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10/07/2021

Truffa, il pm chiede il processo per la funzionaria prefettizia

Il Mattino di Padova - Cristina Genesin

Emanuela De Gregorio si sarebbe intascata 95 mila euro tra indennità non dovute e un rimborso per spese di giustizia. Le contestazioni del pm D'Arpa Udienza preliminare il 28 settembre
Secondo il pm padovano Maria D'Arpa "merita" il processo per il reato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato la funzionaria della prefettura (in servizio nell'ufficio Ragioneria e liquidazioni) Emanuela De Gregorio, 58enne di Padova, accusata di essersi intascata una somma di 95 mila euro tra soldi autoliquidati come rimborso per il lavoro di rup-responsabile unico del procedimento (72 mila euro) e altri 23 mila euro sempre autoliquidati come rimborso per spese di giustizia in seguito a un procedimento penale avviato a suo carico e concluso con l'archiviazione. Così il magistrato ha sollecitato il rinvio a giudizio nei confronti della 58enne come del marito, l'ex poliziotto Michele Zonta, accusato di ricettazione per 10 mila euro finiti nel suo conto e, dopo qualche giorno, monetizzati con una serie di prelievi. È fissata per il 28 settembre l'udienza preliminare davanti al gup, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta. A difendere entrambi è l'avvocato Alberto De Nard.De Gregorio deve rispondere di una serie di episodi di truffa che sarebbero avvenuti fra marzo e ottobre 2019: in quei mesi 60 mila euro sarebbero finiti nel suo conto corrente e 10 mila in quello del marito. La funzionaria seguiva il pagamento dei fornitori della Prefettura. In base al codice degli appalti alcuni lavori di maggior importanza necessitano della nomina di un rup che incassa un'indennità, proporzionale al valore dell'intervento, in quanto incaricato di vigilare sul regolare svolgimento del procedimento amministrativo. Il meccanismo sfruttato dalla funzionaria giocava su quanto è previsto dalle norme. Già perché lei si era autoproclamata rup anche per lavori che non prevedevano quell'intervento di "vigilanza". Una giustificazione che le serviva per poter autoliquidarsi l'indennità prevista. Come faceva? Ritagliava le firme del prefetto e del viceprefetto da documenti originali che incollava ad atti da lei creati a suo vantaggio. Il tutto poi veniva fotocopiato e assumeva la parvenza di un vero e proprio atto ufficiale. Da qui la contestazione di truffa perché - come dice la norma - «con artifici e raggiri induceva in errore... procurandosi un profitto». Il reato contestato in precedenza era il peculato. Tuttavia, dopo l'interrogatorio della funzionaria e ulteriori accertamenti, il pm ha modificato il capo d'accusa.Un altro caso di truffa aggravata riguarda un rimborso da lei incassato per spese di giustizia. Una decina di anni fa De Gregorio era finita nei guai quando era funzionario in questura: era stata indagata per abuso d'ufficio e falso in relazione a un prestito Inpdap (l'Istituto di previdenza per i dipendenti pubblici). Nel 2012 l'indagine viene archiviata e la De Gregorio chiede il rimborso delle spese sostenute (dovute a un dipendente pubblico assolto o nei cui confronti le accuse sono archiviate per reati contestati in servizio). La procedura è standard: il dipendente presenta la parcella del legale all'Avvocatura di Stato che la "certifica" potendo ridurre la cifra al valore ritenuto congruo. Solo il documento dell'Avvocatura consente di ottenere il rimborso per la somma indicata. La funzionaria avrebbe alterato sia la notula dell'avvocato, sia il parere dell'Avvocatura, liquidandosi i 23 mila euro. --Cristina Genesin