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08/11/2018

Tunnel, «troppe criticità» La minoranza diffida il Comune

Quotidiano del Molise

Un atto di significazione presentato per «invitare a non procedere all'affidamento definitivo dell'opera e a non sottoscrivere alcuna convenzione»
Sotto la lente anche la questione del finanziamento: «Se non arrivasse rischieremmo il risarcimento alla De Francesco» Per vedere il video scansiona il QR code
Il documento è stato inviato al sindaco e all'assessore all'Urbanistica del Comune di Termoli, al segretario generale, al dirigente all'Urbanistica e Rup del procedimento, al presidente del consiglio comunale e per conoscenza alla Procura generale della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica «per quello che concerne lo squilibrio tra l'interesse privato e quello pubblico», all'Anac, alla Regione Molise e al direttore del IV Settore regionale. L'obiettivo è chiaro: quello di «invitare e diffidare l'amministrazione comunale a non procedere all'affidamento definitivo dell'opera e a non sottoscrivere alcuna convenzione o contratto con l'azienda De Francesco che deve realizzare l'opera perché la procedura non è ancora conclusa». Affila le armi il centrodestra al Comune di Termoli. Sotto la lente dei consiglieri di minoranza Antonio Di Brino, Michele Marone e Annibale Ciarniello, al loro fianco i rappresentanti di Fratelli d'Italia Luciano Paduano e Francesco Paolo Baccari, è andata a finire la questione del tunnel di Termoli e in particolare l'intenzione dell'amministrazione comunale di continuare con l'iter che porterà all'aggiudicazione del progetto. L'ennesima iniziativa è stata presentata ieri mattina nel corso di una conferenza stampa in apertura della quale i rappresentanti del centrodestra hanno anche voluto esprimere la loro vicinanza a Francesco Roberti per il grave lutto che ha colpito la sua famiglia. Sotto la lente ancora la questione che «la vicenda del tunnel non è chiusa - ha affermato Antonio Di Brino - c'è una nota inviata dalla Regione al Comune in cui si evidenzia "la mancanza di alcuni documenti tra cui i verbali di verifica e di valutazione del livello di progettazione secondo le procedure previste dall'articolo 153 della legge 163/2006 richiamando i pareri ed i nullaosta"». E una seconda nota del dirigente del IV Settore del territorio, Giuseppe Giarrusso, con la quale si chiede la validazione del progetto, un atto formale che riporta gli esiti delle verifiche eseguite redatto e sottoscritto dal soggetto verificatore incaricato. «Nota alla quale ha risposto la ditta De Francesco con una lettera in cui enuncia "di star provvedendo a definirla, dando avvio alla procedura per l'individuazione del soggetto abilitato come per legge, cui affidare, a spese dello scrivente, l'attività di verifica del progetto ai sensi dell'articolo 26 comma 2 del codice dei contratti". Il Comune non ha ancora un progetto approvato che possa prevedere la spesa di 19 milioni di euro - ha tuonato Di Brino - si tratta di una procedura illegittima dal momento che il progetto di rifà alla vecchia legge sugli appalti 163 vigente nell'agosto 2016 quando è iniziata la gara, riformulato poi a marzo 2017. La Regione ritiene, giustamente, che la procedura da seguire sia quella della vecchia legge, ma il Comune segue quello della nuova. Per farlo va annullata la vecchia gara per farne un'altra». E sotto la lente va a finire anche la questione del finanziamento. «Laddove non arrivasse - afferma ancora Di Brino - rischieremmo di dover pagare la ditta De Francesco. Faremo in modo che a pagare siano loro non i cittadini termolesi». Un punto di vista che ha trovato d'accordo anche il consigliere Marone per il quale se è vero che la procedura della variante al piano regolatore si è conclusa con il silenzio-assenso da parte della Regione, è altrettanto vero che in ballo restano sempre il progetto nel suo insieme «per il quale sono stati mossi dei rilievi da parte della Regione. Resta il problema del finanziamento pubblico. Ci sono una serie di criticità per le quali la struttura ci dice di aspettare. E' per questo che diciamo di aspettare a firmare la convenzione se non si risolvono tutti i problemi perché esporrebbe il Comune al rischio di risarcimento alla ditta».

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