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08/05/2020

Turbativa d’asta, per quattro imputati condanna definitiva

Il Tirreno - M.B.

La vicenda riguarda la gara per lavori sul Magra a Filattiera A far partire le indagini fu l'esposto di un imprenditore la sentenza
FilattieraLa Cassazione ha confermato le sentenze di condanna nei confronti di quattro imputati nella annosa vicenda dei lavori sul Magra a Filattiera. Si tratta di Fulvio e Simone Malatesta, fratelli; Leandro Terenzoni e Bernardo Buson; questi ultimi due erano difesi dall'avvocato Roberto Magnavacca, i fratelli Malatesta dall'avvocato Riccardo Birga. Si ricorda che la Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza del Gup di Massa(che li aveva prosciolti) e aveva condannato rispettivamente Fulvio Malatesta alla pena di un anno di reclusione ed euro 210 di multa; Simone Malatesta, Terenzoni e Buson alla pena di otto mesi di reclusione ed euro 140 di multa ciascuno, con la pena sospesa e la non menzione, subordinata per Fulvio Malatesta alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per la durata di un anno. I quattro erano indagati, in concorso, di turbativa d'asta perché in concorso tra di loro, avendo realizzato il "Consorzio di Imprese B.e.a., società consortile a r.l.", ciascuno in qualità di responsabile e/o titolare della propria ditta, turbavano la gara ad inviti indetta dalla Giunta della Provincia di Massa-Carrara con delibera del 2012, inerente i lavori di completamento di messa in sicurezza idraulica del fiume Magra nel Comune di Filattiera, accordandosi sulla percentuale di ribasso che ciascuna ditta doveva presentare con la propria offerta al fine di condizionare l'esito dell'aggiudicazione dell'appalto". A fare partire le indagini, un esposto dell'imprenditore Giorgio Tognini, titolare della ditta Inerstel, assistito dall'avvocato Luigi Fornaciari Chittoni. Il gup del Tribunale di Massa, con sentenza in data 12/02/2016 li aveva assolti con la formula perché il fatto non sussiste, ricorda la Cassazione, "sul presupposto (poi ritenuto fallace)" dell'applicabilità di uno specifico articolo del codice degli appaltigara che non facevano parte del consorzio".Si fa notare inoltre che è stato tenuto conto delle sentenze della Suprema Corte nei confronti di altri coindagati - Alessandro Pennucci, Luigi Pagani, Arturo Palli e Antonio Bongiorni - le quali hanno annullato le decisioni di assoluzione, con rinvio per nuovo giudizio.La Corte d'Appello, si fa notare, ha sostenuto che gli accordi con i coimputati Buson e Terenzoni sono confermati dall'incontro intervenuto tra gli stessi e Fulvio Malatesta il pomeriggio precedente al deposito dell'offerta.Gli avvocati difensori, hanno sostenuto l'assoluta liceità del consorzio e della partecipazione alla stessa gara delle imprese consorziate. Si tratta di piccole imprese che lavorano in territori della Lunigiana in cui tutti i membri si conoscono. I frequenti contatti sarebbero pienamente giustificati, atteso che l'accusa non avrebbe fornito la prova che detti contatti si riferissero all'appalto in questione.Ma in ben 24 pagine di sentenza, i giudici della Cassazione scrivono che i ricorsi sono manifestamente infondati e vanno dichiarati inammissibili.«Nel caso di specie - si fa notare fra l'altro - il condizionamento della gara, è avvenuto già a monte, si è manifestato nel concordare tra le ditte consorziate -- ricomprese a loro volta nell'elenco complessivo di 15 ditte invitate dall'Amministrazione Provinciale - i meccanismi di calcolo dei ribassi, costituendo questo gruppo coordinato, "un unico centro di interessi", destinato ad influire sulle altre ditte non consorziate le quali o non intendevano partecipare, o erano invogliate ad astenersi dal presentare le offerte (in concreto hanno presentato l'offerta n. 10 imprese, sulle 15 invitate). La Corte d'appello - proseguono i giudici - ha fornito ampia prova che, dietro le imprese costituite in consorzio apparentemente distinte, si celava "un unico centro decisionale di offerte coordinate e le imprese, utilizzando il rapporto di collegamento, hanno presentato offerte concordate"».In definitiva, inammissibili i ricorsi, e i quattro dovranno pagare le spese processuali e in più ciascuno versare 2.000 euro in favore della cassa delle ammende.M.B.