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23/01/2019

«Troppi incarichi a studi e aziende da fuori provincia»

Il Gazzettino

L'APPELLO
ROVIGO «Siete consci che ogni anno decine se non centinaia di persone altamente formate se ne vanno dal Polesine continuando un impoverimento culturale e sociale senza confini? Attendete inermi l'inesorabile impoverimento progressivo senza porre alcun freno a questa smodata modalità di gestire gli enti, importando di tutto ed esportando proprio ben poco?».
Una domanda che l'ingegnere e architetto Alessio Pipinato, direttore tecnico della Ap&P Architectural Engineering ha posto in un'accorata lettera che ha inviato il 19 novembre scorso a molti enti territoriali del Polesine, «ad oggi senza risposta alcuna». Il punto dolente riguarda il fatto che per grandi e piccole opere, anche laddove vi sarebbe discrezionalità, gli affidamenti siano andati prevalentemente a realtà di fuori provincia: «Una indefinita serie di affidamenti di servizi di ingegneria e architettura e di appalti per lavori pubblici che nella provincia di Rovigo sembrano non avere logica alcuna. Parlo in particolare di tutti quei casi in cui le amministrazioni aggiudicatrici o stazioni appaltanti, per lo più Comuni, Provincia ed enti affini, ma anche le stazioni appaltanti più di rilievo, provvedono a ricercare fuori provincia imprese di servizi di ingegneria ed architettura e imprese edili, al fine di soddisfare il cosiddetto fabbisogno interno della provincia. E ad affidare a imprese che nulla hanno a che fare con questo territorio una cospicua serie di servizi e lavori. Premettendo che ogni affidamento deve sicuramente svolgersi nel pieno rispetto del Codice appalti, pur rimanendo all'interno delle previsioni di legge, esiste un'ampia discrezionalità che gli enti possiedono nel determinare il vincitore di gare, o nell'affidare direttamente i servizi. Non si capisce quale sia la logica di questi affidamenti e soprattutto non si capisce se sia dettata da ignoranza, mancanza di conoscenza delle aziende presenti nel mercato della provincia di Rovigo, o da vera e propria mancanza di fiducia nelle aziende polesane».
AZIENDE DA FUORI PROVINCIA
Pipinato passa poi ad elencare una serie di affidamenti, a partire da quello che il Comune di Rovigo ha dato agli architetti Malspina-Ramo-Malgaretto-Miotello-Trolese, di Padova, per il Piano degli interventi e relativa variante, passando per il Piano del traffico sempre di Rovigo allo studio Meta di Osnago in provincia di Lecco, per i progetti di ristrutturazione del palazzetto dello sport di Porto Viro, per la verifica sismica del Teatro Comunale di Adria. «Ricordiamoci aggiunge Pipinato - che ingegneri, architetti e imprese edili polesane mantengono intere famiglie, remunerano una rete di imprese collegate per i servizi annessi e connessi alla professione, comprano la loro casa e le loro auto nella provincia, pagano le loro tasse in questo territorio. Dunque, cosa fa questo territorio per loro? La politica dov'è? Le istituzioni camerali e confindustriali sono a conoscenza di tali questioni? Vorrei fare un paragone al limite del paradosso, per far comprendere meglio la questione: pensate solo per un attimo se a partire da un giorno ben definito, tutti gli abitanti del Polesine andassero a fare la spesa solo in provincia di Ferrara o Padova. Cosa succederebbe? Fallirebbero quasi tutti i supermercati della provincia di Rovigo. Non capisco proprio come sia possibile trattare ingegneri, architetti e imprese edili in questo modo senza che nessuno proferisca parola. È un grosso problema culturale ed economico, da affrontare prima che il mercato locale si affossi, cancellato da logiche dominate da lassismo, ignoranza e mancanza di amore per il proprio territorio».
Francesco Campi