scarica l'app
MENU
Chiudi
18/06/2020

«Truffa allo Stato sui richiedenti asilo» Tre ai domiciliari

Eco di Bergamo

Antegnate Il fondatore della coop Rinnovamento e 2 collaboratori accusati di associazione per delinquere insieme ad altre 15 persone. «Cibo scaduto ai migranti»
Tre persone sono finite agli arresti domiciliari nell'ambito di un'inchiesta sull'accoglienza dei migranti in cui è contestata l'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, oltre che al riciclaggio, al falso e allo sfruttamento del lavoro nero.

In pratica, il pm Fabrizio Gaverini e i carabinieri di Bergamo, che ieri mattina hanno eseguito le tre ordinanze di custodia cautelare, contestano ai dirigenti di una cooperativa, la «Rinnovamento» di Antegnate, di aver fatto risultare presenti nei loro centri di accoglienza migranti e richiedenti asilo che invece si erano allontanati e aver rendicontato spese inesistenti grazie a fatture false. Il tutto, è l'accusa, per intascare i 35 euro quotidiani che lo Stato eroga per ciascun ospite.

Ai domiciliari sono finiti padre Antonio Zanotti, fondatore e padre spirituale della comunità Oasi 7 e della cooperativa Rinnovamento, la presidente della cooperativa Anna Maria Preceduti e l'economo Giovanni Prezzi. In tutto sono 38 le persone indagate in questo filone di indagine (a 18 è contestata l'associazione per delinquere).

Tutto era partito da un episodio di violenza sessuale commessa nel settembre 2017 da un richiedente asilo ai danni di una operatrice della comunità Terra Promessa a Fontanella, dove il servizio di accoglienza era gestito dalla cooperativa Rinnovamento. Indagando su questo fatto, risultò la mancanza di personale qualificato, con il controllo degli stranieri giudicato dagli inquirenti «carente e approssimativo». Le indagini, protrattesi dal gennaio 2018 all'aprile 2019, hanno consentito agli inquirenti di imbattersi in un sistema - recita una nota dei carabinieri - che «permetteva l'esistenza di un vero e proprio apparato del malaffare in ordine all'accoglienza, condizione agevolata anche da rapporti disinvolti con alcuni funzionari pubblici».

Durante il periodo dell'indagine lo Stato ha introdotto per i servizi di accoglienza l'obbligo della rendicontazione, meccanismo che - secondo gli inquirenti - ha mandato in difficoltà la cooperativa, trovatasi a dover tracciare tutte le spese fino a lì, stando all'accusa, millantate. Secondo quanto raccolto dagli investigatori, divenne frenetica l'attività dei tre arrestati e di parte degli indagati di dimostrare spese mai sostenute, a volte con fatture false grazie a commercianti e imprenditori compiacenti (alcuni retribuiti per la cortesia, altri in vena di favori in quanto fornitori di lungo corso della cooperativa), altre volte falsificando vecchi documenti o ancora costruendo falsamente «registri presenze» di stranieri che in realtà si assentavano dalla comunità senza rientrare.

Produzione e falsificazione di computi contabili inglobati poi in sede di rendicontazione (alcuni filmati da telecamere nascoste), falsificazione delle firme dei migranti e dei richiedenti asilo per attestarne la falsa presenza all'interno del centro erano dinamiche che potevano avere corso anche grazie ai mancati check-out dei migranti trasferitisi, omettendo dolosamente la comunicazione obbligatoria dell'allontanamento degli ospiti all'ente prefettizio di riferimento.

Il ricavato, secondo l'accusa, finiva nelle tasche dei dirigenti della coop o veniva riciclato attraverso l'apertura di negozietti etnici. Indagini patrimoniali hanno permesso di portare a un sequestro preventivo di 126 mila euro.

Nell'ambito delle indagini, grazie a pedinamenti, si è arrivati a contestare lo sfruttamento del lavoro nero. Alcuni imprenditori passavano a prendere i migranti e li portavano sui cantieri del Nord Italia, pagando con retribuzioni non all'altezza del servizio fornito. In altri casi il presunto sfruttamento era diretto, per l'accusa, perché i migranti nella sede della cooperativa venivano impiegati nelle operazioni di sbavatura di guarnizioni, consegnate da alcune ditte.

Infine, agli ospiti - stando alle contestazioni - sarebbe stato servito anche cibo scaduto, frutto di alcune donazioni, e sarebbero stati privati dei servizi previsti dai bandi di aggiudicazione delle prefetture, come la mancanza di operatore, e avrebbero patito il sovraffollamento nella struttura.