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13/05/2020

TROPPE PASTOIE COSÌ IL PAESE NON PUÒ RIPARTIRE

La Nuova Sardegna

Non possiamo rischiare che il virus della burocrazia, che tradizionalmente affligge i nostri apparati di governo e amministrativi, faccia più danni del Coronavirus. Per rivitalizzare il nostro sistema economico, oggi prostrato dall'epidemia e dal blocco delle imprese, occorre decapitare il mostro della burocrazia e adottare a livello nazionale quello che può essere definito il "Modello Genova". Un iter procedimentale che ha consentito di ricostruire il ponte sul Polcevera, un'opera pubblica da 200 milioni di euro, in dieci mesi laddove con le procedure ordinarie disciplinate dal Codice degli appalti tra pubblicazione di bandi, ricorsi e fitte maglie burocratiche sarebbero stati necessari 10 anni. La genesi della burocrazia sta in una congerie di norme che col nobile intento di assicurare la trasparenza nei lavori pubblici attraverso la concorrenza ha appesantito la macchina burocratica arrivando alla sua estesa emiparesi.Oggi il principale obbiettivo della politica deve essere quello di mettere in campo misure che possano contribuire a distribuire una ricchezza evaporata e favorire la realizzazione di opere e infrastrutture per migliorare la competitività del Paese e rilanciarlo. Il "Modello Genova" ci ha insegnato che se si vuole raggiungere l'obbiettivo della semplificazione dei procedimenti amministrativi e la velocizzazione delle opere pubbliche occorre disapplicare le regole vigenti, che in un'economia di fatto "post bellica" costituiscono una "mazzara procedimentale" difficilmente rimovibile che blocca il Paese, annichilisce le potenzialità della macchina amministrativa e ha un effetto soporifero sulla realizzazione di infrastrutture fondamentali per rendere competitiva l'Italia. Credo sia innegabile che se a Genova è stata realizzata un'opera pubblica grandiosa in tempi rapidissimi solo derogando alle regole, la conclusione logica è che queste regole portano appesantimenti burocratici inutili e dannosi. Ed è altrettanto innegabile che se così è devono cambiare radicalmente. Le parole d'ordine sono due: velocizzare e semplificare. Come: eliminando sovrastrutture amministrative e creando un sistema che ha nelle autocertificazioni e negli organismi di vigilanza delle imprese le sue colonne portanti. Questi ultimi dovranno essere popolati da soggetti istituzionali con professionalità e competenze elevate che siano in grado di certificare la possibilità per le imprese di partecipare alle procedure per appalti pubblici. Fin da ora il Parlamento potrebbe approvare una norma semplificatrice da affiancare al Codice degli appalti per un triennio, a cui le Regioni possano ricorrere in alternativa.Una opzione che potrebbe consentire di fare un semplice raffronto dei tempi burocratici fra le Regioni che la applicano e quelle che ritengono di dover proseguire l'applicazione del Codice degli appalti. E' inutile ed illusorio pensare ad un secondo Piano Marshall se poi per la sua attuazione e per la fruizione delle sue ricadute occorre attendere decenni. Sotto altro profilo focale non è comprensibile perché per far ripartire Genova siano state adottate regole agili e per far ripartire il Paese non si pensi allo stesso modo. I detrattori di questo grande progetto di snellimento normativo sosterranno che sì, velocizza la realizzazione di grandi opere pubbliche, ma al tempo stesso favorisce corruttele e infiltrazioni mafiose. Ma io mi chiedo, se un imprenditore sa che potrà iniziare i lavori nel giro di pochi mesi e li potrà ultimare in un anno perché dovrebbe pagare tangenti? Solitamente sono i tempi lunghi della pubblica amministrazione che favoriscono il malaffare.Credo che la politica in tempi brevi debba invertire l'approccio culturale accantonando le autorizzazioni ed i veti e dando un rango superiore alle autocertificazioni ed ai controlli. Una vera e propria rivoluzione copernicana: si parte con autocertificazioni e nel frattempo, mentre l'opera parte, l'amministrazione controlla. *Ex consigliere regionalee sindaco di Alghero