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28/05/2020

Trisulti, Ministero sconfitto al Tar: la DHI resta nel monastero

Il Messaggero

I giudici hanno annullato i provvedimenti con cui era stata revocata la gestione: «L'azione legale è stata mossa in ritardo»
COLLEPARDO
La Certosa di Trisulti rimane al Dignitatis Humanae Institute. Lo ha deciso il Tar di Latina accogliendo il ricorso dell'associazione sovranista di stampo ultracattolico che da tre anni, ormai, è vincitrice del bando ministeriale che ha affidato alcuni beni del demanio a privati in concessione, tra cui il gioiello di Collepardo.
Il Tar del Lazio ieri ha pubblicato la sentenza dell'udienza tenutasi il 13 maggio scorso, dopo l'impugnazione da parte del DHI sia del Decreto di annullamento della concessione di ottobre scorso, sia di quello di sfratto esecutivo da Trisulti arrivato a dicembre.
A suffragare le tesi dell'Avvocatura di Stato (in rappresentanza del Ministero dei Beni Culturali) era stato presentato anche un intervento ad opponendum da parte di dodici associazioni del territorio rappresentate dallo studio legale Ianni-Spirito, ma è stato giudicato inammissibile.
I RITARDI DELL'AZIONE LEGALE
La prima battaglia, dunque, è stata vinta da Benjamin Harnwell, presidente dell'associazione DHI. Il Ministero impugnerà la sentenza al Consiglio dei Stato, ma intanto il colpo è stato duro.
I giudici innanzitutto hanno sottolineato i ritardi con cui è stata mossa l'azione legale per l'annullamento della concessione alla DHI: «Il decreto impugnato- recita la sentenza - è stato adottato il 16 ottobre 2019, quindi evidentemente oltre il succitato termine di 18 mesi rispetto alla sottoscrizione del contratto di concessione avvenuta in data 14/02/2018 e ancora più oltre il decreto del 16/06/2017, con il quale era stata approvata la graduatoria».
L'Avvocatura dello Stato aveva fatto fondamento sulla non applicabilità del limite dei 18 mesi nei casi di contratti che non prevedano vantaggi economici ma i giudici hanno valutato la concessione come pienamente ricadente sotto la casistica dei contratti con finalità anche di business confermando, quindi, il ritardo con cui il Mibact si sarebbe mosso. Ma non è tutto.
REQUISITI FALSI DA PROVARE
I giudici amministrativi, infatti, contestano anche la questione di merito, ovvero le accuse rivolte al DHI di aver fatto false attestazioni dei requisiti per partecipare al bando: «Tali dichiarazioni false o mendaci devono costituire l'effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, requisito nella specie affatto mancante».
Per quanto riguarda l'altro intervento di opposizione fatto dalle associazioni, i giudici hanno contestato alle associazioni la legittimità ad essere portatrici di interesse «qualificato ed attuale». E ancora: «Non appare evidente - scrivono i giudici - come la concessione gestoria della storica Certosa al DHI possa compromettere lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale del quale le comunità assumono essere portatrici».
LE REAZIONI
Il primo a commentare è stato il sindaco di Collepardo, Bussiglieri, che ha ricordato alle associazioni ricorrenti di aver sconsigliato l'intervento ad opponendum in quanto non portatrici di un interesse qualificato, ribadendo di aver preferito non sprecare denaro pubblico per pagare le spese in caso di soccombenza, come avvenuto in capo al Mibact; al Ministero rimprovera di essersi mosso tardi e male fin dall'inizio, mentre al Dhi ricorda di avere debiti con il Comune e che i soldi che andranno alle parcelle degli avvocati potevano essere investiti meglio.
Sul fronte del no l'unica a commentare a caldo è stata Daniela Bianchi che ha sottolineato come il «territorio si è dimostrato ancora incapace a mettere in campo una moral suasion corale per difendere se stesso» rimandando ad un'analisi a freddo le considerazioni sul merito della sentenza. Così anche i legali delle associazioni.
Ancora nessuna dichiarazione dal vincitore di questa prima battaglia Benjamin Harwell.
Andrea Tagliaferri
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