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13/06/2019

Tubo del gas rotto e Liguria tagliata in due Le Ferrovie presentano il conto a Ireti

Il Secolo XIX

La contestazione di Rfi: «La conduttura non doveva essere lì». La difesa dell'azienda punta su un documento datato 1938
Roberto Sculli Quel tubo del gas, si legge nella contestazione formale inviata dalle Ferrovie, è in una posizione «impropria». Vale a dire, detto un po' più brutalmente, è nella sostanza abusivo, perché non indicato nelle mappe che regolano i rapporti tra gestore dei binari e delle infrastrutture sotterranee - i cosiddetti sottoservizi - come impongono, per ragioni di sicurezza, le norme di settore. Di più, è stato posato a una vicinanza tale dalla volta da aver determinato un danno strutturale alla calotta, che si va a sommare a quello legato all'interruzione del servizio, durata cinque ore. Queste le conclusioni di Rfi, la società delle infrastrutture delle Fs, sull'incidente avvenuto il 6 giugno scorso, quando la perforazione di un tubo del gas, a Pegli, tagliò in due la Liguria. Una posizione che prelude, verosimilmente, a una corposa richiesta danni nei confronti di Ireti, il gestore della condotta. Alla versione di Rfi, fermo restando che un'indagine dei vigili del fuoco è in corso, ha replicato Ireti, secondo cui esisterebbe della documentazione che proverebbe invece l'esistenza di un'intesa specifica in cui la tubazione è citata. E, in particolare, un documento del 1955, in cui il ministero dei Trasporti firmò il subentro di Amga. Che a sua volta rimanda a un altro, ancor più antico, del 16 novembre del 1938, con cui la "The Tuscan Company ltd" veniva autorizzata ad "attraversare con condutture per gas la linea ferroviaria Sampierdarena -Confine Francese". La battaglia verte attorno a quella che in gergo si chiama convenzione. In linea generale non è consentito costruire alcunché vicino alle linee ferroviarie. Il termine generico è di 30 metri ma scende a 20, nel caso specifico, stando alle ultime indicazioni del Mit. Per uscire da questo solco occorre però un accordo specifico, la convenzione, appunto, che è stipulata tra Rfi - che indeterminate circostanze può negarla - e il gestore dell'utenza, affinché tutti abbiano conoscenza, per ragioni di sicurezza, della presenza dei manufatti. Qualcosa è andato storto, la notte del 6 giugno scorso, quando, attorno alle 3.30, gli operai di un'impresa incaricata da Rfi stavano lavorando alla volta della galleria Pegli per iniettare delle resine con l'intento di migliorarne la tenuta all'acqua. Le "trivelle", arrivate a un massimo di 50 centimetri dalla volta, hanno inaspettatamente raggiunto e perforato una condotta del gas. Secondo Rfi, semplicemente, quel tubo non avrebbe dovuto esserci, perché nulla era emerso consultando le convenzioni. Una posizione ribadita anche a posteriori, dopo una verifica estesa ai documenti in possesso della sede romana. Le conseguenze erano state pesanti. La linea, comunque chiusa di notte per effettuare i lavori, sarebbe stata riattivata alle 5, alla ripresa della circolazione. Invece tutto era rimasto bloccato fino ad attorno alla 10, mandando in crisi migliaia di pendolari, un palazzo, il civico 37 di via Zaccaria era stato evacuato e l'Aurelia, interrotta per precauzione, era andata in tilt. Il confronto tra le due società si annuncia aspro. La prima replica di Ireti, infatti, è stata rintuzzata da Rfi: nelle vecchie mappe esiste una tubazione ma è lontana dal punto dove è avvenuto l'incidente. Ireti, d'altro canto, afferma come la conduttura fosse regolarmente presente nella propria banca dati e sottolinea come nessuna informazione preventiva sia stata chiesta dall'impresa edile in appalto che lavorava in galleria. In parallelo la squadra giudiziaria dei vigili del fuoco sta ascoltando le versioni delle parti e raccogliendo documenti. Il risultato del loro lavoro sarà inviato in Procura e il pm valuterà se ipotizzare eventuali reati. -

Foto: Continua l'indagine dei vigili del fuoco sulla fuga di gas di Pegli


Foto: FORNETTI