensione politica sulla manovra. Ieri le fiammate sono arrivate dal Movimento 5 Stelle, che preme sull'Economia per far crescere gli spazi da destinare al reddito di cittadinanza. In mattinata era trapelato una sorta di ultimatum, dedicare 10 miliardi al debutto del reddito di cittadinanza per evitare la richiesta di dimissioni del ministro dell'Economia Giovanni Tria. Per calmare la situazione è intervenuto il vicepremier Di Maio, e da Palazzo Chigi negano pressioni e soprattutto richieste di dimissioni. Ma la tensione resta. E dopo giorni in discesa torna a risalire il rendimento dei titoli italiani (il decennale ha chiuso a 2,94%) e quindi lo spread (237 punti nei dati Reuters, 254 in quelli Bloomberg con l'aggiornamento del benchmark).

Nell'ultimo vertice a Palazzo Chigi il dossier si è concentrato su un intervento in due tempi: 4 miliardi subito, non troppo difficili da trovare inglobando i 2,8 miliardi già in bilancio per il reddito di inclusione e altre misure di welfare, per avviare la riforma dei centri per l'impiego e la «pensione di cittadinanza». Più complicato è il secondo passo, che già da metà anno punterebbe a garantire l'aiuto a tutti gli italiani (oltre 5 milioni) sotto la soglia della povertà assoluta. Le stime parlano di un costo da 4-5 miliardi.

Ma le sorti di tutte le misure chiave per la maggioranza a due dipendono dagli spazi fiscali che il governo riuscirà a costruire puntando sul rilancio della crescita. «Alla legge di bilancio bisogna aggiungere misure che hanno una attenzione alla crescita», sostiene il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, citando «un piano di inclusione dei giovani, la dotazione infrastrutturale, i tempi certi nella realizzazione delle opere, i tempi stretti delle sentenze della giustizia, l'incremento del fondo di garanzia per le Pmi, i pagamenti della Pa».

Il pacchetto crescita del resto si sta definendo con la stesura delle norme per industria e Pmi. Continua il lavoro per un taglio del cuneo fiscale, riservato però alle imprese più innovative. Per gli incentivi potrebbe esserci un parziale riordino. L'orientamento è ricalibrare gli strumenti di politica industriale in chiave micro e Pmi, aumentando la quota di piccole imprese che ne beneficiano riducendo di conseguenza quella delle più grandi. Questo schema vale per "super" e "iperammortamento" (si veda anche l'articolo a pagina 7), che saranno riconfermati per il 2019 ma più in ottica Pmi, o con aliquote differenziate tra piccole e grandi o con un sistema a «tetti». La proroga, rilanciata anche dal ministro Tria, è l'opzione preferita dallo Sviluppo economico rispetto all'alternativa targata Lega, che propone un'Ires al 15% sugli utili reinvestiti. Quest'ultima sarebbe una misura strutturale, sottolineano dalla Lega, ed eviterebbe quindi di vincolare la programmazione degli investimenti alle proroghe annuali degli sconti fiscali. Iper e super però costerebbero meno, e aiuterebbero il ministero di Di Maio a conservare una dote per le misure sociali.

Rifinanziamenti in vista per altre misure che il governo "gialloverde" ha ereditato dalle gestioni precedenti: contratti di sviluppo, legge 181 sulle aree di crisi, piano straordinario per il made in Italy. Anche il Fondo centrale di garanzia sarà rialimentato, con un focus più marcato sulle micro e piccole imprese.

Ma è anche la leva degli investimenti pubblici a giocare un ruolo decisivo al ministero dell'Economia per far quadrare i conti della manovra. La possibilità di mettere in calendario una crescita del Pil meno stentata di quella che si prospetta senza interventi, complicata anche dalla frenata della produzione industriale, aumenterebbe gli spazi fiscali per far partire l'attuazione del contratto di governo. I piani su cui si lavora sono tre: il rafforzamento delle forze di progettazione nella Pa centrale, anche attraverso il piano di assunzioni ad hoc che sta mettendo a punto la Funzione pubblica, la semplificazione normativa a partire dal Codice appalti e lo sblocco degli avanzi degli enti locali con una modifica del pareggio di bilancio che potrebbe valere una capacità di spesa di un 1-1,5 miliardi in più per il prossimo anno (ma la questione si incrocia con lo stop al bando periferie). Una spinta in quest'ottica può arrivare anche dalle società pubbliche, tornate al centro di una nuova polemica con l'attacco di Di Maio sulla pubblicità ai giornali. «Stiamo approntando la lettera alle società partecipate di Stato per chiedere di smetterla di pagare i giornali con investimenti pubblicitari - ha spiegato - e in manovra porteremo il taglio dei contributi pubblici indiretti alla stampa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per le imprese si lavora a un taglio del cuneo per chi innova e a un riordino degli incentivi a favore delle Pmi

I CAPITOLI DEL «PACCHETTO CRESCITA»

FISCO

Sul «4.0» due fronti

Incentivi e «cuneo»

Si lavora alla proroga dell'iperammortamento e del superammortamento per il 2019. Quanto al prospettato taglio del cuneo fiscale, potrebbe essere riservato alle imprese più innovative

rilancio infrastrutture

Più forza ai progetti

Assunzioni «specializzate»

Attivare la leva degli investimenti pubblici a sostegno della crescita. È l'obiettivo del governo che punta su un piano di assunzioni di professionalità elevate per rafforzare le capacità progettuali della Pa

RIFINANZIAMENTI

Dalla 181 al «made in»

Continuità con gli ultimi anni

Rifinanziamenti in vista per altre misure ereditato dalle gestioni precedenti: contratti di sviluppo, legge 181 sulle aree di crisi, piano straordinario per il made in Italy, Fondo centrale di garanzia

enti locali

Sblocco degli avanzi

VENTURE CAPITAL

Un nuovo fondo

Risorse anche da partecipate

In arrivo una piattaforma pubblica per il venture capital a favore delle startup in cui convogliare anche risorse provenienti dagli enti previdenziali e dalle partecipate statali.

LA LEVA DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI

Spazi per 1-1,5 miliardi

Una modifica alle regole sul pareggio di bilancio consentirebbe lo sblocco degli avanzi degli enti locali. Con una capacità di spesa fino a 1,5 miliardi in più per il prossimo anno

semplificazioni

Nodo codice appalti

Modifiche sblocca-cantieri

Il governo accelera anche sulle modifiche al Codice appalti. Con un anticipo per decreto legge e correzioni circoscritte e di immediato impatto soprattutto con l'obiettivo semplificazione e sblocca-cantieri


Foto:

ANSA


Foto:

Pressing M5S sull'Economia . --> Il vicepremier Luigi Di Maio con il ministro Giovanni Tria. I Cinquestelle premono per far crescere in manovra gli spazi finanziari da dedicare al reddito di cittadinanza

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