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13/07/2021

Twin towers, un punto per le difese

La Stampa - ELISABETTA TESTA

Il giudice ha revocato e rivisto per alcuni degli indagati l'ordinanza che vietava l'attività professionale Coinvolti tecnici, imprenditori e un funzionario in congedo della Provincia
ASTI Sono state revocate alcune delle misure cautelari interdittive emesse nei confronti di otto tra imprenditori edili e professionisti, finiti nel mirino dell'operazione «Twin Towers», condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Squadra Mobile della Questura di Asti. Le misure (riguardavano di fatto la sospensione dell'attività professionale) sono state completamente revocate per l'ingegnere Elio Boero e l'impiegata Monica Florean. Limitate, invece, per l'imprenditore edile Umberto Bramafarina e l'architetto Paolo Chiola, che potranno riprendere i lavori con i privati, ma non con le pubbliche amministrazioni. Le misure sono rimaste invariate per gli altri due astigiani coinvolti nella vicenda: l'imprenditore Alessandro Bramafarina e il funzionario della Provincia, attualmente in congedo, Roberto Imparato. Accolta quindi in parte la richiesta delle difese - con gli avvocati Aldo Mirate, Ferruccio Rattazzi e Andrea Corsaro - che avevano chiesto la revoca delle misure per tutti gli indagati. L'accusa, rivolta agli otto indagati (sei astigiani e due torinesi) era di aver creato appalti fittizi per la costruzione di centri commerciali nella periferia di Asti, tradotta poi in un'ordinanza, a firma del gip Giorgio Morando, con cui si vietava ai destinatari dei provvedimenti di stipulare appalti con la pubblica amministrazione, esercitare l'attività imprenditoriale o la libera professione, per un anno. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Greco, erano iniziate oltre un anno fa e avevano appurato che la società che realizzava i centri commerciali oggetto di indagine apriva gare di appalto, ma viziate, in quanto l'impresa a cui venivano assegnati i lavori (tra l'altro non in possesso dei requisiti previsti) veniva determinata a priori. Secondo gli investigatori, il tutto sarebbe avvenuto con l'assenso e il silenzio del funzionario della Provincia, in qualità di Responsabile unico del procedimento. Non sono emersi scambi di tangenti e il Comune di Asti è risultato del tutto estraneo alla vicenda e in regola con tutte le procedure dettate. Tra le strutture oggetto di indagine anche la rotonda della nuova Lidl in corso Casale, inaugurata da poco ad Asti. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero realizzato centri commerciali aggirando le disposizioni previste dal Codice degli Appalti. In un'altra occasione, poi, secondo gli investigatori, la stessa società appaltante avrebbe affidato in via diretta la realizzazione di opere di urbanizzazione all'impresa, priva però dell'attestazione SOA imprescindibile per poter partecipare ad appalti pubblici. - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Un'aula del tribunale di Asti