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01/07/2020

Ultima beffa del governo: tasse rinviate di 20 giorni

Libero - ANTONIO CASTRO

MA CHE AIUTO È?
Slittano le scadenze per le imposte, ma solo fino a fine luglio Intanto la maggioranza si spacca su semplificazioni e Mes
■ Venti giorni di rinvio (dal 30 giugno al 20 luglio). O 50 giorni (rinvio al 30 agosto) pagando una 0,40% in più come interessi. Ieri con un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) è stato deciso che i versamenti fiscali slitteranno dal 30 giugno al 20 luglio 2020 senza maggiorazione. La proroga prevede che dal 21 luglio al 20 agosto 2020 si possa pagare una maggiorazione dello 0,40% come interessi. Un differimento dei termini approvato solo in extremis e temporalmente modesto che non ha fatto altro che moltiplicare i mulumori fuori e dentro la maggioranza. I FONDI DELLA DISCORDIA E così dai maldipancia si rischia di andare a sbattere in vere e proprie liti. Ad alimentare le tensioni sarebbe bastata la bozza circolata ieri del decreto Semplificazioni o la discussione sull'accettare o meno i fondi europei Mes. Tanto più ora con numeri ballerini al Senato, uno sfilacciamento continuo della maggioranza e provvedimenti miliardari (come il dl Rilancio), che stentano a trovare una sintesi. Come sta accadendo nelle ultime ore in commissione Bilancio, in futuro in Aula senza per forza ricorrere la voto di fiducia come già ventilato dentro la maggioranza. I 48 articoli della bozza del dl Semplificazioni ieri hanno sollecitato inevitabili mugugni. E difficilmente oggi gli animi si rassereneranno. È vero che il testo, messo a punto da Palazzo Chigi, raccoglie anche gli input arrivati dai vari ministeri, e quindi ha già fatto una sintesi tra richieste e posizioni. Ma non tutte le indicazioni sono state accolte Facile intercettare quindi malumori all'interno della compagine di maggioranza. E non solo. I dubbi dei pentastellati, in particolare, sono concentrati sulla estrema semplificazione degli appalti. Tra i parlamentari grillini serpeggiano tanti. A cominciare dalla scure sulla certificazione antimafia, sulle norme per l'edilizia, sulla via semplificata per l'ambiente. Un colpo di spugna che non viene digerito dai duri e puri del Movimento. Tanto più dopo le polemiche degli ultimi giorni sui cantieri autostradali in particolare sulle già martoriate arterie liguri. Tutti questi maldipancia potrebbero saltare fuori oggi alla riunione tra il premier Giuseppe Conte - che preme per l'approvazione del dl già in settimana - e i capidelegazione della maggioranza. Ma le tensioni delle ultime ore riguardano anche il metodo e non solo i contenuti, soprattutto sul fronte Pd. «È come per gli Stati generali dell'Economia», rumoreggiano esponenti di spicco del partito democratico, che non vorrebbero ripetere la procedura: ovvero apprendere dei dei previsti provvedimenti quando i giochi sono fatti, magari con una bella conferenza stampa già pronta e impacchettata. «Sul Dl ci chiedono indicazioni, poi arriva un testo e non ce n'è traccia». Il presidente del Consiglio consapevole dell'effetto mediatico boomerang degli Stati Generali, giudicati dai più una inutile e prolungata passerella - vorrebbe cambiare marcia rapidamente. Dai conti del ministero dell'Economia tra progetti e piani infrastrutturali approvati ci sono 127 miliardi di interventi cantierabili. Peccato però che tra lungaggini, procedure e timori di finire sotto inchiesta per un errore formale, molti dei piani faraonici (ma pure dei più modesti interventi) siano rimasti sulla carta. APPALTI RAPIDI L'accelerazione che il governo vorrebbe impartire è finalizzata a dare una bella spinta all'economia post Covid. E per questo si ipotizza che «fino al 31 luglio 2021» non siano più necessarie le procedure di gara per affidare i lavori con soglia di 5,3 milioni di euro. È prevista anche la possibilità di deroga all'iter ordinario del Codice appalti, con procedure a trattativa ristretta, anche per le opere di rilevanza nazionale individuate dalla presidenza del Consiglio. Mentre solo per gli interventi infrastrutturali più complessi - e con un «alto tasso di difficoltà attuativa» - arriveranno uno o più commissari straordinari. Insomma, un po' la replica su larga scala del modello seguito per il ponte di Genova. Appena un anno. Il decreto - che non soddisfa neppure il pianeta sindacale dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri entro il fine settimana. Ma sulla certificazione antimafia "alleggerita", sulle norme per l'edilizia e sulla Via semplificata le perplessità non mancano. Anzi. Il governo deve contemporaneamente portare avanti anche la richiesta di "scostamento di bilancio" per mettere in campo il ventilato "decreto luglio" da 20 miliardi. E tanto per mettere un po' di peperoncino c'è pure la frizione sui fondi europei Mes. Quanto basta per un luglio/agosto che si annuncia incandescente.

Foto: Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (LaPresse)